Archive for the ‘Lavoro’ Category

Signorina?
ottobre 26, 2009

psycho_l

Ti piace il tuo lavoro?
Sì guarda da matti, col mio capo    facciamo un sacco di giuochi divertentizzimi.
Per esempio?
Per esempio facciamo adesso siamo poveri.
Sembra divertente.
Lo è. Per esempio se accendo l’aria condizionata, tempo due minuti lui corre nella mia stanza.
-signorina.
-sì.
-che facciamo?
-eh, che facciamo?
noi non accendiamo l’aria condizionata. costa. sa, noi spendiamo troppo.
– eh ma io freddo.
– signorina lei è l’unica che mi accende l’aria condizionata, perchè noi invece non abbiamo freddo?
– eh ma io essere unica che avere stanza senza termosifone.
– la smetta perdio di scaldarsi con l’aria condizionata, sì?
E poi c’è adesso facciamo che tu sei la segretaria ed io il padrone del mondo ahahah.
– signorina mi è arrivata questa multa qua.
– eh.
– non la voglio mica pagare.
– ah. possiamo fare riscorso al prefetto.
– sì brava, chiami il prefetto e gli dica che sono un cavaliere della repubblica.
-ma come ma io mica…
-e un console, sì sì dica che sono anche un console.
-sì però non posso mica…
-oh che palle signorina che mi fa venire insomma io quella multa non la pago!
Adesso facciamo che non ci sono.
-signorina, non ho mica voglia di andare all’appuntamento di tizia, la chiami e le dica che l’avvocato è mooolto impegnato in tribunale che ne avrà fino alle sei, no alle sette dica.
-va bene.
Chiamo. Disdico.
Adesso invece facciamo che ci sono.
-signorina ci ho ripensato, mi chiami tizia e me la passi.
-ma.
-me la passi.
-le ho appena detto che è in tribunale.
-ma io ci ho ripensato. voglio parlare con tizia.
-magari se la chiama lei dal cellulare…
-cosa.
-magari poi tizia pensa che lei sta in tribunale.
-sì ma se la chiamo io poi che gioco del cazzo è questo, no?

No no, il lavoro è bello e ci si diverte.
Sono io che sono negata per i giuochi di ruolo.

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l’avvocato, l’impianto demo e la signorina silvia
luglio 27, 2009

ora, non vorrei sembrare un tantino ossessionata dal – mio – capo – che – è – diventato – cavaliere – li – mortacci – tua – come – mi – rompi – i – coglioni – sbucciasugari – di – sto’cazzo (pardon)- che una mattina di luglio mi fai chiamare il quirinale (si, esatto) per sapere dove si possono comprare le insegne del tuo titolo di merda e che comunque tutte le mattine mi tocca  rispondere per te al telefono e dire robe che mi vergogno come una ladra e che non so per quanto ancora potrò continuare, robe tipo “un attimo prego, le passo il cavaliere avvocato” “buongiorno, studio del cavaliere avvocato” “eh, non so se il cavaliere avvocato sarà d’accordo” “no, il cavaliere avvocato non c’è. lo trova dopo, il cavaliere avvocato” mi hai fatto venire l’angoscia, capito?

così il cavaliere avvocato venerdì mi dice “sa, ho avuto un idea”.
“ah” faccio io.
“senta qua che ideona che m’è venuta”.
sono tutt’orecchi.
“ora. lei sa che devo mettere un nuovo impianto di condizionamento”.
“si”.
“e che lo dovrei pagare venticinquemila euro”.
“eh”.
“ecco, io ho deciso che non lo pago. sa come?”. scopri come

