Archive for the ‘ammore’ Category

fischiott’
dicembre 6, 2010

stasera ho messo la giacca vecchia, quella verde un po’ da sballona, sono anni che non la mettevo chè non c’è niente di peggio che una fricchettona con i colpi di sole e la frangia da signora, comunque dicevo, ho messo la giacca verde così per cambiare ma poi nella tasca ho trovato un vecchio biglietto del cinema -una roba stupidissima tipo i film di natale con le scorregge- non è passato poi tanto se ci penso, ma l’assenza tutto centuplica, e la mancanza, questo sparire dei corpi questo andare via, questo sparire dei corpi, le tue mani tremule sulle mie, l’abbraccio -quel film faceva pena d’accordo, ma noi ridevamo e poi ci siamo salutati -ciao eh, tanto torno- ti ho detto ed era l’ultima volta per noi, ma tanto nessuno lo sa mai davvero, è tutto un sigillo che ti buca la pancia, e gli occhioni da innamorati e dormire insieme sul divano per farci caldo, e la perdita, e a volte mi pare di dimenticare, dico -sono andata avanti, sono grande- dico- poi infili per  sbaglio una mano nella tasca da fricchettona e il passato, la perdita, gli occhioni,  questo sparire andare via dei corpi tutto torna centuplicato e tu resti lì, immobile, fermo in mezzo alla folla natalizia, solo perchè faceva freddo ed hai infilato senza pensarci le mani nelle tasche del tuo cappotto da fricchettona

Protetto: hai mai letto sciopenauer? leggiti sciopenauer
ottobre 20, 2010

Il contenuto è protetto da password. Per visualizzarlo inserisci di seguito la password:

cosa sono i mondiali
giugno 12, 2010

-la conosci la regola del fuorigioco te?
-eh? no.
(se ne va scuotendo la testa).

come se te l’avesse ordinato il dottore
giugno 10, 2010


dillo, su avanti: sei simpatica non si discute, è solo che a volte che palle il dialogo, e allora vince la pigrizia.
sacrosanto.
ma ormai la tua collezione di cavalli di battaglia è diventato un archivio di seconda scelta, dillo su, ammettilo: fai sbadigliare il tuo fidanzato.
perchè per intrattenere i fidanzati non puoi mica pescare dalla tua aneddotica preconfezionata, no: l’intimità esige freschezza.
ma che ci vogliamo fare, gli effetti collaterali delle relazioni durature, sai.
-sei monomaniacale, parli sempre di <inserire un cavallo di battaglia a tua scelta> – fa lui magari dopo l’ennesima sessione bulimica sull’internet.
allora tu ecco cosa devi fare: rimuovi la mortificazione, fregatene della ferita narcisistica -detto tra noi ci ha pure ragione, quante volte sono che racconti di quella volta che <inserire un cavallo di battaglia a tua scelta> eh? francamente due palle- e con subdolo transfert rispondi che avete un problema che lui sembra distratto lontano ma mi ami ancora?
capito che devi fare? bisturizza la coppia, almeno ora siete emorragici entrambi.
e ricorda: non abituarlo mai ad alti standard di conversazione che, se non la pigrizia, l’imbarazzo di una vita senza accadimenti, è sempre la minaccia dietro l’angolo della passione.

come mi capisci tu
maggio 13, 2010


disclaimer: tratto da una storia vera. la crisi di mezz’età come generatore automatico di rincoglioniti.

