Archive for the ‘Grecia’ Category

come sono andate le cose
aprile 20, 2010

ci risiamo.  la ragazza è cagionevole, bisogna di nuovo portarla dal dottore. con lei -come sempre al suo fianco- il marito a farle da spalla per fronteggiare  insieme la sanità pubblica greca.
tuttavia stavolta le cose si complicano.

-lei signorina mi ha un batterio violento, qui bisogna passare alle punture.
-capisco pazienza. me le fa lei dottore sì?
il medico scoppia a ridere ahahah AHAHAHAHAHAH, AHAHAHAHAHAHA AH AH poi immediatamente lancia uno sguardo d’intesa al marito, come a dire femmine cretine, non capiscono una fava.
invece l’inutile e coglione marito, che ha più consuetudine con la sanità pubblica greca, capisce subito e allora si butta.
-amore che problema c’è te le faccio io le punture.
lei ignora quell’ottuso ottimismo e tenta il contraddittorio con la scienza.
-e secondo lei dottore, scusi eh, ma chi me le dovrebbe fare le punture?
ma la scienza fa spallucce e se ne lava le mani.

così la ragazza cagionevole resta da sola con la sua malattia e l’inutile e coglione marito.
-eh che ci vuole dài amore che te le faccio io le punture.
lei non vuole sentire e scappa via, terrorizzata dalla faciloneria di quell’uomo che dovrebbe avere a cuore la sua salute invece è pronto a siringarle il sedere così, a freddo, come fosse una scorza di limone qualsiasi.
lui la raggiunge.
-non capisco perchè la fai così lunga. su su non fare la solita scena isterica.
ed è allora che la ragazza non capisce più nulla, gli afferra il braccio -tu mi vuoi ammazzare mostro! TU ATTENTI ALLA MIA SALUTE!- e glielo morde con tutte le forze.
e mentre poi, vagando per la città, fragile e facile preda di maghi ed omeopati, se ne torna infine a casa con una boccetta di semi di pompelmo -che sempre meglio di un ago random sul culo- lui ha già lanciato un gruppo di discussione su friendfeed.
così, a quel punto, la ragazza capisce che solo una cosa è rimasta da fare: spacca la boccetta di semi di pompelmo e uccide l’inutile e coglione marito.

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-stai una favola, -ma grassie
marzo 26, 2010

smettila, ancora pensi che essere drop-out faccia fico? guarda, non è neanche più di moda usare l’inglese. sei una signora ormai, guardati. guarda come sei carina, hai fatto anche la frangia.  stai una favola.

fortunata tu,  vinci facile. sì.

qui in grecia -dici- ci hai gli amici fricchettoni che partoriscono pargoli in casa e costruiscono case di paglia e allora tu sei quella radical-chic con la libreria fornita e le lucine ikea che sdrammatizzano.

in italia sfrutta il precariato dei tuoi amici -evita quelli iscritti ad un albo però-  ed è come gareggiare ai 400 metri con un paraplegico della vita adulta e responsabile -dici- hai un marito con tanto di sigillo statale e anello al dito, sei ben disposta a tentare pubblici concorsi e studiare, torni due volte all’anno e nessuno si accorge più della tua sociopatia perchè tanto poi vai a passare l’estate su un’isoletta greca.

così ora, prima delle vacanze ad ikaria e a creta, andiamo un poco a fare la signora in italia.


Atene alcolica-mini guida per ganzi
ottobre 29, 2009

Ieri i greci festeggiavano il giorno del no di quando cioè Mussolini  si provò di fare il ganzo coi greci: “Forza mangiafeta, fateci passare che dobbiam far la guerra noi!” ma i greci alzarono il dito medio: “Fottettevi fasci”.
“Ah sì?” fece allora Mussolini mettendo su un collo a tacchino ” e noi vi spezziamo le reni!”. Poi si sa come finiron le cose e insomma fine spieghino.

