Dimagrisci con il medium

Dicembre 14, 2009 - 6 Risposte

Il giorno del matrimonio ero grassa come un menù del McDonald; tutte le spose dimagriscono io avevo conformato la mia taglia a quella relazione oleosa dove tutto era comodo e scivolava via senza doverci stare a pensare.
Tuttavia, secondo la psicologia della suocera ricca, avevo cominciato troppo presto a lasciarmi andare: qualcosa non andava. Me lo aveva detto abbracciandomi. Così qualche mese prima del gran giorno aveva invitato a casa Damiano, il suo amico speciale. Quando dico speciale intendo dire medium, considerando che la suocera aveva già accantonato da anni l’opzione di ogni attività sessuale anche extraconiugale, essendosi lei sì, lasciata andare al momento giusto, dopo due figli e una piscina riscaldata in giardino.
Damiano aveva la faccia da pretino, quello innocuo che regala santini alla fiera, per cui quando aveva detto per piacere lasciateci soli, io non mi ero opposta. Avevo trovato la cosa naturale, considerate vi prego l’oleosità della mia capacità di giudizio all’epoca.
“Chiudi gli occhi ora ”. Dopo qualche minuto in silenzio se n’era uscito fuori che dentro di me c’era l’anima di un morto che doveva essere scacciata via. “Fattelo togliere! aveva urlato dalla stanza di fianco la suocera in apprensione. Insomma mi ero ritrovata a subire un esorcismo in piena regola. Damiano, alla faccia del pretino di campagna, aveva messo su una faccia da stregone e sussurrava cose incomprensibili all’orecchio ma non parlava con me, parlava con lo spirito del morto. Io avevo cominciato a sudare freddo, figuriamoci, son cose che già ti fanno impressione a vederle in televisione su Voyager.
“Che cosa vedi?”. Mi aveva messo davanti una fotografia. Ed io, a quel punto avevo il cervello annacquato nel grasso della superstizione, avevo risposto “Satana, occristo vedo Satana!”, proprio così, ed avevo cacciato un urlo. “Bene, sei libera ora”. Quindi Damiano aveva ripreso le sembianze da pretino e se n’era andato via.
“Figliola mia, vuoi che ti faccio una spremuta d’arance?” mi aveva chiesto la suocera stringendomi con una mano e facendosi il segno della croce con l’altra. Che a quanto pare, cacciare uno spirito toglie parecchie forze.
Mettiamola così: se la psicanalisi offrisse un po’ più di suggestione saremmo tutti seduti sui lettini di pelle invece che starcene al telefono con Madame Emiliana. Perché non c’è intelligenza a cui non faccia piacere ricevere un gadget ogni tanto. E poi, va bene, considerate che in quel periodo ero ingrassata di brutto, e il colesterolo quando si deposita nelle sinapsi non aiuta il senso critico.

Mi sono fatto una famiglia ma per il resto tutto bbene

Dicembre 12, 2009 - 2 Risposte

è tutto chiaro dentr m dentr t dentr noi anche se poi ci sono nei grandi come buoi. Loro.

Con quello sguardo un po’ cossì

Dicembre 11, 2009 - 11 Risposte

Lo sguardo opaco di Aris mentre gli spiego che nei tempi composti ci vuole l’ausiliare essere per gli intransitivi e avere per i transitivi. Me ne fotto se non capisci, io per dicembre devo finire il capitolo sul passato prossimo.

Lo sguardo traballante di Maria quando mi racconta che Illuminato (i nomi greci sapete) le ha mandato un bigliettino per le feste: “Ti auguro tutto quel che desideri. “Si riferiva a noi due vero?”.

Lo sguardo di sbieco quando racconto che in Italia ho un cane e che  tutti i cani da noi fanno bau bau.

Lo sguardo sinistro di mia sorella quando sfregandosi le mani dice: “Questa volta ai parenti di forzaitalia (parenti acquisiti però) gli regaliamo Negri froci Giudei ahahah”.

Lo sguardo impossibile quando apro il regalo di un mio cliente. E’ natale. Chiudiamo gli occhi.

Questo il regalo del mio cliente.