sai, secondo lei tu non hai carattere. no, non fare quella faccia, che ci posso fare: l’ha detto lei, mica io. non è una stronza, dice quello che pensa e che ti faccia influenzare da tutta questa storia di me e lei , bè, non si può negare. guarda ora come sei tutta nervosa. siamo amici, questo lo sapevi io te l’avevo detto. nemmeno mi piace guarda. non è il mio tipo, tu invece. il fatto è che intellettualmente ci troviamo, capisci? parliamo di tutto -chessò- fotografia filosofia politica,  il tempo passa e non te ne accorgi. con te è un’altra cosa, più intenso capisci? ma in un modo diverso. è che questo sentimento mi spaventa. mi confonde. questa cosa a cui non voglio -non so- ancora dare un nome. tu sei più bella. non te li darei mica trentacinque anni, guarda, nemmeno un filo di cellulite. lei è solo un’amica, non puoi chiedermi di rinunciare ad un’amica, giusto? sì, che c’entra a letto mi sarà capitato di finirci ma poi  mi sento a disagio a tenerle la mano in pubblico, questo per te non conta niente? non fare il broncio su, sai, dovresti imparare ad essere meno musona  a farti scorrere le cose addosso. che brutto carattere che hai.  sai,  tanto quando invecchieremo saremo tutti brutti. sarò brutto io sarai brutta tu, ci appiattiremo tutti sul livello estetico che lei ha già. a volte mi domando perchè tanta fatica; cercare una donna carina e senza troppa cellulite -no, non tu amore, tu non ne hai affatto era un ragionamento così, in astratto- quando si tratta di un investimento a breve termine. tanto vale avere accanto qualcuno di cui ami la testa,  il culo tanto quello che ti piaccia o no, prima o poi ti farà ribrezzo. capisci? dio. com’è difficile. senti, ho bisogno di tempo. devo riflettere.  ti chiamo io se per te va bene. come mi capisci tu.

torniamo a casa e ci mettiamo a recitare alcuni passi di schopenhauer
maggio 6, 2010

-vabbè- dice la mia amica di vecchia data- sbaglia gli accenti in latino e a volte gli pare di essere figo e allora dice leggenda invece di legenda e non è che puoi dire “oh è romano, è perchè il dialetto” no no, ci ha quell’accento lombardo da imprenditore leghista che proprio lo capisci che sbaglia e, niente. per non parlare di quando ti spara claimax col suo accento da vacanza studio ad oxford.
– già, capisco. imperdonabile.
– sarà il complesso da proletario che ci ha. sai, a volte lo ammiro. frequentare la medioborghesia con nonchalance, senza disagio.
– a parte il complesso di inferiorità, s’intende.
-resta comunque una testa di minchia. ieri m’ha detto che la sua amica pensa che io sia senza personalità.
-la sua amica.
-non è che sono gelosa, figurati, per me la la libertà  è fondamentale in una relazione.
-capisco.
– è che poi a volte è tutto così, come dire: magico.
-magico.
-già. di’, lo sai noi cosa facciamo noi la sera dopo che andiamo a teatro a vedere travaglio?
-eh.
-te l’ho mai detto?
-no.
-torniamo a casa e ci mettiamo a recitare alcuni passi di schopenhauer.
-ah. ecco. li recitate, tipo a voce alta.
-io lo amo. peccato la moglie quella scassaminchia.
-già peccato sì.
-però ha detto che se lei morisse domani, mi sposerebbe subito. peccato gli accenti in latino.
-già, peccato.

Of DJs and Men
febbraio 27, 2010

nemmeno ci hanno portato le birre e ti ho già fatto il quadro completo della mia situazione.

ora mi guardi così, con la tua faccia da già. già, deve essere terribile non sapere se affogarsi in piscina o sanguinare fino alla noia sulla poltrona di vitello dello psicanalista junghiano.

come al solito non capisci. sì, avere una piscina in casa aiuta ma non basta. hai presente quella fatica per tutto? credi che non mi vergogni di soffrire anche solo perché il parrucchiere sbaglia il colore? devo sempre stare col culo tirato chiedendomi e questa volta chissà come uscirò di qui? guarda qua, ma lo sai che razza di colore è questo?

scuoti la testa.