Dunque ieri era una festa non proprio contro gli italiani ma insomma, contro quelli fascisti un po’ sì. Così mentre noi italiani comunisti, che invece potevamo circolare, facevamo i turisti ad Atene ed i greci ficcavano la bandiera nel portabandiera (qui tutti i balconi ce l’hanno di serie) alcuni anarchici entravano nella stazione di Polizia  col kalashnikov.

Ma insomma. Entriamo ora nel vivo di questo post. Alcolismo ad Atene. I posti che dirò son ganzi assai che conosci solo se stai con  un ateniese ganzo  anch’esso altrimenti finisci a moijto&Shakira no grazie.

se sei ganzo continua per la mini guida

Gotta be strong
ottobre 22, 2009

oh my

L’altro giorno mi faceva male l’alluce. “Cosa può essere?” chiedo. “E’ la gotta” mi fa lui, “la riconosco, mio padre ce l’ha”. Ora.  L’esser malaticcia il più delle volte mi eleva ad esistenza pallida e sofferente, le persone cagionevoli di salute attirano compatimento e sono tanto sensibili per cui va bene.
Non si può ignorare però l’efficacia suggestiva di un nome.
Se dico che ho mal di testa penseranno poverina quanto pensa, cervellotica.
Già col mal di pancia ho più di pudore, dove è la zenzibilità in un intestino bloccato?
Ma la gotta.
(Anche se non so cos’è la gotta).
La gotta no.
Perdio.
Persino il mio amico Juan il fricchettone  -per lui tutti gli esseri umani hanno pari dignità, figuriamoci le malattie-  si è messo a ridere quando gli ho detto che  forse ho la gotta.
AhAhAhAh, non la smetteva più, AhAhAh ma la gotta è roba da vecchi, io facevo un sorriso tirato, AhAhAh, ma intanto mi era salito lo sconforto. Perchè, ditemelo voi, quale fascinazione resta ad una donna con LA GOTTA EH?
Sì sì sì lo so, tutto questo ha a che fare con la mia insicurezza bla, dovrei fregarmene bla, rielaborare i traumi infantili bla.
No. Io alla rielaborazione preferisco la rimozione, così ieri mi son vista Battlestar Galactica The Plan che ormai sono ad un punto di assuefazione tale alla serie che non capisco più se mi piace oppure no, cioè succedono cose che un po’ dici ma che minchia fanno?
Ma a quel punto basta invocare la cosa della sospensione della realtà, “Ah beh allora non parlo più” mi dico e poi io sospesa dalla realtà ci vivo: nella mia vita ho studiato solo codici e sentenze e son scappata in Grecia ad insegnare grammatica in greco, per forza che poi mi bevo ogni cagata.
E comunque, quando mi sento triste per via della gotta, il mio lavoro mi aiuta; penso allo sguardo vitreo di Aris ieri sera: “Aris, allora come-ti-chiami? Rispondi dai”.
Aris barcolla suda, allunga l’occhio al quaderno del suo compagno di banco.
“Aris” lo incoraggio ” dai, io-mi-chi… rispondi, io mi-chia… io mi chiamo…”.
“Sa…Salonic?” fa con labbro tremulo.
La gotta forse è niente.

Per voi col calzettone (ah ah ah)
ottobre 11, 2009

mare, ottobre

Mare Ottobre Grecia (ah ah ah)

l’avvocato, l’impianto demo e la signorina silvia
luglio 27, 2009

ora, non vorrei sembrare un tantino ossessionata dal – mio – capo – che – è – diventato – cavaliere – li – mortacci – tua – come – mi – rompi – i – coglioni – sbucciasugari – di – sto’cazzo (pardon)- che una mattina di luglio mi fai chiamare il quirinale (si, esatto) per sapere dove si possono comprare le insegne del tuo titolo di merda e che comunque tutte le mattine mi tocca  rispondere per te al telefono e dire robe che mi vergogno come una ladra e che non so per quanto ancora potrò continuare, robe tipo “un attimo prego, le passo il cavaliere avvocato” “buongiorno, studio del cavaliere avvocato” “eh, non so se il cavaliere avvocato sarà d’accordo” “no, il cavaliere avvocato non c’è. lo trova dopo, il cavaliere avvocato” mi hai fatto venire l’angoscia, capito?