La verità oggi

Dicembre 6, 2009 - 7 Risposte

La verità.
La verità è che oggi alle due c’era da andare alla manifestazione per Alexis ed io sono rimasta a casa. Ieri sera già gli anarchici avevano occupato un cinema ed una scuola di polizia ed il centro era bloccato. Mi son cagata sotto. Poi ti viene la fobia del lacrimogeno, cola il mascara tu diventi una maschera di cera e la gola ti prude tutta.
La verità.
La verità è che vengo da tre giorni di cene luculliane a base di aglio, greci maledetti maledetti greci, ci avrete pure una funzionalità epatica della madonna ma dio mio, è dura. Non ce la potevo fare. Alle due ero sul divano che ruttavo.
La verità.
La verità è che ho mandato il marito alla guerriglia, gli uomini sanno come cavarsela e non fanno uso di mascara il più delle volte. La verità è che stasera gli spagnoli vogliono che gli cucini la pizza e siccome una volta tanto si poteva mangiare qualcosa senza aglio, allora ho mandato gli altri alla guerriglia ed ho cucinato. La verità è che la fotina non è farina del mio sacco, tanto lo sapevate tutti che sono una fichetta, allora mettiamola in cucina questa, la commemorazione è per gli uomini veri. Che poi alla fine sembrava più la commemorazione della guerriglia dell’anno scorso più che della morte di Alexandros, ma forse è lo stesso, la rabbia i greci, son mica come noi italiani, la rabbia loro, ce l’hanno dentro e fuori ed è cosa che vista da un’italiana, seppur fichetta e col mascara, a volte pensi magari noi. Non so. Che ne so io, oggi sono solo una che cucina.

lo stacco dal corpo

Dicembre 5, 2009 - 2 Risposte

come precipitata ero. caduta di lato molto lontana. a vedere lo stacco dal corpo, il guizzo istantaneo. poi se ne andò.

Almeno scrivimi

Dicembre 3, 2009 - 10 Risposte

Poi un giorno è arrivata Eleonora.
Io a dire il vero non ci speravo. Quale femmina nell’era di Maria De Filippi con tutti i suoi nerboruti e palestrati valletti, avrebbe compreso la bellezza del mio pisello?
Poi un giorno è arrivata Eleonora e allora quello che ero stato non esisteva più, perchè ero una persona nuova.
No, non è vero. Il passato vince sempre.

-Stare con te è una lotta un guaio un dolore, non sei più quello di un tempo. Sei cambiato.
- Ele che minchia dici eh? Sei tu semmai che sei cambiata diocampo!
Mario, ascolta, non c’è più un sussulto tra noi, non i baci, è tutto secco. Non gliela faccio, capisci?
- No Ele, che minchia dici? Sono io -io semmai- non tu, quello che sopporta e che stringe i denti in questa storia.
-In questa storia come tu la chiami, quello che fai è digrignare nella notte, sei l’uomo strozzato dalla tua infelicità definitiva.
-Ele, cristo per una volta smettila di parlare come fossi un teatro d’avanguardia.
-È uno sfacelo Mario, un gioco al massacro. Sono tutta piena di fantasmi e di sofferenza.
-Ele. Non so cosa fare senza te. Perché non dici nulla? Perché come al solito metti il muso e rimugini? Cazzo Ele. Non fare così. Dì qualcosa. Te ne stai mica andando? Almeno scrivimi.

Francis Scott Fitzgerald diceva che la differenza tra sentimentali e romantici è che i primi credono che le cose durino, i secondi hanno una fiducia disperata che non durino. Ecco perché secondo me non sono sentimentale. Io l’ho sempre saputo che finiva così.

Tuttinfamiglia

Dicembre 1, 2009 - 15 Risposte

dice ci serve qualcuno che parli della grecia, dice ma allora chiediamo a lui. bravi, chiedete a lui, io però ci avevo fatto pure le fotine di tutto  col mio fido cellulare e potevo spaziare dalla situazione politica alle tinte per capelli -ora non saprete mai perchè le greche si fanno così bionde- comunque adesso mi tocca anche fargli pubblicità che poi sennò dice tu sei in competizione. ma io figurati solo a scarabeo, la competizione.