è castoro, sissignore. castoro. ma non faceva che ripetermi con la sua autorità frocia tesoro è il must della stagione, molto caldo/naturale. ma non lo sai che è il colore di mischa barton? capisci? così mi ritrovo ad avere la testa del colore del mio cane -ed il mio cane, per quanto lo ami, è un brutto cane col pelo d’un ruggine spento- e a piangere per giorni. uno dei momenti più bassi della mia vita, e t’assicuro, che ce ne sono molti.

annuisci. -certo -dici -certo che pure tu. a farti i capelli come sandy marton forse te lo meriti ora quel colore.

no. non sei tu quello che non capisce, sono io. devo smetterla di uscire con un diggei.


essere carrie bradshaw ovvero vita da montanara
febbraio 18, 2010

sapete, quella cosa delle gite fuori porta per trentenni col culo a forma di frau o con la voglia matta di partire prima o poi, mollare tutto sì, perchè oddio il cemento il caos i parrucchieri con le luci al neon eccetera. il gruppo di vacanzieri è  misto -amico di coppia d’amici di amico gay eccetera- quindi poi c’è tutto lo strazio delle presentazioni -parlami un po’ di te dài, che fai tu nella vita?

i maschi non oltrepassano il loop delle premesse,  birra su birra; le femmine  invece sono più consone a quella triste capitolazione emotiva del raccontarsi le proprie intimità sessuali. nessuno fa caso all’abito, al nervo scoperto dell’ingombro da stoffe pesanti, perchè non stiamo parlando di una cosa da vip, di uno di quei rifugi di montagna superiscaldati con i lavandini flat.  no, qui c’è la stufa, una, c’è il tempo da passare seduti a presentarsi (maschi) a parlare di cazzi (femmine). nessun cervello veloce. morire. di. noia. l’unica cosa extreme è il mio mascara.

la famiglia che ci ospita vive in mezzo ai boschi. lui è andato lì per per non far crescere  i bisogni e per distruggere i palazzi e tutte le umane relazioni che li ospitano, è fanatico e settario ma senza nessuna cattiveria dottrinale -dice “voglio costruirmi una casa di paglia”. io rido “ah ah ah”, lui resta serio, “non mi pigli in giro vero?”.  “non scherzo mai su queste cose”  mi fa aggrottando le ciglia -paura- e vabbè, mi giro e ritorno a parlare di cazzi anch’io.

lei costretta dall’amore a questa vita in cui guardarsi allo specchio è un inutile esercizio di crudeltà, a questa vita fricchetton-morbosa, tipo passiamoci le canne, tipo siamo tutti una famiglia anche se solcazzo chi sei tu con quelle scarpe da fichetta di città, ti faccio vedere il mio orto?

non me ne fotte una sega del tuo orto, sono otto ore che stiamo seduti intorno a questa stufa a parlare della rava e della fava, non che io sia da meno sai, mi difendo bene anch’io nell’esercizio dell’infelicità e non sto parlando solo di alimentazione suicida eccetera. io sono la semina grottesca, sono la claustrofobica, lo so, guardami pure storta con quella mia frangetta da idiota che per vivere come fai tu ci vuole uno sguardo basso e leggero che non ho. e oggi sono carrie bradshaw.

Ho perso, temo, la gioventù
febbraio 12, 2010

Ho perso, temo, la gioventù.
Il fallimento della cosmesi non mente, l’ho persa e se ora non dormo almeno otto ore, sono uno zombie.
Perdio.
E poi. Non mi piacciono più i circoli arci, mi sto integrando.
Sono diventata accomodante, se qualche mamma ammicca quando il figliolo fa le smorfie, io le sorrido, no peggio, sorrido al bambino.
A proposito.
Tutti quelli che conosco stanno facendo l’amore nei giorni giusti. Sapete, noi donne trentenni, l’orologio biologico eccetera. La sedazione che passa attraverso un figlio. Non posso stasera. Eh no, vorrei. Ma sai.
Riduzione dell’insoddisfazione, dice.
Perchè persa la gioventù che vuoi fare?
Non so. Io per esempio, anche se i fricchettoni coi rasta mi fanno schifo, continuo ad andare nei circoli arci.
Siamo tutti tiepidi, dice.
Ma, guarda. Per me è okay. Non voglio mica essere scottata dalle cose importanti della vita e me ne starei volentieri senza troppe emozioni. Non le so gestire, mi fanno diventare matta, per questo ho fiducia nel Lexotan, nelle soap operas, nel centro commerciale; cose che non nutrono i sensi, che appiattiscono le volontà in un impulso primitivo a ripetere gesti quotidiani e facili.
Io dico viva le raccolte punti, i telesondaggi, le vacanze premio, siamo tutti parte di una vita comune con progettualità modeste e consone ai nostri spiriti pusillanimi.
Ehmadonna, che paroloni, dice. Fatti un lexotan.
Uh, il lexotan sì che bello. Ma poi, sai,  persa la gioventù resta pur sempre la giovinezza. La semantica è una questione emotiva.

