allora mi sono fermata e ho smesso per un attimo di fare le solite cose che fanno tutte le donne
dicembre 3, 2010

in centro a salonicco ha da poco aperto un nuovo locale, ci sediamo ai tavolini fuori lungo la via svolou chè a stare dentro fa troppo caldo, anche se è dicembre ma è la grecia e stasera siamo tutti in maniche corte.
-ah ma qui ci torturavano la gente- fa iannis mentre legge il menù. io sono l’unica a sbarrare gli occhi, tutti gli altri annuiscono -ah già- sì lo sapevo -eh, me lo ricordo- che birra ordiniamo?
ma. come?
-eh sì- mi fa iannis alzando lo sguardo -ci hanno portato anche mia madre, comunista sovversiva di ventidue anni che nascondeva i compagni in casa sua, così una sera la polizia è andata in ospedale dove stava lavorando e l’hanno presa.
l’hanno portata qui dove ora noi beviamo birre belghe a sei euro l’una e siccome era una tosta e i nomi non li voleva fare, allora si sono messi a torturarla. lo facevano con tutti. una sua amica l’hanno tenuta a testa in giù fuori da un elicottero e le hanno fatto fare un giro sul golfo termaico per ore, ad un altro lo han ficcato in un sacco con dieci gatti e tutti -i dieci gatti e l’uomo-, tutti sono impazziti. mia madre invece l’hanno appesa per i polsi per tre giorni come un prosciutto da stagionare, lì proprio lì vedi? dove ora stanno i quadri con i disegni delle birre da tutto il mondo. e laggiù dove stanno i cessi, prima c’era la stanza della sua amica kikì che anche adesso è la sua amica del cuore, e lei le cantava con la sua voce bellissima le canzoni per farla addormentare.
-e poi?
l’hanno tenuta qui due mesi, coi polsi che le ciondolavano come le orecchie di un cocker -diceva lei- e poi l’hanno spedita in una prigione normale. e quando finalmente sono venuti a sapere che  fine aveva fatto, mia nonna le  ha portato da mangiare un pescione enorme e siccome era scafata, chè già in prigione ci era stata a suo tempo con metaxas, le aveva infilato nel ventre del pescione una matita e la cartina d’alluminio delle sigarette così si potevano scrivere.
-e poi?
e poi l’hanno mandata in esilio a ikaria dove le cose andavano meglio anche se le era proibito parlare con gli abitanti dell’isola e d’inverno tirava un vento gelido che fischiava come lo stridere di gabbiani.
poi la dittatura è finita e mia madre è tornata a casa e ha ripreso a fare le solite cose di sempre, quelle che fanno tutte le donne, lo shopping, la messainpiega, la spesa.
ma una volta al supermercato ha riconosciuto uno dei suoi torturatori che comprava le melanzane al banco frutta, allora s’è fermata e ha smesso per un attimo di fare le solite cose che fanno tutte le donne.

Baby Goodbye
novembre 8, 2010

e insomma questo paese non vuole lasciarmi andare -lei signorina deve tornare a dicembre- -non posso fare tutto oggi?- -ah proprio no- -eh, pazienza- ma che ci vogliam fare se sono così disorganizzati? così stavolta esco ringraziando la burocrazia greca e la sua regola mutilante -che poi a dicembre c’è il festival del cinema, meglio così- faccio programmi, scatto le fotine ai panorami, vado al mercato e compro le olive  perchè io ai greci ci voglio bene, ci voglio bene anche se adesso ci sono le elezioni ed è tutto un comizio urlato, un cialtronesco fascio di luci -perchè la grecia siamo noi- URRA’!- -perchè la grecia vive in noi- URRA’!- e mentre  supero gli applausi farlocchi e passo tra le sagome dei candidati in posa  alla mel gibson, ecco che  arrivano sei sette incapucciati coi bastoni e sfasciano le bancarelle degli zigani appena fuori dalla stoà. volano collanine made in china e le palle di gomma rimbalzano ovunque, mi arriva in testa una scatola di bracciali, una di loro reagisce  -mi avete rovinato tutto!- gli urla e giù allora l’incapucciato a  darle mazzate ancora più forti sulla schiena stavolta. -non è la polizia- mi fa la signora accanto -ah no?- faccio io sorpresa, del resto non sarebbe la prima volta- ma gli uffici della polizia son proprio qui davanti, perchè non intervengono allora?- -perchè devono tornare a casa, qui non ce li vogliamo!- mi urla un altro e intanto la vecchia zingara s’è piegata a terra con la schiena rotta dalle manganellate.