Love kills

Novembre 30, 2009 - 12 Risposte

Giada.
Amava il mio lato rock fresco ed ingenuo, le selezioni dissociate con Janis Joplin e Fausto Leali che confezionavo per lei. Avevo anche convinto mia madre a comprarmi un Technics 1200 così rinunciando alle vacanze estive.
Non si può avere tutto nella vita, tesoro.
Nell’ultima primavera del liceo io e Giada ci eravamo messi insieme baciandoci con gli occhi chiusi sotto un acero.
Quel pomeriggio era scivolato veloce ed il tempo con lei sembrava finire sempre troppo presto. Avevo riaperto gli occhi, già erano passati tre mesi.
Tre mesi di risalite lungo tutti i diciassette tornanti che ci separavano -Giada era di Valle Scappuccia così ogni giorno prendevo il motorino ed andavo da lei. Cercavo di portare la nostra relazione ad un livello, diciamo, superiore; non importava quanto ghiacciate potessero essere le mie palle -che provatevi voi a fare Fabriano/Valle Scappuccia a Marzo- io avevo la tenacia ormonale che mi sosteneva.
A giugno finalmente avevo percorso per intero la discesa della sua gonna ed ero riuscito a conquistare un lembo di pelle.
Giada si era irrigidita, io già inesperto di mio non avevo saputo che senso dare a quel rigor mortis.
Che faccio? Continuo? È timida, non vuole?
Avevo sentito sotto di me quell’incastro di ossa dure minacciarmi ed ero entrato nel panico.
“Giada?”.
Lei non parlava, se ne stava con la bocca serrata e gli occhi chiusi ad attendere l’ineluttabilità del cazzo. Così avevo imboccato la via che credevo più semplice per uscire da quel punto morto.
“Io ti amo”.
Certo che in quel deserto fallico, dove solo il mio pene s’erigeva in mezzo ad un tragico nulla, una cosa del genere l’avrebbe convinta.
Invece il sabato successivo Giada mi aveva lasciato davanti ai campi di lavanda: “Mario sono confusa, lasciami del tempo per capire. Achille dice che in questi casi è meglio rallentare”.
“Chi cazzo è Achille?”.
Poi era arrivato l’esame di maturità ed io avevo fatto una scena muta da manuale, stavo soffrendo come un cane e nessuno doveva avere dubbi a riguardo.
E quando l’estate tutti erano partiti per la Costa Azzurra avevo pensato beh almeno ho il giradischi.
Che nello straripante mortorio della mia vita, solo la musica m’aveva dato soddisfazioni vere, eppoi quel lato rock poteva tornarmi utile anche in futuro.
Coltiva la passione, m’ero detto.
Poi invece, quando ero finito a cantare every time you go away ad occhi chiusi avevo capito che era arrivato il momento di finirla lì con la parentesi rock.

Circle of love

Novembre 26, 2009 - 4 Risposte

Con un tempismo piacevole quanto un cactus su per il culo lui entra con la sua migliore faccia da adesso ti faccio vedere. “Dobbiamo chiarire”.
Occristo no, avevo appena messo Maria De Filippi ora mi disturbi, chiariamo dopo magari. E assume tutte le posture di chi ha smesso di subire donna ma il fatto è che, vedi, in questo momento tra te e Maria io scelgo Maria, la vita è dura già abbastanza.
Non è che ho abusato, no. Non è quella storia in cui gliene abbiamo fatte così tante che alla fine lui va fuor di coppa, obbravo, te lo direi anch’io non fosse che hai sbagliato l’interpretazione. Lui interpreta come una fichetta qualsiasi, diobono non c’è più religione. No. E’  più semplice, Maria te lo saprebbe spiegare meglio di me. E’ che dopo un certo numero di anni la convinzione va in prescrizione -una roba così veloce che Berlusconi si sta masturbando mentre assiste a questo sfacelo.
Lui crede che sia il momento di tirare fuori il testosterone, di reagire, del resto quando mai una convivenza ti lascia indenne?
“Tu hai detto tu hai fatto io ho sbagliato solo una volta”.
I corteggiatori sono spavaldi, c’è anche un principe.
“Mentre tu hai sbagliato tutto il giorno”.
Fossi un uomo ora caccerei un rutto, è un principe -dice- ma vuole solo essere se stesso.