-Ashley told me he likes to see a girl with a healthy appetite! -What gentlemen say and what they think are two different things, and I ain’t noticed Mr. Ashley askin’ for to marry you
febbraio 11, 2010

-Hai messo su qualche chilo, sai.
Così, sincero.
Sapete, quella nonchalance suicida da maschio sprovveduto.
E poichè sono accadimenti questi che non richiedono impegno, essendo già stato detto tutto, ho semplicemente seguito le istruzioni.
Hai messo su qualche chilo uguale ho un’altra.
I nostri maschi sono furbi, si tratta di esemplari modificati geneticamente, hanno dovuto adattarsi alle femmine con la french manicure e, mentre noi ci siamo evolute a suon di centri estetici, loro hanno imparato a fregarci scappando.
Io sono in genere una tosta, non mi lascio sopraffare dagli imprevisti e reggo alla grande la pressione del lavoro.
È quella del confronto estetico che mi fa diventare matta.
Le femmine che incontro nel mio ufficio sono tese e secche, armate di quella professionalità biliosa che dà credito al mestiere e di una matassa di rughe che sottende dedizione alla causa. Pelli tese e troppa salute sono invece disprezzate, quale segno di volgarità ed insuccesso.
Non è dunque l’avere dei chili di troppo, quanto piuttosto l’immaginario del sovrappeso, quel che mi duole.
Per questo, alla fine, la cosa migliore è tagliare alla radice ogni questione estetica e dedicarsi alla professione.
Nel mio lavoro sono imbattibile.
Comunque, se Vincenzo mi lascia l’ammazzo giuro.

con le donne faccio il duro
gennaio 25, 2010

“C’è un altro” mi ha detto Eleonora, poi se n’è andata. Io, dopo che ha sbattuto la porta, mi sono steso sul divano e lì son restato.
Così adesso ogni tanto passano a trovarmi Pino e Lucia a darmi il loro supporto compatto.
Li odio. Guardo con disprezzo i capelli unti del mio amico, portati senza disinvoltura ma con un senso di colpa necessario all’equilibrio di coppia in cui Lucia sorveglia la pulizia del proprio uomo e lui si sente in questo modo al centro dell’attenzione.
Cerco di non pensare al tradimento, ma a vedermi non sto proprio tanto bene, ripete Lucia accanendosi sulla mancanza di volontà come principio generale. Bisogna tirare fuori i cosiddetti, uno come me merita di meglio a patto che alzi il mio flaccido culo e vada a prendermelo.
Guardo questa donna culona parlar di culi, indignata dalla mia scarsa reattività e dall’aria consumata di casa mia. Le scendono due solchi ai lati della bocca, una bocca sottile sottile, quasi senza labbra come quelle di mio padre. Hai la bocca a fettina, gli diceva mia madre quando lo voleva ferire.
Chissà se Pino ha mai notato questa deformità, se ha deciso di non lavarsi i capelli come atto d’amore per compensare con una bruttezza il fatto che Lucia sia un cesso.
Comunque ieri Eleonora ha deciso che non ci siamo proprio lasciati del tutto e si è presentata a casa  con un’espressione da il dolore mi devasta.
“Mario, ti devo parlare”.
Sta con un altro ma non vuole legami seri.
“Magari possiamo frequentarci”.
Frequentarci una sega. Io sto male, io non posso frequentarti, tu devi essere mia.
Ma se decidi di amare una criptocomunista non puoi mica confondere il senso del possesso con la proprietà privata. Così ho stretto i pugni e mi son messo ad urlare TROOOOIA!
Così magari capisce che con me è meglio non fare scherzi. Con le donne faccio il duro.