ecco, è andata così oggi, oggi è l’ultima sera ed è una sera lunga quanto l’attesa delle partenze tristi, eppure ho steso i panni fuori come fosse un giorno qualsiasi, come se conoscessi e sopportassi la vera natura di un posto che non è mio, come se stasera non fosse un altro addio.

sono abbastanza fricchettona (ma sto bene lo stesso)
luglio 24, 2010

nella nostra nuova casa da poveri si sta benissimo, siamo una specie di comune fricchettona ma senza la new age,  si vive tutti assieme vicini vicini tipo “noi facciamo la pasta al forno voi fate il pane eppoi ubriachiamoci tutti insieme dài” (di’, ma te lo ricordi di quando eri sociopatica  e t’ingozzavi di  rotelle haribo?). nel tempo libero facciamo cose come giocare a freccette o annaffiare le piante e alla fine ci addormentiamo sull’amaca, ieri il gatto m’ha fatto un agguato nel sonno e m’è piombato sulla capoccia a tradimento: è stato il momento più stressante della giornata. poi c’è il mio amico juan che mi fa sempre uno scherso, dunque, ha collegato lo stereo ad una cassa in camera mia, proprio vicino al letto, e allora la mattina quando si sveglia -e lui si sveglia sempre all’alba perchè è una personaseria- la prima cosa che fa è mettere la musica a tutto volume -punk spagnolo di solito- e poi si affaccia alla finestra e ride: -ti ho svegliato? ahrahrahr- uno spasso davvero -ahahah-io non vorrei romperti la cassa juan, ma se continui così prima o poi ci debbo staccare i fili alla tua cassa di merda, sai, non vedo altre soluzioni, ma comunque è tutto molto bello -giuro- non mi arrabbio mica anche se mi svegli alle sette, di solito mi sarei arrabbiata abbestia e invece no, perchè tra un mese non sarò più qui, sarò  in italia a spedire curriculum per cui svegliami pure alle sette con il tuo punk spagnolo se vuoi. e quindi. dicevo, la mia nuova casa da poveri è bellissima, l’ho già detto che abbiamo le amache in giardino? -due per l’esattezza-, abbiamo il bosco davanti e un fottio di grilli che grillano tuttintorno, internet no, non ce l’abbiamo sempre perchè i nostri amici genteseria il modem lo tengono spento tipo elettrodomestico perchè inquina, fottuti ecologisti. e niente, alla fine sono diventata abbastanza fricchettona ma sto bene lo stesso, grassie.

un’altra giornata di crisi nell’egeo
aprile 30, 2010

ecco una, anzi due, sconvolgenti testimonianze della paura che si respira lungo le strade di salonicco in questi giorni duri. qualità video come sempre ottima.

  

una domenica di crisi nell’egeo
aprile 27, 2010

-hai sentito, la crisi?
-sì come no la crisi, che roba. sono tre giorni che si sciopera noi. ma tu guarda che sole che è uscito oggi però.
-pareva che no, invece poi guarda che giornata. agguanta quel cavo per piacere.
-uhm questo dici? e che dobbiamo fare? l’iva ci voglion far pagare, macirendiamoconto? certo che c’è vento oggi eh?
-vento ce n’è, eccome. almeno. che sennò mi giravan le balle non mi ci far pensare va’.
-ellosò, ma dimmi tu, ora dobbiam pagare l’iva dice. ma quando mai? ma siamo matti?
-ma poi, scusa, ma non avevano detto che gli toglievano l’assegno di disoccupazione a quelli? la mia segretaria non fa che dire ommiodio signor avvocato mi tolgono l’assegno ah ma ora noi si fa la rivoluzione eh!
-l’avevan detto sì. che faccio con questo, lo tolgo?
– lascia, lascia ci pensiam dopo. eccerto, epperò poi a fare il turismo sociale ci vanno eccome che quello l’han tolto mica eh! e allora poi non rompessero le balle a noi con la storia dell’iva.
-ma infatti, son dei coglioni. ma io dico, gli togliete l’assegno di disoccupazione -e va bene che tanto l’han capito che bisogna fare dei sacrifici- poi però li mandate tutti in vacanza gratis? ennò eddài! bella giornata comunque.
-perfetta. togli i parabordi va’ che usciamo.