abbastanza paura
febbraio 27, 2009

la mia collega di lavoro mi fa abbastanza paura, si.  stamattina è entrata in cucina e s’è messa ad urlare “cos’è questo zucchero qui per terra?”. l’altra ragazza s’è saputa difendere prontamente: “ah, io non uso zucchero”. non rimanevo che io, la povera italiana scema che si fa fatica a farle capire come vanno le cose da queste parti, un po’ per via della lingua, che si prova ogni tanto ad andare da lei e raccontarle qualche barzelletta in greco ma quella deficiente rovina sempre tutto che mentre racconti ti ferma in continuazione “che significa questo, che significa quello” e che due palle. e comunque dopo che uno si fa il culo per spiegarle tutto, almeno ridi cretina.  d’altra parte, fatti suoi se non vuol socializzare ma la politica di questo studio legale è meglio che le entri in testa.  che se la donna delle pulizie va in ferie noi si pulisce lo studio, il lunedì mattina, prima che arrivi il capo. perchè credi che assuma solo collaboratrici  femmine eh? che se la sua gnocca di turno ti chiama “sono sotto lo studio, venite a caricare un po’ di cose dell’avvocato” noi lo si fa, gli sci, gli scarponi, la merenda, mettiamo tutto dentro senza sbuffare  ed auguriamo alla coppia presidenziale un felice viaggio. capisci? capito cretina?

Io ho abbastanza paura, si.

diabolica vendetta, il mio secondo nome è satana
febbraio 17, 2009

c’è questo italiano qua,  il signor Rosario, che mi hanno rifilato spacciandomelo come importante cliente, in realtà ovviamente è un petulante scassaminchia.

appena ha saputo che gli avevano assegnato un avvocato femmina ha dichiarato: “il cervello di voi donne fa le bizze, chè vi sentite sempre sole, è colpa delle vostre sinapsi uterine”. “forse è un genio”, ho pensato sul momento.

comunque poi se n’è fatto una ragione ed ora sta sempre sempre con me, che coi greci ha un pregiudizio peggiore che con le donne e allora, lui, coi greci non ci parla e, anche se son donna, parla solo con me.  resterà fino a sabato ma io, invece di odiarlo e disprezzarlo, io non sento più quel vuoto pesante della città muta. per esempio di quando tendo l’orecchio per infilarmi nelle altrui conversazioni da autobus  e non capisco nulla che, se borbottato, il greco tende a sfuggirmi.

certo, ora sento quel pieno pesante del signor Rosario che  mi  vuole parlare  a tutte le ore: “avvocato sono già davanti al tribunale”.
“ma,  ma come? sono le sette!”.
“eh, mi volevo avvantaggiare. che faccio, la aspetto?”.
“ma, sono le sette”.
“non importa, io la aspetto uguale”.

“avvocato, devo andare in bagno”.
“guardi, in qualsiasi bar”.
“ma come glielo dico devo andare in bagno?”.
“dica tualetta”.
“come?”.
“tualetta”.
“che nome cretino”.

“avvocato, sono qui al ristorante, sa mica come faccio ad ordinare? senta le passo un secondo il cameriere ci dica perpiacere che voglio un riso bollito con un filino d’olio”.

allora poi gli ho ordinato la famigerata salsa all’aglio, la skordalià , con un accompagnamento leggero di cozze al sugo.

madonna
novembre 3, 2008

la mia collega non la smette di urlare e questa non è la settimana ideale per i suoi starnazzi, ho scoperto che se non posso bere (non potevo bere) tanto vale non uscire di casa (sono rimasta a casa). abbandonata la tv italiana ho finalmente trovato il programma dei miei sogni qui in grecia: si chiama mayday e fa vedere gli ultimi istanti di vita di mortiammazzati da una sciagura aerea o navale o cosmica. ma non pensate che io sia quella messa peggio di tutti: la mia collega sta urlando perchè l’hanno immortalata sul giornale locale che ballava durante il concerto di madonna.

mi darò all’alcolismo
settembre 27, 2008

la mia vita sociale non decolla. cioè, se mi mettete a bere tsipouro per una giornata intera col mio amico Juan io sto una favola. ma ieri era diverso. era la festa dello studio legale.