Tre quattro facce

Novembre 21, 2009 - 4 Risposte

  basita

preoccupata

intensa

punti di vista più un consiglio di lettura

Novembre 20, 2009 - 2 Risposte

(visto qui) non so che altro dire

sì invece: leggete capre! (questo qui è amico mio)

Anarchical-chic

Novembre 18, 2009 - 19 Risposte

In piena sindrome da nostalgia cautelare mi trovo nella fase ho-solo-ancora-pochi-mesi-per-fare-quel-che-va-fatto-finchè-siamo-qui.
Così ora non esco più senza scattare fotine -devo documentare (a volte sparo persino delle pose pur di).
Anticipo lo struggimento comprando per me stessa souvenir tipo magneti da frigo con panorami greci e progettando di bere prima o poi il salepi, nemmeno il greco più cazzuto che conosco s’è mai azzardato.
E di certo non me ne vado dal festival del cinema senza la borsa e la maglietta col logo che  sì, a indossarle adesso potrei sembrare una volgare turista, ah ma quando sarò in Italia vediamo chi ce l’ha la mia borsa  col logo. Ora.

Questo imperativo morale di fare esperienze a volte aggredisce la mia disimpegnata indolenza e può procurare personalità multiple. Così ieri c’erano due cose da fare a Salonicco.

Uno: vedere film fichetto al Festival, visto.

Due: partecipare alla manifestazione per  l’anniversario della rivolta degli studenti ateniesi contro la dittatura dei colonnelli, partecipato.

Quindi, appena uscita dalla sala colma di dolcevita neri e gonnone fiorate, ho abbassato il sopracciglio della spocchia ed ho imbracciato il mio cellulare fotografico da reportage estremi, lanciandomi nella mischia con gli anarchici ed i compagni.
Li ho seguiti fino all’ambasciata americana quando han bruciato la bandiera, li ho seguiti mentre scrivevano andate a fare in culo americani e poliziotti assassini e li ho seguiti anche quando si sono alzati i cappucci sui loro volti rivoluzionari.
Poi quando han cominciato a lanciare pietre e la polizia i lacrimogeni, ho capito che era arrivato il momento di farmi una crepe e me ne sono andata, recuperando prontamente il piglio snob festivaliero.

Qui le fotine.

Hard Core diaper

Novembre 12, 2009 - 5 Risposte

Ora, andate al minuto 1,23 e ditemi voi: io  vedo serie tv con dialoghi che mediamente hanno questo grado di intelligenza qua, ogni tanto e con raggelante serenità guardo i tronisti di maria de filippi, per il resto tutti quelli che conosco mi parlano in greco e la maggior parte delle volte non capisco un cazzo e gli faccio il sorriso di berlusconi: cosa potrebbe sputtanare la mia vita di relazione?

Evviva l’amore

Novembre 11, 2009 - 12 Risposte

Io e Maria ci guardiamo fisse.

Io espressiva quanto un cocomero, Maria sta aspettando il mio saggio consiglio. Sì perchè ad avere colleghe più giovani di te di dieci anni finisce che tu sei la persona saggia, quella da consultare quando le cose si fanno dure.

Giorgio e Maria erano fidanzati due anni fa, lei secondo la tabella di marcia aveva anche smesso di fumare per dare al mondo i figli sani di Giorgio. Poi Giorgio era stato riformato al militare per un problema d’udito e quel crollo improvviso di virilità l’aveva devastato: “Ti lascio, non sono abbastanza uomo per te, meriti di più”.

Maria invece di andare di bucargli le ruote del SUV sotto casa, lo  aveva compatito: “Che ne sai tu di com’è dura per un UOMO sentirsi dire che non può servire la patria”.

E  prima di andarsene da casa Giorgio aveva voluto esser giusto: “La casa è tua puoi tenere tutto ma la cucina  me l’aveva comprata mio padre la rivoglio oppure puoi ridarmi i soldi indietro” . Così Maria, prima di lasciarlo sprofondare nel suo gorgo si disperazione, gli aveva pure versato settemila euro sul conto corrente.