libera traduzione dal greco

-stai una favola, -ma grassie
marzo 26, 2010

smettila, ancora pensi che essere drop-out faccia fico? guarda, non è neanche più di moda usare l’inglese. sei una signora ormai, guardati. guarda come sei carina, hai fatto anche la frangia.  stai una favola.

fortunata tu,  vinci facile. sì.

qui in grecia -dici- ci hai gli amici fricchettoni che partoriscono pargoli in casa e costruiscono case di paglia e allora tu sei quella radical-chic con la libreria fornita e le lucine ikea che sdrammatizzano.

in italia sfrutta il precariato dei tuoi amici -evita quelli iscritti ad un albo però-  ed è come gareggiare ai 400 metri con un paraplegico della vita adulta e responsabile -dici- hai un marito con tanto di sigillo statale e anello al dito, sei ben disposta a tentare pubblici concorsi e studiare, torni due volte all’anno e nessuno si accorge più della tua sociopatia perchè tanto poi vai a passare l’estate su un’isoletta greca.

così ora, prima delle vacanze ad ikaria e a creta, andiamo un poco a fare la signora in italia.


giuoca anche tu a “viaggio nella sanità pubblica greca ecc. ecc.”
gennaio 20, 2010

istruzioni per il giuoco “viaggio nella sanità pubblica greca,  un giorno dal ginecologo”. categoria: giuoco educativo. grazie al sistema alfanumerico elaborato da “viaggio nella sanità pubblica greca, un giorno dal ginecologo”, i giuocatori non si sentiranno solo un numero. inoltre, nella fase avanzata del giuoco, grazie alla riproduzione fedele di un’atmosfera sovietica unitamente ad un ambiente militaresco, impareranno a comportarsi come veri uomini. non adatto alle fichette (all’uopo si consiglia  “la mia clinica privata”).

uno: il giuocatore dovrà dotarsi di numerino cartonato -tipo estrazione a premi festino parrocchiale/ricupero punk-  negli appositi ciotolini -tipo yogurt (come da fotine).

nota: il giuocatore dovrà dimostrare abilità ed estrarre dal ciotolino il numero più basso tra quelli ivi contenuti alla rinfusa, pena la perdita di priorità  con conseguente validità di priorità fittiziamente acquisite. la priorità viene determinata dal numero posseduto e non dall’ordine effettivo di arrivo. nessun reclamo verrà accettato.

due: il giuocatore dovrà successivamente presentarsi secondo l’ordine così stabilito all’accettazione ed ivi depositare il proprio libretto sanitario.

tre: i giuocatori verranno chiamati NOMECOGNOME a batterie di sei nella casella “spogliatoio”.

quattro: al comando dell’infermiere “toglietevi le mutande” i giuocatori così selezionati resteranno a culo di fuori  ad attendere il proprio turno. chi si rifiuta o chi guarda i culi degli altri giuocatori viene squalificato, sono invece tollerate espressioni di raggelante disagio.

vince chi arriva per primo e chi non s’arrende.

