Baby Goodbye
novembre 8, 2010

e insomma questo paese non vuole lasciarmi andare -lei signorina deve tornare a dicembre- -non posso fare tutto oggi?- -ah proprio no- -eh, pazienza- ma che ci vogliam fare se sono così disorganizzati? così stavolta esco ringraziando la burocrazia greca e la sua regola mutilante -che poi a dicembre c’è il festival del cinema, meglio così- faccio programmi, scatto le fotine ai panorami, vado al mercato e compro le olive  perchè io ai greci ci voglio bene, ci voglio bene anche se adesso ci sono le elezioni ed è tutto un comizio urlato, un cialtronesco fascio di luci -perchè la grecia siamo noi- URRA’!- -perchè la grecia vive in noi- URRA’!- e mentre  supero gli applausi farlocchi e passo tra le sagome dei candidati in posa  alla mel gibson, ecco che  arrivano sei sette incapucciati coi bastoni e sfasciano le bancarelle degli zigani appena fuori dalla stoà. volano collanine made in china e le palle di gomma rimbalzano ovunque, mi arriva in testa una scatola di bracciali, una di loro reagisce  -mi avete rovinato tutto!- gli urla e giù allora l’incapucciato a  darle mazzate ancora più forti sulla schiena stavolta. -non è la polizia- mi fa la signora accanto -ah no?- faccio io sorpresa, del resto non sarebbe la prima volta- ma gli uffici della polizia son proprio qui davanti, perchè non intervengono allora?- -perchè devono tornare a casa, qui non ce li vogliamo!- mi urla un altro e intanto la vecchia zingara s’è piegata a terra con la schiena rotta dalle manganellate.

ecco, è andata così oggi, oggi è l’ultima sera ed è una sera lunga quanto l’attesa delle partenze tristi, eppure ho steso i panni fuori come fosse un giorno qualsiasi, come se conoscessi e sopportassi la vera natura di un posto che non è mio, come se stasera non fosse un altro addio.

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