Anche quella volta lì, l’avevo guardata in silenzio, raggellata dall’orrore, il mio sguardo diceva cretina ma poi scelsi l’ipocrisia e dissi resisti cara.

Così ora ci risiamo. Una di fronte all’altra. Ieri Giorgio s’è fatto risentire dopo un anno:  “Ti volevo dire che ti amo, non faccio che pensare a te da mesi ma ti ho chiamato solo ora perchè VOLEVO ESSERE SICURO DEI MIEI SENTIMENTI”.  Maria ha gettato subito il pacchetto di sigarette e lo ha invitato a casa.

Dopo l’amplesso, sul letto Giorgio era strano. “Amore cos’hai?”. “Sai, tornare in questa casa ha-risvegliato-troppi-ricordi-IO-NON-MI-SENTO-PRONTO-però-ti-amo-cara-lo-sai-questo-sì? Se anche tu mi ami devi aspettarmi”.

Allora poi mi son messa a tradurre in greco Cara ti amo che una roba così a parti invertite può succedere solo perchè in Grecia non conoscono Elio.

Volevo il Dolceforno

Novembre 9, 2009 - 15 Risposte

dolceforno11Circa una volta l’anno compio il mio capolavoro in cucina, così ieri presa dal trip domenicale ho steso una sfoglia all’uovo che ci siam commossi tutti quanti (successo documentato con le fotine).
C’è stato tuttavia un attimo mentre preparavo le tagliatelle in cui il mio sguardo s’è posato sul blender, come ho detto è stato solo un attimo ma tanto è bastato perchè innescasse la compulsione.
E mentre già impugnavo l’arnese era partita in sincrono anche la musica di Psycho: “EHI CHE NE DICI SE PASSO TUTTO AL BLENDER EH?” (bava alla bocca, occhi inettati di sangue).
Nella mia testa solo una voce, l’input primordiale: BLENDERIZZARE. BLENDERIZZARE TUTTO.
Così ho ieri capito che.
Uno: la mia personalità è stata influenzata dagli eventi tra i due e dieci anni, dopodichè per me non c’è stato più nulla da fare.
Due: quella che doveva essere la funzione educativo barra ricreativa dei giocattoli in realtà è stato un buco nero, il ricettacolo delle mie nevrosi da adulta.
Ecco una lista (non esaustiva) della fenomenologia appena descritta.

Da piccola non ho mai avuto il Dolceforno Harbert, era il gioco più bello di tutti, io lo volevo più d’ogni altra cosa al mondo ma nessuno evidentemente mi amava abbastanza da comprarmelo; questo spiega senza dubbio la mia compulsiva tendenza a blenderizzare ogni cosa.

Ad un certo punto possedere il Dolceforno smise di essere una questione di svago e divenne uno status, solo le bambine più fiche ce l’avevano, praticamente il corrispondente adulto di quelle con il maglioncino di cachemire. Fatto che compensavo ripetendomi che, pur non possedendo l’oggetto dei miei desideri, potevo contare su una personalità e che anzi, proprio per quella mancanza, io ce l’avevo una personalità. Anche questo spiega il mio essere contemporaneamente repressa e colma di spocchia.

In compenso avevo la bambola Sbrodolina e alcuni dei miei parenti ancora oggi si domandano stupiti come mai non abbia ancora fatto un figlio.

La casa di Barbie non era quella originale me l’aveva costruita mio padre ma a me piaceva anche di più; ecco perchè oggi sono una fan dell’Ikea e di tutto quanto riporti la targhetta CONVENIENTE OFFERTA SVENDITA.

Io alle barbie tagliavo i capelli e facevo fare scene di sesso lesbico perchè non avevo Ken ma del maschio nessuno sentiva la mancanza. Per cui oggi sono incapace di accettare un’uniforme distribuzione del potere all’interno della coppia.

A Cicciobello i conigli di mia nonna gli avevan mozzato tutte le dita, per cui sin da piccola ho imparato a rispettare i conigli.

Ricordo infine di come passassi ore ed ore a truccarmi coi trucchi finti, poi  uno ti dice accetta serena il passare degli anni, ma perlamiseria allora POTEVATE FARMI GIOCARE CON IL DOLCEFORNO NO?

Qui per le fotine.