elaboro una strategia di sopravvivenza: “prendiamoci una birra e filiamocela, sei d’accordo?”. “d’accordo” ed in quel mentre vengo precettata dalla mia collega per parlare dei suoi problemi di cuore.
– sta con un’altra ma io non sono per niente gelosa e sai perchè?
– no.
– perchè lei non sarà mai avvocato. mai. capito? io sono avvocato. e lei invece no. mai.

in quel momento mi giro per capire a che punto stiamo messi con la birra ed è lì che vedo il mio capo che sta chiedendo alla segretaria di slacciargli il polsino della camicia con i denti.
ed ha appena ordinato un doppio malto per tutti.

sono segretaria
settembre 18, 2008

che palle. mi hai messa a fare la segretaria: “sono nella merda, ti prego. aiutami“. cosi’ ora stai a darmi ordini con quel tono pseudogentile ma che in realta’ vuol essere perentorio tipo io sono buono coi sottoposti. che palle. e quando non sono svelta, se domando troppo, allora poi metti su quella faccia da cazzo che dice pazienta con questa idiota. sotto sotto cioe’ ci stiamo sfanculando di brutto tutti e due. per cui. forse. e’ meglio se ti trovi una che almeno si faccia pagare per tutta la cosa.

Perche’ io sono una persona brillante
agosto 29, 2007

Stavo seduta sulla mia scrivania da avvocato e pensavo ad un modo per farmi accettare dagli ellenici colleghi, per mettere in chiaro che si, non parlo la loro lingua, non sempre li capisco, ma che ecco, questo non significa che io non sia intelligente. E spiritosa. Sagace.

No avvocato, non si faccia trarre in inganno da ieri quando prima, con fermezza le ho comunicato che avevano tolto la fermata dell’autobus davanti al nostro studio e poi, affacciandomi alla finestra, io non so come sia successo, quella era di nuovo al suo posto. Che colpa ne ho io se l’amministrazione comunale si diverte a fare le cacce al tesoro, no? E quando poi, intronita sul mio sedile da professionista, ho fatto quella battuta che non e’ stata compresa. Posso usare il suo computer signorina? E va bene, per questa volta faccia pure avvocato. Gelo. E’ che lei non capisce l’ironia italiana. E va bene, per questa volta faccia pure avvocato e risata.

No ecco, vede, io sono pur sempre un ottimo elemento per il suo studio. E non pensi che sia, come dire, poco attenta, distratta o, ancor peggio, cretina. No no, no, questo non lo deve pensare. Perche’ io sono una persona brillante. E glielo dimostrero’.

E dunque dicevo, poco fa, stavo ragionando su come evidenziare le mie doti intellettuali ed ero tutta presa da questa cosa. Entra l’avvocato. Buongiorno avvocato, tutto bene? Bene signorina grazie, senta mi scriva una lettera cosi’ e cosa’ per quella cosa li’ che sappiamo. Certo, sara’ fatto, non ne dubiti. 

Perche’ puo’ capitare a tutti, pensavo, di perdersi una fermata dell’autobus, la nebbia, lo smog, lo stress della vita metropolitana, e io che c’entro?

Entra l’avvocato. Buongiorno avvocato come sta oggi? Mi guarda storto. Cosa ha da fissarmi in quel modo? L’ho solo salutato, allora qui non c’entra niente che mi perdo le fermate o che faccio battute incomprensibili per le elleniche sensibilita’, qui si respira un’aperta ostilita’ nei miei confronti. Signorina guardi che mi ha gia’ salutato dieci minuti fa. Ah. ecco. Si. Giusto.

Ma ero assorta, concentrata, cercavo per l’appunto una maniera per sottolineare la mia intelligenza. E’ che in Italia si e’ zelanti avvocato. Tutto qua. Ed io scema non sono mica. Perche’ io sono una persona brillante.

La prego non mi licenzi.