così il cavaliere avvocato venerdì mi dice “sa, ho avuto un idea”.
“ah” faccio io.
“senta qua che ideona che m’è venuta”.
sono tutt’orecchi.
“ora. lei sa che devo mettere un nuovo impianto di condizionamento”.
“si”.
“e che lo dovrei pagare venticinquemila euro”.
“eh”.
“ecco, io ho deciso che non lo pago. sa come?”. scopri come

sono bacchettona
luglio 15, 2009

“facciamo una piccola truffa” mi fa ieri il mio signore e padrone somministratore di miserabili retribuzioni sommerse (ci siamo capiti, si?).

“facciamola” rispondo io con falso senso d’indignazione (una truffa? moi? jamais!) ma ugualmente chinando il capo (visto che tu comandi. ed io no).

“facciamo che tu fai un master, che tu studi, che tu fai i test intermedi al mio posto, che tu scrivi la tesina al mio posto e che poi io prendo il diploma a nome mio. eh? fico, no? che ne dici?”.

“eh” replico, lo ammetto, non certo peccando di sdegno -adesso ti frego tronfio arricchito sbucciasigari- “ma poi chi ci va a discutere la tesina, eh?”.

mi guarda, lo so cosa stai pensando -stai pensando che potresti farmi crescere panza e baffi e mandarci a me a discutere al posto tuo, mi stai per domandare di non farmi più cerette e di aumentare i lavaggi aggressivi al capello. nel giro di due anni dovrei somigliarti.

e quest’uomo qua, l’hanno appena fatto cavaliere della repubblica italiana.

raccapriccio balcanico (con annessa colonna sonora)
maggio 11, 2009

ora che l’han fatto cavaliere, il mio capo non sa che fare. è un problema, cioè, come si terga: “cav. avv.” o “avv. cav.”?  e come ci si presenta al pubblico: “piacere, cavaliere avvocato” o “avvocato cavaliere”? senza contare poi il console, il tesoriere, il diritto pascolatico e tutte gli altri scudi gentilizi che ha collezionato nella sua vita da barone.
sarà ridondante? che dice? dove lo infilo adesso cavaliere, eh? senta, per cortesia, mi faccia una ricerca, è un lavoro importante, non creda: si tratta di chiedere in giro, veda un po’ sull’internet, insomma,  lei che è intelligente mi scopra dove mi si posiziona ora il cavaliere nella mia sfilza di blasoni. conosce mica qualche cavaliere lei?
delusissimo dalla mia scarsa dimestichezza con la materia e col jet set, mi liquida infine con un’ultima richiesta.
signorina, dobbiamo comunque pubblicizzare la cosa. senta, facciamo così: quando risponde al telefono faccia finta di confondersi, dica adesso le passo il cavaliere…oh, no volevo dire l’avvocato. anzi, meglio, dica una volta le passo l’avvocato ed un’altra le passo il cavaliere. intanto che completiamo la ricerca.