Per voi col calzettone (ah ah ah)
ottobre 11, 2009

mare, ottobre

Mare Ottobre Grecia (ah ah ah)

scusa la frangia
settembre 8, 2009

lo dico ora così non ci penso più: torno in italia. vivere all’estero mi donava, peccato dire addio all’allure dell’espatrio.
così per indorare la pillola, quest’estate mi son tenuta lontano dalla mondanità estiva giovane che noi emigranti guardiamo sempre con saccente disinteresse, “ah ah poveri sfigati io son qui solo per un mese voi invece vi tocca passarci tutta la vita su questa piazza coi piccioni che vi cacano in testa. io no, io vivo all’estero, ah ah ah poveri sfigati”.
allora per non aver problemi mi son data alla mondanità estiva retrò:
ho giocato a bocce (sono una campionessa nel tiro lungo)
ho mangiato piadine erbe e salsiccia
e, in pieno trip da amante della natura, ho pure colto le more nel bosco, si.
dopo aver colto more nel bosco con le scarpette da montanara pensavo d’esser pronta a rimpatriare.
in fondo.
ma si dai.
non è poi così male.
pensa che bello fare le marmellate di more appena colte nel bosco.
si.
e poi, vuoi mettere? qui in italia per strada gli uomini ti fischiano.
bravi, fischiatemi tutta.
e meno male che torno; in grecia non ti fischia nessuno -poi le donne si fanno tutte le chiome platino, ma poverine, se nessuno le fischia cosa devon fare ?
così se torno, mi son detta, almeno mi fischiano per strada e pazienza se la new age s’è portata via la mia amica carla.
ora dice robe tipo “la natura e te siete un unico respiro, lo senti? respira. guarda, lo vuoi leggere il libro di osho?”.
preferivo quando andavamo a rubare ghiaccioli alla coop anche se non è bello perchè la coop sei tu. pazienza, mi son detta, ci son pur sempre gli uomini che fischiano.
poi però l’ultimo giorno di vacanza sono andata dal parrucchiere.
un taglio stiloso dice.
qualcosa di fashion dice.
la moda sai, qui ci vuole il prodottino giusto.
ma tu sei nuova di qua? non ti ho mai vista prima.
trovare personale fidato è impossibile al giorno d’oggi, poi oh, io non sono razzista ma l’altro giorno è venuta una ragazza che non voleva piegare gli asciugamani. oh, ma ti pare? “non sono una donna delle pulizie” ha detto, che poi io non sono razzista ma questa era rumena, senti ce la metto la cera sulle punte? come stai bene, sembri mischa barton.
è sempre così che mi son fregata: dal parrucchiere.
povera illusa, pensavo che sarebbe stato indolore vivere in un posto dove capisco tutto quel che dicono e poi, diciamo la verità, delle more non mi frega una sega.
così quando lui mi ha visto ha urlato: “aaah! ma che hai in testa?”.
“scusa la frangia” gli ho risposto “ma sono un’illusa”.

va tutto bene va tutto molto bene
agosto 5, 2009

death

mi dicono “uh, ma tu vivi in grecia chissà quanto ti diverti che serate pazze che ti fai in riva al mare ad arrostire polipi davanti al falò con il sirtaki e tutti che ballano abbracciandosi voi che ridete ah ah ah ah che ve la spassate di brutto ah ah ah ah ah”. si, beh, non è proprio così sai, gli rispondo io, fino a venerdì ancora lavoro -eh si- son rimasta solo io in studio ed in tutta salonicco anche -questione di giustizia, ha detto il capo, chè non può prendersi più giorni delle colleghe, chi è lei scusi, la principessina? allora son rimasta in città, oh ma è fichissimo uguale,  va tutto bene, va tutto molto bene; del resto vivo in grecia anche se la grecia d’estate son quaranta gradi ma tanto al lavoro ci ho l’aria condizionata e mi faccio un sacco di caffè -caffè corto caffè frappè caffè cappuccino caffè freddoccino caffè filtro poi  se mi gira male attacco anche col tè- vivere in grecia dà soddisfazioni tipo che tutto il giorno faccio niente, il pomeriggio faccio niente, la sera alle dieci son già stesa “sarà l’età” mi fan notare, no macchè, è il caldo fottutto e comunque faccio anche un certo numero di cose interessanti, guardo battlestar galactica, dieci puntate di fila, poi telefono a lui e gliela commento “che palle” mi fa e riattacca, allora apro un account frienfeed e ci scrivo i miei commenti che  tanto che mi fanno lì, mi riattaccano?  poi guardo harper’s island, lo richiamo per dirgli che l’ultima puntata è una boiata ” meglio se fai qualcos’altro” e butta giù, allora passo a dollhouse e siccome vi scorgo una raffinata citazione di cafè muller glielo devo assolutamente dire, lo riririchiamo, “ho da lavorare io” mi fa e riririattacca, del resto chi dovrei chiamare io?  son tutti partiti tipo in spagna tipo in peloponneso tipo ad ikaria, io comunque mi tengo impegnata e va tutto bene va tutto molto bene e mi diverto,  mi son scaricata true blood, united states of tara e anche un film di herzog che fa sempre fico poi tanto venerdì torno in italia. “ah si?” mi rispondono. “peccato sai, non stiamo in italia  quando vieni, che noi venerdì si parte per la grecia”. “pazienza” rispondo e faccio buon viso a cattivo gioco poi però quando lui torna a casa mi sfogo, gli faccio presente che anche se va tutto bene, tutto molto bene, insomma, sì, è un po’ pesante questo agosto d’isolazione e telefilm e quaranta gradi, QUARANTA PERDIO NON SARANNO UN PO’ TROPPI EH?!” allora lui si mette la mano in tasca e tira fuori una pistola BANG! -un colpo secco – io smetto di parlare e muoio.