Italian pizza e poi anche una crisi di coppia ed un problema di lavoro
luglio 26, 2007

Sono ormai mesi che gli occasionali guadagni cominciano a non giustificare il lavoro. All’inizio quella di aprire una pizzeria c’era sembrata un’idea eccezionale, poco originale certo, dicevo io, i soliti italiani all’estero, ma poi il socio m’aveva fatto leggere un menu’ dei nostri futuri concorrenti e c’eravamo convinti. Scarpone (calzone). Pizza hot (con carne macinata). Pizza italia (con spaghetti alla carbonara). Razza di mistificatori. Principianti. Vi spezzeremo le ossa. Invece, per qualche inspiegabile motivo, il gusto semplice e genuino della nostra vera mozzarella non aveva fatto nessuna presa sui palati fini di questi inutili mangiatori di pizze taroccate.

Ma non credo che questa sia mozzarella. Come sarebbe a dire scusi? Questa qui non e’ mozzarella per certo, e’ filacciosa e ammolla la pizza, vede? Signora non e’ mica un crostino perlamiseria, la pasta deve cedere alla gravita’ ecchecazzo. Il giorno seguente la vecchia mi si ripresenta con il ghigno del vincitore morale sbattendomi in faccia, la spietata, una confezione di “mozarella itagliana”. Signora cristosanto, queste sono sottilette ma non le vede? La mozzarella e’ tonda e bianca, e’ buona e fresca, le sottilette invece sono questa piastra gialla di volgare formaggio. Non e’ che se mettiamo un’etichetta olio extravergine al piscio questo cambia le cose.

A quel punto il mio socio mi porta nel retro, beviti un sorso d’acqua e calmati. Vaffanculo a te e vaffanculo pure alla vecchia. Vaffanculo a tutti.

La situazione e’ molto tesa e la signora lascia per sempre il negozio con tre pezzi al rosmarino offerti dal diplomatico socio nel tentativo d’aggiustare le cose. Ma la vecchia gridava ancora vendetta, voleva rovinarci la strega.  Spacciano per mozzarella una palla di gomma e pisciano sopra le pizze.

Cosi’, in preda allo sconforto, decidiamo di andare a bere. Dico cose superpositive ed avvincenti gia’ dopo la prima birra e non tanto per la birra in se’ o per tirare su di morale il socio, in fondo l’idea della pizzeria era stata sua. Io avrei preferito qualcosa di allegro ed alcolico, che so, un bar con musica latinoamericana, dunque dal mio punto di vista se lo meritava tutto l’insuccesso.

La verita’ e’ che il silenzio mi mette a disagio. Che senso ha andare a farsi una birra e poi non avere niente da dire? Che se era solo per la birra si comprava al supermercato e si affittava un dvd per la miseria.Ma lui, arreso e malinconico, mi prende la mano e dichiara tutto il suo amore. In fondo pero’ abbiamo ancora la nostra storia ed io, finche’ ho te, ho tutto e altre robe di questo genere che mi si stringe lo stomaco a pensare di essere una specia d’aspirina contro il fallimento. In fondo? Come sarebbe a dire in fondo?

Cosi’ durante il viaggio di ritorno rompo il patto e lascio che una questione d’affari si metta tra noi due. Vaffanculo. Che intendi dire con vaffanculo? Intendo dire vaffanculo. Vaffanculo a te perlamiseria. Ma lui niente. Mette su la faccia da lasciamo che l’isterica si calmi da sola. Non fa niente. Vaffanculo ho detto. Intendo dire proprio vaffanculo. Siamo sempre li’ che parliamo di lieviti rifornitori fatture scadute e poi, quando si esce per svagarsi, tu prima mi stai zitto e poi mi dichiari che la nostra storia viene dopo le mozzarelle i lieviti i debiti, dopo la giusta consistenza dell’impasto, dopo il commercialista che incalza, no spiegami, in fondo a tutto cio’ ci sono io? E no e’, cosi’ non ci siamo per niente, io ho bisogno di gente interessante intorno a me, voglio stimoli e tu, per inciso vaffanculo, tu, credimi, stasera  sei stato di una noia mortale. Mor-ta-le.

