Archive for the ‘malattie’ Category

Nothing to lose
marzo 27, 2009

lo zimbabwe ringrazia il pontefice per averli sollevati dalla questione morale. del resto avete idea di quanto può costare un preservativo con l’inflazione che c’è?  

dollarizimba

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vampiri
ottobre 23, 2008

sai ho una ex. ma tra noi è tutto finito da un pezzo. siamo solo amici. anzi, che ne dici di andare tutti e tre insieme ad un concerto? si. è perchè è tutto finito tra noi che mi sento libero di uscirci insieme. lo vedi come son cristallino? io sono un tipo sincero, un puro. oh, guarda laggiù c’è sua sorella, vieni vieni che te la presento.  voglio soltanto che due persone a cui tengo si conoscano meglio. che male c’è? e intanto che fate amicizia, scusami un attimo, vado a parlarle che stasera mi sembra un po’ fuori fase, due minuti. che c’è? non mi credi? te l’ho detto: siamo solo amici. io sono un libro aperto. scusami se te lo dico ma sei veramente ingiusta. non puoi costringermi a rinunciare ad un’amica. non esser esagerata. la fiducia è tutto in un rapporto. dimmi, io per caso ti ho mai fatto scene di gelosia? 

Come ti lascio Freud
novembre 28, 2007

Va bene sono due post che la meno contro i frequentatori di Festival, i loro orpelli tessili e le loro manierate pose. ma. la verità è che. Freud direbbe che. il mio piglio beffardo è ancor più ingannevole. Freud, dimmi, la più snob sono io? prima di rispondere sappi che io seguo molto il teatro, ovvio, un certo tipo di teatro e che adesso mi compro un video rarissimmo dei Raffaello Sanzio. tiè, alla faccia dei FdF (frequentatori di festival). come dici? si. si, Dario Fo è una cariatide ed il teatro è morto, lo so, hai ragione. del resto anche tu, eppure, lo vedi, non è che si smette di frequentarti.

Senti Freud, parlare con te è veramente pesante, ieri per esempio mi hai detto scuotendo il capo tu fai ironie di secondo grado. e che cavolo sono le ironie di secondo grado? e poi anche se fosse, che vuoi da me?  sono ossificazioni di esigenze rapide. no. no, senti a me Freud, non può funzionare tra noi. forse è meglio se la finiamo qui. non sei tu sono io. io che sono così. senza le belle parole. siamo diversi. e se le cose vanno male io preferisco inclinare al melodramma piuttosto che all’analisi .

Fino a che non canteranno tutti insieme i galli
agosto 5, 2007

Allora saprò stare zitta, me ne starò sotto le coperte, un senso di, non saprei, di indicibile spazio.

Siediti, hai cominciato a vedere a pallini allora siediti, lo sai che se vedi a pallini poi svieni. Nessuno deve vederti svenire stavolta non te lo puoi permettere ci sono i suoi genitori quella è gente contegnosa, non può certo intimorirsi per una cosa così da poco, dico tre parti cesarei ernie addominali ombelicali epigastriche il dopoguerra gli ospedali le malattie vere ed io vorrei esibirmi nel mio collasso ottocentesco solo perchè tu devi fare l’anestesia? Siediti e stai zitta. Ma è totale. To-ta-le.

Va bene fà come ti pare scema e loro, appena te ne sarai andata, diranno ma guarda te se proprio questa qui doveva capitare nella nostra famiglia, razza di isterica, ansiosa piagnona e tu lo sai, lui è maschio e anche se dice io non mi faccio condizionare io sempre ragiono con la mia testa, tu lo sai che non è vero e sua madre già gli ha instillato il dubbio e tra qualche mese inizierà a deriderti ai pranzi di famiglia e poi, alla fine, tu lo sai, alla fine ti lascerà. Perchè sei scema perchè non ti siedi perchè muta non sai stare.

Respira. Amore mio, cosa c’è? Eh, cosa c’è. Niente. Respira. Lo zen. Usalo. Sei calma un senso di non saprei di indicibile spazio perduto, perdute la smania l’assillo il chiodo tocche di neri mastici di negromante astuto appuntito ma la visione mi sfugge di mano ed io morirò sola in campagna dove le piogge battono sulle persiane sugli stucchi freddi qualcosa certamente andrà storto, per forza, l’anestesia era totale e l’anestesista aveva fretta di andare al mare, ed io l’ultima battaglia legale la farò per te. Poi mi ritirerò in campagna ad allevare galli. Saprò stare zitta saprò stare zitta. Forse questa è l’ultima volta che ci vediamo.