cose che possono andare in vacca
luglio 13, 2009

sappi che

se chiamano lo sturatore di cessi dopo dieci anni è perchè sei arrivato tu -italiano incivile e cacatore che ammatassi carta da culo oltre ogni buon senso- se non fosse stato per te non ci sarebbe stato proprio niente da sturare.

se decidi di fare un po’ di corsa dovrai evitare i cani a branchi. saluta i tuoi cari prima di infilare le tue scarpe da ginnastica.

anche in spiaggia vale la regola del chi primo arriva eccetra eccetra e se arrivano prima le vacche, tu allora sloggi.

vacchealmare

le mie esperienze su suolo italico (ma non sono granchè)
gennaio 13, 2009

tornare a casa per le feste. incontrare il più bello del liceo, quello che ti piaceva da star male. mammamia.
un cinghiale. è lui. è lui che inaugura la serie triste e nevrotica di discussioni da incontri occasionali:
dove vivi adesso?
in grecia.
dove?
in grecia.
ah in grecia, come le olive.

e poi la stessa sera vedo la tapponi (nomenomen) che mi presenta il suo nuovo ragazzo ma è zoppo e non riesce a stare al passo con noi, così almeno abbiamo il tempo di scambiarci confidenze tra donne tipo che lei ama ancora il suo ex e che a capodanno mica ce la fa a deprimersi col suo nuovo ragazzo zoppo, oh no, mica,  lei se ne va a  londra con due suoi amici gay -una figata- ed io, come ci vivo in grecia invece?  ma davvero parlo greco? ma perchè non dico qualcosa in greco?

dico io. quel povero nuovo ragazzo fino a due anni fa era su una sedia a rotelle senza speranza senza gambe ma si sa, la forza di volontà eccetra eccetra e allora lui ha affrontato la malattia, la riabilitazione, il dolore e alla fine lui ce l’ha fatta. si. ce l’ha fatta. cioè. spiegatemi. poi dopo avecela fatta quello cosa fa? si mette insieme alla tapponi (nomenomen)?

e comunque ho anche capito che non mi manca niente. niente. no internet no blog no  greci nulla. e adesso che son tornata manco gli italiani mi mancano o alda d’eusanio o le lasagne di mia madre. o il mio cane che mi guarda con gli occhioni da cervo e che sospira d’amore per me ogni volta che torno povera bestia.  nulla proprio. gli autismi non andrebbero interrotti e le quotidiane liturgie sono compulsioni fragili e con questa frase ad effetto inauguro la stagione 2009.

la tabella eh?
settembre 17, 2008

“loro italiano?”
“ehm, si” (ci han riconosciuti ancora. cazzo di faccia ci abbiam noi?)
“allora italiano loro prendere piatto spezial”
“spesial?” (spasial? no vabbè questa fa cagare)
“si aviamo piatti italiano spesial. loro guarda nostra tabella. decide. poi vengo”
“la tabella eh?” vuoi vedere la tabella?