Alt. polizia. E va bene, va bene, adesso accosto va bene, ma non ti credere sai, non ti credere che dimentico a che punto ero,  il discorso lo riprendiamo appena questi rompipalle hanno finito, perche’ io non ti mollo mica, vaffanculo te vaffanculo la polizia, non ti mollo non ti mollo non ti -prego mi dia l’assicurazione-. Credi che poi mi passa? Illuso che sei, a me non passa niente, niente mi passa -un momento agente- Questo e’ il tagliandino esposto sul vetro, io voglio anche il pezzo di carta da cui ha staccato il tagliandino. E smettila poi di guardarmi con quell’aria da succube, cristosantissimo, reagisci dico, reagisci, si puo’? Come ha detto agente? Voglio anche il pezzo di carta da cui ha staccato il tagliandino.

In fondo ti sto mandando a fanculo da un’ora.  Allora, ce l’ha o no il pezzo di carta da cui ha staccato il tagliandino? Mi scusi, forse si, ce l’ho, non so, e’ probabile, ma vede, quello che lei pretende non ha nessun senso. Se devo esporre il tagliandino sull’auto perche’ allora lei mi chiede anche la parte che non sono tenuta ad esporre? Che se fosse stato obbligatorio esporle entrambe, e non lo e’, io questo lo so per certo, sono infatti un avvocato, queste cose le conosco molto bene, se fosse stato cosi’, avrebbero fatto custodie di plastica per tagliandini piu’ grandi invece, vede? Lo vede cosa ci ho sul vetro? E tu fanculo non dire niente come al solito, la pagherai, a se la pagherai.

Scenda prego signor avvocato che adesso cotrolliamo se ha bevuto. Ma la signorina e’ sempre cosi’? Il socio risponde con un’alzata di spalle. Ma bravo, ma proprio bravo, adesso rispondi, e allora visto che muto non sei, diglielo, diglielo te al signor poliziotto che io non ho bevuto questa sera, agente questo qui e’ talmente noioso che dopo manco una birra gia’ m’ero rotta le palle e son voluta tornare a casa.

No. Non sono ubriaca e per certo quell’affare e’ tarato male. Il caldo lo sballa. Stavamo litigando si. Per questioni di lavoro. Eh, cosa vuole che le dica, la pizzeria nostra non va tanto bene e allora, capisce, ci siamo innervositi. Ma non sono ubriaca. Non. Sono.Ubriaca. Si chiama pizza Colosseo, la conosce? Che se viene le faccio provare la nostra pizza con pomodoro pachino e mozzarella di bufala. Mozzarella vera mica sottilette del cavolo. Siamo a posto cosi’?

Si che la conosco pizza Colosseo, gia’ che ci siamo domani mando a dare una controllatina che ho sentito dire che ci pisciate nelle vostre pizze. Ma che schifo, ma davvero signorina ci pisciate nelle vostre pizze?

Una giornata tipo (per colpa dei quarantasette ellenici gradi)
giugno 28, 2007

Tipo cosi’.

Sveglia ore otto. Grugnisco. Ogni attivita’ che comporti una levata in anticipo sul mio ritmo circadiano stabilizzatosi intorno alle dodici a.m. mi rende cattiva. Dice se dormi poco la pelle si invecchia prima ed io ci tengo alla mia freschezza epidermica. E non mi si venga a dire mammamia che rompiballe che sei che mezzo mondo si alza anche prima di te. No.

Io faccio parte di quell’altra meta’ che: a) barcolla sotto i quarantasette ellenici gradi b) fa sorrisi da cameriera per nove ore e poi anche sparecchia tavoli sino alle quattro della notte c) cio’ nonostante rientra nel novero del ritmo circadiano del mondo che si leva insieme ai galli avendo anche un secondo lavoro diurno.