Come vuoi tu, l’hai detto, adesso che facciamo? Me ne resto sulla paglia perdute la smania l’assillo l’orgasmo va bene io resterò sola e derisa ma voi razza d’insensibili irresponsabili e faciloni, avete sentito no? Anestesia totale.

Non svenire siediti non svenire. Mi dispiace, ieri  sera ti ho detto no non lo faccio l’amore con te nel mio letto, di sotto ci sta mia madre, lo senti no che sta vedendo Alda d’Eusanio?  Facciamo piano piano te lo giuro ma io no, non ce lo faccio all’amore con mammà di sotto razza di sedicenne.

Si lo so, te lo dovevo ma adesso è troppo tardi. Perchè l’anestesia è totale e tutti sono distratti ma ugualmente l’anestesista prima di andare al mare te la farà. E ci ucciderà tutti.

E poi saremo vecchi emorragici con un senso di non so di indicibile spazio ed io, l’avevo detto io, che totale l’anestesia era troppo.  Me ne resterò sotto le coperte sul mio letto di paglia fino a che non canteranno tutti insieme i galli.

La cura per il mal di pancia ed i suoi effetti collaterali
luglio 2, 2007

Guarda non pensare che. Non rompermi le balle con le tue spiegazioni new age che ci ho la testa intossicata e che sto somatizzando un disagio inconfessato. Io mi ammalo perche’ si. Resto imbalsamata nella mia sostanza molle. Ti prego non spaventarti. Non annoiarti con me che sono cosi’ prosaica.

Metti via quel Castaneda, Castaneda ti fa del male non te ne accorgi?

Mi imponi la mano sulla pancia e dici lo senti questo? E’ che ti sto succhiando via tutti i morti che hai dentro. Gorg gorg. Ma sono le linguine allo scoglio. Adesso nella stanza ci sono gli spiriti sfrattati dal mio retto e sono tutti incazzati con te, cosi’ ti tocca fare l’esercizio della vita eterna e visualizzi un cono di luce che gli fara’ da ponte per andare in pace.

Io ho paura, io voglio un imperituro riparo che mi protegga da tutta questa gente strana. Bisogna stare attenti, puo’ essere un amore cosi’ astuto da manometterne le trappole? La tagliola dello stupore come al solito mi coglie impreparata.

Perche’ per un po’ va bene, tu scavalchi disinvolto tutte le mie estenuanti argometazioni per separarsi ed io, che sono una persona ingenua, mi faccio raggirare da questo nuovo orizzonte di pace che vai vagheggiando.

Cosi’ adesso bisogna aspettare che finisca il macabro transito degli eterei senzatetto prima di riparlare della nostra dinamica di coppia e di un’eventuale rottura tra noi che nulla, nulla e per niente al mondo percarita’, deve turbarne il salto nell’ade.

Newton ed il grave (o il sesso debole)
giugno 2, 2007

Ore 14.oo mal di pancia.

 Ore 17.00 mal di pancia.

Ore 19.00 mal di pancia.

Ore 20.00 tre bicchieri di vino.

Ore 21.30 davanti al palco e stomaco vuoto.

Ore 23.00 tossisco svengo tossisco.

Alcuni minuti prima flettevo le gambe andando a tempo per non destar sospetti. Due giorni fa tutti avrebbero potuto testimoniare sulla mia attitudine festaiola e godereccia, ero io che irrompevo nel cerchio del ballo di gruppo, eccola lì l’italiana simpatica e disinvolta che si fa petalo della rosa di ballerini aperta sulla pista. Adesso il mio corpo cede in cieca obbedienza alla legge del grave. Lo stomaco scende sul pavimento ploff mi chino per vedere i danni ed in quel momento anche gli occhi allora lasciano la presa ploff ploff e tutto come un grave senza appoggio cade verso il centro della terra. Della musica posso sentire il ritmo che mi gocciola in testa. Crollo davanti a questo concerto liquido che a sua volta mi cola tutto addosso.

Ore 23.05 soccorso immediato.