la mia serata ggiovane prima della partenza
aprile 9, 2009

 

in occasione dell’imminente rientro pasquale ieri ho fatto onore all’italico aperitivaggio, pratica sconosciuta in questa terra di caffeinomani e che mi manca assai; e siccome -vergogna mia- non avevo mai provato uno spritz, ecco allora che mi son fatta degli spriz. alcuni. parecchi. e a stomaco vuoto. ora, siccome poi mi sono anche ubriacata, tipo che ad un certo punto della serata son caduta a terra (mi hanno spinto in realtà, ma siccome il colpevole era anche lui ciucco più di me, che posso dirgli?) allora m’è salita un’amarezza uno sconforto un senso di affrantitudine -guardatemi, come sono inetta e sfigata- che mi son messa a piangere. e comunque tutto bene poi, che l’alcool aiuta col greco. dopo la rovinosa caduta e il pianto liberatorio, infatti, sono anche riuscita a rivelare alcuni dei miei più sordidi segreti e ho anche partecipato (perdendo) ad una gara di rutti -vergogna mia- così solennemente salutando l’ellade.  

sono una scaldapanche
aprile 1, 2009

-non si può mica prendere due settimante di ferie.
solo perchè è italiana.
-eh, ma la famiglia. è lontana.
è importante.
-e poi con questa crisi, le pare responsabile?
-si fotta la crisi, io già son povera.
e poi la povera madre mia, non ci vediamo mai. nemmeno sa che adesso porto i capelli di un castano più intenso.
-non può chiedere due settimane di ferie, con che faccia poi?
dica, lo sa che qui tutti hanno solo tre giorni?
-non mi costringa a scegliere tra famiglia e lavoro.
che sa, il lavoro non ha mai avuto molta presa su di me.
certo, pure la famiglia. ad essere onesti.
ma la povera madre mia, con che cuore abbandonarla?
-signorina, non insista.
-sa, la famiglia. è. tutto. devo. andare.
sa, l’imperativo. morale.
no, è che la noia.
la noia di questo lavoro m’affossa. e, guardi, solo perchè sono un cervello superiore sino ad oggi non sono impazzita con la noia mortale che mi sorbetto qui. questo lavoro è una merda, diciamocelo.
-ma signorina, la crisi.
-la crisi certo, nessuno qui che mi paghi i contributi. e mi annoio.
è finita, capisce? m’annoio.
-contributi ha detto? beh, riflettendoci bene queste ferie, si potreb…
-no no percarità! cosa vuol riflettere? riflettere fa male: basta facciamola finita. mi licenzi. e non sia gentile e comprensivo anche stavolta con me, che ci ho la famiglia lontana, che è giusto in fondo ricongiungermi con essa almeno per le sante feste, che posso pigliarmi tutte le settimane che voglio. cristo! sia cattivo e spietato! come datore di lavoro dovrebbe tirare fuori i coglioni sa, e non darmele tutte vinte.
che poi altrimenti come faccio a maturare l’insofferenza e a mollare questo lavoro noiosissimo? lei è un mostro.

tuttodunfiato
marzo 12, 2009

salonicco per me son palazzi e cementi, una scacchiera distratta, inchiodata alla sua pesante armatura di verticalissimi assedi su un’ orizzontalità feroce, con fili d’erba che le si drizzano tra le abusive colate e parallele  impazzite che schizzano nei dedali segreti, governati da passi lenti e cani randagi,  e che mentre s’inforcano, s’insozzano e si restringono; poi di nuovo lo scacco si smatassa e un’apertura improvvisa t’affoga nella luce e nell’odore di carni arrostite; salonicco t’evapora d’una bollitura lenta che solo le bestie sanno come fare, davanti alle vetrine  a spararsi d’aria condizionata, poi nella distrazione di quel battito irragionevole, arriva un passaggio antico, un arco che non t’aspetti e svetta contegnoso e severo come il brillocco più grande della vetrina.