Dunque. La prima cosa che faccio dopo aver grugnito e’ mandare a quel paese il mio compagno di letto nonche’ fidanzato. Ho le mie ragioni, infatti: d) e’ cosi’ peloso che aumenta il surriscaldamento terrestre (e visti i tempi che corrono su questo punto credo che raccogliero’ consensi) o almeno quella della camera da letto e) in perfetta sintonia col suo ritmo circadiano, si recherà al lavoro quattro ore dopo di me f) usa il pentolino da latte per le sue carbonare notturne così la mia cattiveria mattutina s’ingrossa ancora di più che mi tocca di scrostare le crosticine dell’uovo mentre con la bocca impastata il dormiente mi chiede di fare piano che lo disturbo con lo schss schss del rubinetto.

Ore nove prendo l’autobus e me ne vo in centro. Sotto la giurisdizione del conducente è interdetta l’apertura dei finestrini che altrimenti non funziona l’aria condizionata, tutti lo sanno e tutti obbediscono tranne un’insubordinata signora che se ne frega e ficca la testa di fuori. L’autista allora prende il microfono che io fino ad oggi mica lo sapevo che si può amplificare la voce in un autobus e intima alla signora di tirare dentro la testa pena l’espulsione. No no e no non ci penso nemmeno. Allora l’autista minaccia di spegnere l’aria condizionata e a quel punto sono i passeggeri ad espellere la disobbediente dall’autobus.

Arrivo al lavoro e quest’oggi per me c’è un’importante mansione da svolgere di import export che l’avvocato mi si presenta con una bottiglietta vuota di liquido umidificante per sigari, dice che siccome è di una marca italiana devo trovare un sito che faccia vendita online.

Poi altre cose senza rilievo bla bla bla.

Torno a casa e il fidanzato ha nuovamente carbonarizzato tutto il piattame senza poi lavarlo. Grugnisco e vado a riprendermi le ore che mi spettano in termini di ritmo circadiano. Lui mi si avvicina peloso e tenta un abbraccio a quarantasette gradi ma poichè l’amore è fatto di piccoli gesti, io invece di raderlo che ognuno ha diritto ad essere ciò che è, semplicemente lo scaccio.

Ore sette apparecchiatura di tavoli, metto su il mio sorriso da berlusconi per la soddisfazione della clientela che in ordine mi domanda di dove sono perchè sono venuta qui se mi piace qui intercalando come parli bene il greco, naaaa, dice? grazie e poi bella italia italiano una lingua musicale italiani greci una fazza una razza viva milan e su viva milan mi domando ma che razza di faccia ho io?

Zitta muta non fiatare
giugno 26, 2007

Un anno fa sfrigolavo e m’agitavo nella toga nera, non vedo l’ora di smetterla con questi lavori intellettuali, adesso basta voglio sporcarmi, voglio un po’ di mani sudate.

Adesso sfrigolo a quarantadue gradi sotto la mia divisa rossofuoco da cameriera con pantaloni e  maniche lunghe che, dice il mio capo, fa brutto mostrare ascelle e caviglie.

Aggiornamenti
giugno 13, 2007

Mille euro ogni tre mesi

Dice mia madre dall’Italia che devo trovarmi un buon avvocato pare che la guardia di finanza abbia trovato sospetta e quanto meno ridicola la mia dichiarazione dei redditi dell’anno scorso. Infatti, è quello che pensavo anche io.

Tu chiamami Lincoln

Lost lo abbiamo finito se dio vuole. Adesso che nelle nostre vite c’è Prison Break e le cose vanno meglio, mi chiama Lincoln, è vero, ma in compenso quando brucia il pentolino del latte ha smesso di urlare presto nella botola lo vedi il fumo nero no?

Insomma

Questi non sono semplici peli sulla pancia, è una mappa. La vedo dura.

La nostra Svizzera emotiva

Noi ci si ama di giorno e si litiga nel sonno, equilibrio di coppia ed ottimizzazione del tempo.

Arabo per me
giugno 12, 2007

Signorina la lascio da sola lei deve rispondere al telefono e dire che mi trovano sul cellulare. Lo sa dire cellulare? Temo di aver appena detto al corriere espresso di consegnare un pacco al numero seinovequattroquattrotrequattroduedueuno. Come iniziare una giornata sudando.