Lui è puntuale, vado a prenderti l’acqua, no resta qui che se muoio in terra straniera voglio che le mie ultime parole abbiano un senso per chi le ascolta, ma l’uomo solerte è già al bar con l’intento di schiaffegiarmi ad acqua e amore. Come sempre la mia lotta antica contro i mulini a vento finisce così con il corpo che comanda. Oppure è solo un avvertimento, a volte scordo che Newton aveva già sconfitto le mie lunari velleità. Vellunarietà. E mentre mi minaccia con la bottiglietta d’acqua il mio ultimo pensiero è per l’acconciatura, no fermo che vorrei avere i capelli in ordine mentre ci guardiamo per l’ultima volta e tossisco.

Cedimenti
maggio 30, 2007

Adesso ha la tracheobronchite. Tosse lamento sciroppi spray antibiotici. La casa è infestata. Che poi uno dice poverina, mica colpa sua se si prende un malanno dietro l’altro, no mica, è che la ragazza è gracile, io le dico su perpiacere mangia fai uno sforzo ma lei no, mi fa, lasciami in pace che non ci ho lo stomaco come il tuo e, a parte che non so se leggerci un tono di disprezzo, un po’ e’ vero si, ho messo su qualche chilo ma sono alto ed il leggero sovrappeso e’ camuffato dalla distribuzione verticale, dicevo, alimentazione modesta o meno, non è per niente normale la sequenza ininterrotta di mal di gola mal di testa mal di schiena vertigini due svenimenti pressione bassa eritema anemia fungo genitale che poi non si può piu’ nemmeno fare all’amore e la sera si gioca a Scarabeo fino alla morte.

La settimana scorsa facevano dieci giorni di tregua; torno a casa e la trovo con un pollice così che manco gliela fa a tenere in mano la forchetta.

Che hai fatto? Eh, stavo lavando i piatti e mentre sfregavo la pentola, ero senza guanti, mi si è ficcata una scheggia sotto l’unghia, la vedi? Una scheggia? Un pezzo di pasta, hai presente i fili d’angelo? Ecco era un filo d’angelo secco.

Dopo due giorni, col dito violaceo e declinante alla necrosi, lei continua a rifiutarsi di andare dal medico che, capiscimi, son tutti macellai e minimo minimo mi tolgono l’unghia e buonanotte.  Si amore, io ti capisco ma tu sii ragionevole, dimmi, adesso ti fa male? Noooo, per niente, giusto un pizzico.

La trovo in bagno che tenta di impalcare il dito con una limetta per le unghie che se tiene stretto non sente piu’ l’infezione che pulsa. La carico a forza in auto. Dopo sette ore passate ad arginare i suoi tentativi di fuga, il medico come prima cosa le ficca un ago rovente sulla carne viva e raschia sotto l’unghia raschia fino in fondo fin dove e’ dato all’uomo arrivare. Rasch rasch. Urla sangue e pus. Alla fine, con la lamina penzoloni, il medico desiste, la scheggia è troppo profonda non si riesce a toglierla in questo modo, sarà necessario praticare un foro per estrarla. Poiche’ da’ la notizia sorridendo, la mia fidanzata che ancora non capisce bene il frasario tecnico, intuisce che tutto e’ finito che ci si sta mandando a casa. Traduco e chiarisco l’equivoco. Ah davvero? E chiedigli un po’ con cosa pensano di farmi il buco. Traduco. Dice con un trapano da dentista solo che adesso non ne hanno, dobbiamo tornare domani sera.

In quel momento, nonostante il senso di pena montante alla vista del pollice massacrato, mi cresce altresi’ l’acredine che se ci penso mi viene in mente che io i fili d’angelo non li mangio da piu’ o meno un anno e allora sei proprio una stronza che ti fai le paste di nascosto e poi mi dai del grassone perche’ a cena ci ho fame e te no.

In ogni caso non lascero’ che si trapani l’unghia della mia fidanzata se non altro perche’ ne potrebbe venire una malattia peggiore, che so, il tetano. E allora, visti i precedenti, conveniamo che è meglio lasciar perdere la medicina convenzionale, andiamo piuttosto in cerca di un santone che magari oltre all’infezione può fare un intervento piu’ generale.

Il giorno seguente, mentre sono al supermercato che acquisto la confezione mega di fili d’angelo che mi è salita la voglia, comincio a pensare che la vita all’estero è per i forti di stomaco non certo per fuscelli delicati come lei. Adesso ha la tracheobronchite.