ho perso il nostro amore che era -ed è- in tutte le cose. pesante, stretto, denso, una sacca gonfia e liscia, rinsaccato nei pisolini e nel domani vediamo; il nostro amore evidente e contorto -uno struzzo a due teste- insabbiato tra i cuscini del nostro appartamento ikea; il nostro amore bloccato e doloroso che ci faceva grigie zavorre nelle cucine sporche e ci congelava sotto le coperte. ecco cosa ho perso.
il nostro amore era -ed è- in tutte queste cose che sono vecchie oggi.
e cosa no.
e cosa no, vedi, per dirlo ho domani, un’altra volta, tutto il tempo ma il nostro amore interrotto, questa assenza, durerà per sempre.
salonicco quando piove s’allaga e le strade diventan fiumi, le scale son cascatelle e i cassonetti traghettano le spazzature seguendo il capriccio dell’acqua. e quando domandi al greco se mai il comune farà qualcosa, tipo, chessò, migliorare il sistema fognario -diamine- il greco fottendosene del tuo urbano stupore ti spiega: eh. ma tanto salonicco è in discesa. vedi che poi l’acqua defluisce comunque al mare.
ieri ci son ricaduta: ho perculato un bambino al festival del cibo internazionale che, siccome siamo in grecia, mi son detta, posso dire quel che voglio. tanto nessuno capisce una sega. no invece.
non ho imparato niente. non mi ricordo forse di quella volta che ho detto “ma chi è sta trombona a pois” alla trombona a pois che ci provava (davanti ai miei occhi!) -la troia- col mio ragazzo? e allora quella si era girata e, col sorriso di satana, mi aveva detto “sono maria. capisco l’italiano”. in quell’occasione non avevo reagito con prontezza; annientata dalla vergogna, mi limitai ad un “ah. beh” scappandomene subito via .
non ho dunque imparato nulla. ci son ricaduta. così ieri ho visto il bambino che aveva riempito il piatto con della schifosissima pasta del canada alla maionese e non ho resistito: l’ho guardato con disprezzo e gli ho detto “ah ah, la pasta colla maionese! buongustaio. ah ah”. ovviamente il bambino ha capito eccome e la madre anche che, la sfiga, erano di roma.
infine ci ho pure ripensato: quell’accanimento era fuori luogo che la maionese, a pensarci bene, dà sempre, e non toglie mai. “quando dici queste cose io ti amo” mi ha detto allora lui strizzando gli occhi di commozione. così poi siam tornati a casa abbracciati e fottendocene del bambino.
italiano vacanziero a greco revanscista: sai, siamo andati a sofia e…
greco revanscista a italiano vacanziero: embè? che ci sarà mai a sofia?
i.v. a g.r.: beh, ci sono strade, piazze chiese monumenti …
g.r. a i.v.: tsè, sbuf, bah…
i.v. a g.r.: …e poi i boschi son meravigliosi…
g.r. a i.v.: tsè, sbuf, bah, i boschi son meravigliosi in grecia anche.
i.v. a g.r.: eppoi guarda, guarda, le spillette comuniste vintage che ci siam comprati al mercatino, guarda che belline…
g.r. a i.v.: fa vedere. ma, ‘un si capisce un cazzo, che ci sta scritto? ’sti bulgari, ci han fregato l’alfabeto e ce l’han pure incasinato.
arriviamo a sofia con l’occhio vorace del turista che cerca le tracce del comunismo bulgaro, proprio come la canzone degli offlaga, invece vediamo una vetrina e capiamo che, a quanto pare, il gusto bulgaro si è già impossessato dell’occidente
il momento più agghiacciante della mia vita fino a venerdì scorso pensavo fosse tanti anni fa al cinema con uno che mi piaceva, insomma, poichè ancora oggi è una ferita aperta, non dirò quel che feci.
invece poi il fondo l’ho toccato qui a salonicco, alla serata della festa della repubblica italiana. lo strazio italico in italia non è niente in confronto a quello esportato all’estero, giuro. come ogni innesto, germoglia strano e si centuplica.
troverete mummie blasonate che s’avventano sui prosciutti, arricchiti e carrieristi irrigiditi nelle scope d’oro infilate su per i loro culi svergognati, dame del tè incancrenite ma boccolute. a presentare la serata il maestro severino con i suoi successi italiani che quando c’è un guasto tecnico non si scompone mica e ti fa un sorriso sornione: “its the biutiful of the dairect”, dice. e basta. solo questa italia troverete all’estero.
prima di severino arriva sul palco un coro di decrepite. intona l’inno di mameli. e tutti si alzano. capito? e cantano con la mano al petto. capito? ed io in prima fila che dovevo fare? l’anarchica? no, alla fine ha prevalso la mia voglia di anonimato: mi sono alzata anch’io. vergogna. è proprio vero, abbiamo toccato il fondo. purtroppo ero troppo scossa per documentare l’agghiacciante momento.
però poi quando il maestro severino ha cantato la canzone lì di cotugno arruffianandosi anche la metà greca del pubblico con il verso “sono ricco sono a salonicco” non è stato niente per me.
di questo momento invece il documento ce l’abbiamo.
prego notare la somiglianza del maestro severino con neri marcorè che imita gasparri.
non si fa più la spesa da pasqua. il nuovo trip da signora per le piantine m’assorbe troppo -anche se ammetto che a volte le lascerei morire di sete quelle sanguisughe, non sono tipa da impegni quotidiani ma resisto diamine: devo dimostrargli che 1. ha torto 2. quelle dannate piantine m’interessano davvero 3. sono capace di lasciarle in vita, diciamo, per altri tre mesi.
italiano per la prima volta in grecia: “ehi, che ci fanno tutti questi cani randagi per strada?”
greco per la prima volta all’estero : “ehi, dove sono finiti tutti i cani?”
maledetti fricchettoni fricchettoni maledetti: m’avete incastrato, sapevate della mia asocialità, delle mie diserzioni di fronte a certe rumorose mondanità, così m’avete pigliato in un momento di debolezza, uno dei rari sprazzi di vitalità -stavo sorseggiando un mojito in un bar di tendenza e (orrore) avevo anche le unghie colorate- capite bene come mi sia lasciata trasportare dall’entusiasmo del momento, eppoi, bifidi manipolatori, la domanda era suggestiva, conteneva già la risposta ma io ero già al quarto bicchiere: “c’è il concerto degli (non posso, mi vergogno), che ficata eh? che ne dici, ci andiamo insieme a juan?”.
Si, proprio lui: juan il fricchettone assoluto, quello che non ha bisogno di riscaldamento per vivere nè di stupidi orpelli come, chessò, un internet, un telefono, un surgelato ogni tanto.
Così mi son ritrovata in mezzo a squadroni di sedicenni punkabbestia e brufolosi, pieni di odio verso il sistema, troppo ribelli e rivoltosi. almeno passatemi una canna o sono troppo composta, troppo pettinata, troppo anziana per voi?
il post qua sotto è lungo, guardatevi solo il fantastico video che sta qua sopra grazie a colui che tutto può nella infernale wordpress. ora non rifugga gli onori con modestia, non si schermisca dal disturbo della lusinga. genio.