con gli uomini sono una segaccia
gennaio 12, 2010

io con gli uomini sono una segaccia.

indulgi tolleri ti fai fregare dai maschi. sei sempre troppo indulgente tu, lo dice anche la mia amica elisabetta tornando poi a farsi  immediatamente i fatti suoi. ma io sono una segaccia, non è che se mi fai un’osservazione generale allora poi capisco tutto e cambio no, avrei  bisogno di direttive più specifiche, sono troppo confusa.

in ogni caso già un simile altruismo è grasso che cola, almeno Elisabetta ascolta. in genere  appena attacco con la lagna del mi ha fatto questo, secondo te cosa dovrei fare io adesso? mi liquidano con un pat pat dài, non romperci i coglioni.

quindi procedo per approssimazioni, non sapendo mai quando l’indulgenza supera la soglia di una dignitosissima nonchalance  e  vira al rincoglionimento, io in genere mi mantengo su posizioni di mezzo.  così quando lui ha detto voglio entrare in polizia pensa che figata averci la pistola d’ordinanza, ho deglutito con forza  e quando poi un giorno è arrivato con la beretta 92 perchè voleva pulirla e smontarla insieme a me, anche quella volta sono restata sul vago, ho sgranato gli occhi e finto un  mal di testa. solo quando son certa della gravità del fatto reagisco con fermezza ed indignazione, ma deve essere una roba che proprio non puoi sbagliarti.

per esempio ieri il coglione  passavamo davanti al mio bar preferito, mi bacia e mi fa ti va di farti un ape? ehi tranx offro io. allora poi m’è venuto d’un tratto il  riflesso pavloviano della sopravvivenza, gli ho sfilato l’arma dal giaccone e ci ho sparato. ma proprio deve essere una roba che non puoi passarci sopra.

Almeno scrivimi
dicembre 3, 2009

Poi un giorno è arrivata Eleonora.
Io a dire il vero non ci speravo. Quale femmina nell’era di Maria De Filippi con tutti i suoi nerboruti e palestrati valletti, avrebbe compreso la bellezza del mio pisello?
Poi un giorno è arrivata Eleonora e allora quello che ero stato non esisteva più, perchè ero una persona nuova.
No, non è vero. Il passato vince sempre.

-Stare con te è una lotta un guaio un dolore, non sei più quello di un tempo. Sei cambiato.
– Ele che minchia dici eh? Sei tu semmai che sei cambiata diocampo!
Mario, ascolta, non c’è più un sussulto tra noi, non i baci, è tutto secco. Non gliela faccio, capisci?
– No Ele, che minchia dici? Sono io -io semmai- non tu, quello che sopporta e che stringe i denti in questa storia.
-In questa storia come tu la chiami, quello che fai è digrignare nella notte, sei l’uomo strozzato dalla tua infelicità definitiva.
-Ele, cristo per una volta smettila di parlare come fossi un teatro d’avanguardia.
-È uno sfacelo Mario, un gioco al massacro. Sono tutta piena di fantasmi e di sofferenza.
-Ele. Non so cosa fare senza te. Perché non dici nulla? Perché come al solito metti il muso e rimugini? Cazzo Ele. Non fare così. Dì qualcosa. Te ne stai mica andando? Almeno scrivimi.

Francis Scott Fitzgerald diceva che la differenza tra sentimentali e romantici è che i primi credono che le cose durino, i secondi hanno una fiducia disperata che non durino. Ecco perché secondo me non sono sentimentale. Io l’ho sempre saputo che finiva così.