Dritto e rovescio
giugno 11, 2007

Dopo alcuni singulti telefonici in cui mi dice stavolta dobbiamo fare pianopiano, usciamo.

Pupille da cocaina e look raffazzonato esteuropa annistettanta, giacca a vento con pelliccia sintetica da russo criminale e nike argentate. Questo il mio uomo. Ma perché ho perso tempo a truccarmi?

Sei proprio una signorina per bene guarda come sei elegante dammi un bacio dai dammi un bacio.

Lo dice senza protendersi contratto nelle parole vuote e senza intenzione, una retorica e narcisistica esibizione. Io, invece, sollevo un tema di discussione dico tu certo non hai sviluppato il concetto occidentale di abito per via del tempo passato a fumarti tutte le piante del sudamerica.

Siamo pronti all’attacco non si capisce perché ancora restiamo isolati in una battaglia senza campo a menar le mani al vento. 

Primo round: uno a zero.

Lo sai vero che il tuo lavoro è un lavoro da puttane? Tu lo difenderesti Berlusconi? Tu lo difenderesti un pluriomicida? Io, io controllo la corretta applicazione del diritto. Certo, certo però non mi hai risposto, tu lo difenderesti Berlusconi? Penso un attimo alla parcella esito e lui mi finisce, e la morale e l’etica e il tuo ideale? Lo vedi che fai un lavoro da puttane che sacrifichi le tue idee?  

Secondo round: uno a uno. Quest’estate l’ho scampata per un pelo. In che senso? Ero a letto con una peruana ubriaco guasto e mi son lasciato sfuggire uno schizzo di sperma saicome’. Ride. Beve. Continua. Cosi’ il giorno dopo l’ho portata nella mia farmacia di fiducia e le ho comprato la pillola ma quella s’e’ fatta due conti e allora mica ne voleva sapere. Poi per fortuna le sono venute le cose sue.

La tua farmacia di fiducia? Si per preservativimedicinepillole. Ride. Beve. E tu invece che mi racconti? Mi lascio imbambolare dal falso clima di fiducia ingenerato da questi discorsi. Io con il bagnino. Ma dopo che tu sei partito. Mancanza di onestà, la mia malafede disinvolta, forse e’ vero, potrei difendere Berlusconi. Mi scruta a fondo per qualche secondo, non approfondisce la dinamica generale ma va subito al sodo che significa una storia? Ci sei andata a letto? Ci hai scopato o no? Mi verrebbe da protestare tu puoi schizzare dentro una donna di cui non ti fotte nulla ed io invece no, nessun giovane amante sudamericano? Mio dio sei un cliché su tutti i fronti sul lavoro sull’amore e sulla vita, con il tuo istruttore di palestra matutirendiconto? L’avvocato con l’istruttore della palestra che squallore.

Un bagnino, era un bagnino e mi chiedo se tanto basti per invalidare il cliché perche’ un po’,  è vero, è da cliché. Non ci avevo mica pensato. Dove era il mio spirito critico mentre me lo portavo a letto?

E’ finita anche con te. Guardo il tuo viso abbronzato, una patetica maschera di cuoio e me ne faccio una ragione. Ma proprio a pensare che tu ti sia messo l’animo in pace perche’ io sono una che difenderebbe Berlusconi no non riesco e chissa’ cosa stai vedendo adesso mentre mi guardi, qualcosa di peggio di una maschera di cuoio, ne sono certa.

Noi eccentrici
giugno 10, 2007

Ieri al ristorante. Signorina che carne è questa? E’ carne di ci penso su ma non mi viene proprio senta è carne di muuu. Santa onomatopea.

Oggi al mare. Amore sudi con tutto quel pelo? Evaporo più esattamente.

Stasera. Io al lavoro muggisco e tu al sole sublimi. Siamo fatti l’uno per l’altra. Bacio.