più vero della crisi
gennaio 19, 2009

c’è la crisi dice il mio capo rosicchiando nervosamente una montblanc e siccome c’è la crisi da ora in poi per carità non accendete più l’aria condizionata che tanto ci sono i termosifoni e -diamine- siamo pure in grecia, mica la svezia, ma che volete? ridurmi sul lastrico? che poi quello del mio cortile è pure di marmo, non avete idea di quanto sia freddo il marmo. ehm, capo scusi. dica dica signorina. nello stanzino dove sto io non c’è mica  il termosifone. per cui, va bene la grecia, ma comunque dovrei usare l’aria condizionata, sennò gelo. il capo si contorce in una smorfia di silenzioso disappunto, rolla nervosamente il rolex attorno al polsino. che poi – continuo- siccome è vicino ai cessi, la finestra si deve tenere sempre aperta. c’è freddo. nello stanzino dove sto io.  ma c’è la crisi, ci dobbiamo arrangiare. senta, ma le luci dello stanzino, quelle son belle grosse, no? non riscaldano per niente?  

la solita immagine animata, solo per appassionati del genere

il tiraggio intelligente (non solo pecore feta e olive)
gennaio 15, 2009

in casa c’è un problema di tubature. “qui bisogna chiamare l’idraulico e subito, vedete come perde?” così la signora del piano di sotto ci porta nel suo cesso dove effettivamente piove a cascata acqua scura. “ma che avete fatto?” incalza la greca, insinuando una nostra responsabilità nell’accadimento.  “ecchè ecchè, ora sarà colpa nostra se  voi greci  fate le case di cartapesta? tsè!”.

viene pertanto chiamato l’idraulico a giudicare sulle effettive responsabilità. tutto il condominio, in apprensione per le sorti fognarie del proprio stabile, attende il responso dell’esperto.  che, dopo ore di duro lavoro, così  sentenzia: “è un macello,  ho dovuto ripulire tutte le tubature che perlamadonna era tutto ntoppato di carta igenica!”
“no”. “impossibile”. “ma quando mai?”. i condomini greci sono esterrefatti.
“eh no guardate, qui c’è qualcuno che si pulisce il culo e poi  butta la cartaigenica giù per il water. cientoperciento” insiste l’idraulico.

allora tutti si girano verso di noi in omertoso silenzio. che noi italiani, con questo nostro stupido e risaputo vizio di pulirci il culo e poi gettare la carta nel water, abbiamo violato una fondamentale regola del vivere civile. continuiamo a negare ma siamo umiliatissimi e, mentendo, giuriamo che non è vero, che -fidatevi- anche noi abbiamo il cestino apposito per la carta da culo usata. nessuno ci crede.

ecco. allora io me ne fotto, si, me ne fotto e venitemi pure a sfrattare ma tanto io giammai! giammai mi piegherò alle vostre barbarie, greci maledetti! che io, figuriamoci, la cartaigenica la getto nel water anche prima, che mi fa da strato d’insonorizzazione e rende la seduta in bagno meno stressante. che poi spiegatemi -è una questione di peso specifico, di fisica, giusto?- spiegatemi come mai il tiraggio delle fognature greche riesce a mandar giù una cacca ma non una carta? cioè una cacca si e un malloppetto di carta leggera leggera invece no? eh? com’è? cos’è ci avete le fogne intelligenti che riconoscono  il bersaglio biologico da risucchiare?

la morale è dunque che in grecia non hanno solo le pecore la feta le olive eccetra eccetra come alcuni pensano ma anche il tiraggio intelligente.

fuori piove
settembre 25, 2008

adesso per vincere la malinconia settembrina mi sono fissata che voglio cambiare casa: impegnarmi in questa onesta attività mi consentirà di deviare altrove e per un attimo i miei nervi tesi. lui questo l’ha capito subito sicchè ha accettato al volo. di solito quando gli dico fai questo, telefona qui, chiedi se ce l’hanno il riscaldamento autonomo, tira su un pippone che perchè non lo faccio io (sono pigra), perchè deve fare tutto lui (sono pigra), invece adesso è veloce, oserei pimpante (ha paura). (ha ragione: il passaggio alle scarpe invernali non è mai semplice per noi rompiballe  ciclotimici).

continua

Shopping ellenico
settembre 13, 2008

  Saluti dalla Grecia, eh.