Love kills
novembre 30, 2009

Giada.
Amava il mio lato rock fresco ed ingenuo, le selezioni dissociate con Janis Joplin e Fausto Leali che confezionavo per lei. Avevo anche convinto mia madre a comprarmi un Technics 1200 così rinunciando alle vacanze estive.
Non si può avere tutto nella vita, tesoro.
Nell’ultima primavera del liceo io e Giada ci eravamo messi insieme baciandoci con gli occhi chiusi sotto un acero.
Quel pomeriggio era scivolato veloce ed il tempo con lei sembrava finire sempre troppo presto. Avevo riaperto gli occhi, già erano passati tre mesi.
Tre mesi di risalite lungo tutti i diciassette tornanti che ci separavano -Giada era di Valle Scappuccia così ogni giorno prendevo il motorino ed andavo da lei. Cercavo di portare la nostra relazione ad un livello, diciamo, superiore; non importava quanto ghiacciate potessero essere le mie palle -che provatevi voi a fare Fabriano/Valle Scappuccia a Marzo- io avevo la tenacia ormonale che mi sosteneva.
A giugno finalmente avevo percorso per intero la discesa della sua gonna ed ero riuscito a conquistare un lembo di pelle.
Giada si era irrigidita, io già inesperto di mio non avevo saputo che senso dare a quel rigor mortis.
Che faccio? Continuo? È timida, non vuole?
Avevo sentito sotto di me quell’incastro di ossa dure minacciarmi ed ero entrato nel panico.
“Giada?”.
Lei non parlava, se ne stava con la bocca serrata e gli occhi chiusi ad attendere l’ineluttabilità del cazzo. Così avevo imboccato la via che credevo più semplice per uscire da quel punto morto.
“Io ti amo”.
Certo che in quel deserto fallico, dove solo il mio pene s’erigeva in mezzo ad un tragico nulla, una cosa del genere l’avrebbe convinta.
Invece il sabato successivo Giada mi aveva lasciato davanti ai campi di lavanda: “Mario sono confusa, lasciami del tempo per capire. Achille dice che in questi casi è meglio rallentare”.
“Chi cazzo è Achille?”.
Poi era arrivato l’esame di maturità ed io avevo fatto una scena muta da manuale, stavo soffrendo come un cane e nessuno doveva avere dubbi a riguardo.
E quando l’estate tutti erano partiti per la Costa Azzurra avevo pensato beh almeno ho il giradischi.
Che nello straripante mortorio della mia vita, solo la musica m’aveva dato soddisfazioni vere, eppoi quel lato rock poteva tornarmi utile anche in futuro.
Coltiva la passione, m’ero detto.
Poi invece, quando ero finito a cantare every time you go away ad occhi chiusi avevo capito che era arrivato il momento di finirla lì con la parentesi rock.

Circle of love
novembre 26, 2009

Con un tempismo piacevole quanto un cactus su per il culo lui entra con la sua migliore faccia da adesso ti faccio vedere. “Dobbiamo chiarire”.
Occristo no, avevo appena messo Maria De Filippi ora mi disturbi, chiariamo dopo magari. E assume tutte le posture di chi ha smesso di subire donna ma il fatto è che, vedi, in questo momento tra te e Maria io scelgo Maria, la vita è dura già abbastanza.
Non è che ho abusato, no. Non è quella storia in cui gliene abbiamo fatte così tante che alla fine lui va fuor di coppa, obbravo, te lo direi anch’io non fosse che hai sbagliato l’interpretazione. Lui interpreta come una fichetta qualsiasi, diobono non c’è più religione. No. E’  più semplice, Maria te lo saprebbe spiegare meglio di me. E’ che dopo un certo numero di anni la convinzione va in prescrizione -una roba così veloce che Berlusconi si sta masturbando mentre assiste a questo sfacelo.
Lui crede che sia il momento di tirare fuori il testosterone, di reagire, del resto quando mai una convivenza ti lascia indenne?
“Tu hai detto tu hai fatto io ho sbagliato solo una volta”.
I corteggiatori sono spavaldi, c’è anche un principe.
“Mentre tu hai sbagliato tutto il giorno”.
Fossi un uomo ora caccerei un rutto, è un principe -dice- ma vuole solo essere se stesso.