Un tantino ossessivo
dicembre 20, 2010

non ci siam mica conosciuti per caso io e lei. ricorda? dicevo “no sono stanca, sto qui”. non penserà che fossi stanca sul serio -non mi stanco io, son giovine- no, stavo lì per lei,  trascurando il mio vitaminico marito. per lei.  sì lo so che può sembrare un tantino ossessivo ma erano anni che la volevo conoscere. anni. quando per corteggiarmi bastava uno sguardo da duro e una frase come “sai, ho un blog”, ha presente? così eccomi, questa volta sul PslA ci sono anch’io e se ora mi dicono “sai, ho un blog”, scappo.

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invece è già natale
dicembre 9, 2010

C’è il rumore della città, quel crepitio balcanico che t’abbraccia, ci sono i gatti nel giardino, c’è che siamo a est e tu dell’est prima non sapevi niente.
C’è l’orafo che ci ha fatto l’anello -Ma è d’argento- dicevano -è da poveri, se ti sposi ci vuole l’oro- e questo signore qua oggi, ero andata a comprare il regalo per mia nipote -sono zia- mi ha riconosciuto -Ah, ma lei è l’italiana!  come va, le manca qui?
C’è il bar Modigliani con le croste alle pareti ma la rakì è buona;  c’è il rumore del cancello  quando arriva gente; due anni fa esatti un poliziotto sparava in testa ad un quindicenne tanto per, così oggi la città è piena di volanti e molotov.
-Ma tanto- mi fa una signora -vedi che non succede niente chè ormai ci hanno dato cinque ergastoli a quello- e poi c’è il festival del cinema dove sono tutti volontari, nessuno è pagato.
-Fino all’anno scorso- mi fa Iannis- lo stato greco aveva messo in mano l’organizzazione ad un ente statale  ma siccome -dicono- c’è la crisi, s’è deciso di non pagare questi parastatali  qua –eh ragassi, sapete com’è butta  male, dobbiamo tutti fare dei sacrifici– e ha commissionato tutto ad un’azienda privata  che piglia su tutti studenti felicissimi di lavorare gratis per la cultura.
Ci i sono le rivolte in strada e se provi ad entrare in sala -non gliene frega niente a nessuno che sei italiana e sei venuta da lontano per vedere i documentari sui poveri dell’america latina- ti fanno BUUUU!, allora io mi vergogno e me ne vado;  c’è la piazza con la nave dodicimetri tutta illuminata di lucine, c’è il letto che abbiamo lasciato qui  con addosso ancora il nostro odore, le nostre forme, e poi c’è il gatto che mi si struscia e dice mamma anche se, vabbè, ieri abbiamo sbagliato bestia, lo abbiamo preso -era uguale uguale, stesso colore stessa faccia da stronzo- e quello invece di fare  PURR PURR ci ha artigliato tutti.
Ci sono le cose mie, un po’ qui un po’ là, c’è che sto nel mezzo, di passaggio, tesa divaricata tra due istanti, c’è che pensavo di farcela prima e invece è già natale.

Con quello sguardo un po’ cossì
dicembre 11, 2009

Lo sguardo opaco di Aris mentre gli spiego che nei tempi composti ci vuole l’ausiliare essere per gli intransitivi e avere per i transitivi. Me ne fotto se non capisci, io per dicembre devo finire il capitolo sul passato prossimo.

Lo sguardo traballante di Maria quando mi racconta che Illuminato (i nomi greci sapete) le ha mandato un bigliettino per le feste: “Ti auguro tutto quel che desideri. “Si riferiva a noi due vero?”.

Lo sguardo di sbieco quando racconto che in Italia ho un cane e che  tutti i cani da noi fanno bau bau.

Lo sguardo sinistro di mia sorella quando sfregandosi le mani dice: “Questa volta ai parenti di forzaitalia (parenti acquisiti però) gli regaliamo Negri froci Giudei ahahah”.

Lo sguardo impossibile quando apro il regalo di un mio cliente. E’ natale. Chiudiamo gli occhi.

Questo il regalo del mio cliente.