Archive for the ‘adolescenza’ Category

cose che riescono se hai amici fricchettoni ovvero quanta adolescenza ancora
febbraio 24, 2010

cose che riescono se hai amici fricchettoni.

1. impari a bere la rakì. badate, non è una cosa facile, non pensate che la si sorseggi a fine pasto come noi fichette italiane facciamo con la grappa, ah ah ah, no. i greci son cazzuti. qui ci si pasteggia. ora. io son diventata una bevitrice navigata, riesco a scolarmente tre a stomaco vuoto senza sentire niente -niente-  ed è solo l’aperitivo (vedi fotina uno).

2. impari le canzoni rebetike chè i fricchettoni ci han questa fissa del ritorno alle origini solo che poi ecco, come dire, esagerano, diventano un tantino ossessivi sul tema, decidono di partorire i figli in casa, cantano antonis il barcaiolo tutta la notte perdio, roba da saltargli al collo con la lama.

3. trovi soluzioni originali contro la noia. sapete, quell’uggia dell’ubriaco che vorrebbe far casino e invece tutti stanno cantando (ancora, sì) antonis il barcaiolo. così io -che comunque reggo benissimo, son ubriaca ma pur sempre dignitosissima, va detto- mi chiudo in bagno e sparo un po’ di pose da figa davati allo specchio, sì tipo quelle con gli zigomi alti ed il sorriso da mignotta (di queste non avrete MAI le foto).  e  poi, siccome quando hai degli amici fricchettoni antonis il barcaiolo magari ti spaventa ma la sperimentazione no, inforco un pettine, piglio le forbici (fotina 2) non ho paura, no -sono pronta. lo faccio, lo sto per fare- e taglio (fotina 3).  la sperimentazione. l’avanguardia. l’asimmetria.

robe, insomma, che facevi già a sedicianni da sobrio.

qui, le fotine.

la mia serata ggiovane prima della partenza
aprile 9, 2009

 

in occasione dell’imminente rientro pasquale ieri ho fatto onore all’italico aperitivaggio, pratica sconosciuta in questa terra di caffeinomani e che mi manca assai; e siccome -vergogna mia- non avevo mai provato uno spritz, ecco allora che mi son fatta degli spriz. alcuni. parecchi. e a stomaco vuoto. ora, siccome poi mi sono anche ubriacata, tipo che ad un certo punto della serata son caduta a terra (mi hanno spinto in realtà, ma siccome il colpevole era anche lui ciucco più di me, che posso dirgli?) allora m’è salita un’amarezza uno sconforto un senso di affrantitudine -guardatemi, come sono inetta e sfigata- che mi son messa a piangere. e comunque tutto bene poi, che l’alcool aiuta col greco. dopo la rovinosa caduta e il pianto liberatorio, infatti, sono anche riuscita a rivelare alcuni dei miei più sordidi segreti e ho anche partecipato (perdendo) ad una gara di rutti -vergogna mia- così solennemente salutando l’ellade.  

Un mortorio
febbraio 15, 2008

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Mi annoio, io mi annoio seduta appollaiata sopra di te, ci siam bevuti tutto il locale e aspetto che mi scenda la botta ma per il momento son sobria e ti vedo, mi annoio. Ti metto il preservativo colorato? Ti va un aperitivo? Aperi ti vi amo ti vi amo, capito? Mi guardi come se non ci fosse connessione tra di noi. Il tuo pisello luminoso s’erge come colle solitario e fosforisce nella notte. Capito? Speriamo che arrivi qualcosa qualcuno una ronda de marraficas, marra ficas, capito? Oh, ma che e’ questo mortorio? Tutto io devo fare?  Ehi, stai attento sai, che questa e’ una maglietta griffata. Ecco, ora, viene, mi sale, son sbronza son sbronza, che bello en final. Lo sai vero che questo mondo e’ malato?  Ti vedo sai, non credere sai, mi scruti  e smantelli il nostro amore splendido. Scusa sai se ti lascio qui solo nella notte ma ho stimoli insopportabili alla pisciata e, animo, che  il tuo pisello catarifrangente mette abbastanza allegria. Ci vediamo allora, fatti sentire.

Ridevamo forte e non ce ne importava nulla
settembre 17, 2007

flight_becky_eelbelly_f.jpgCiao bel ragazzo, ci incontriamo ancora. Senti? Incerta è la luce e pagine tremolanti nel vento ci fanno dare un bacio, un saluto, arrivederci, non è un incontro occasionale. Si si ancora, ancora. Pure se non ricordo come finisce la linea delle tue bellezze. Pure se le corse si divaricano all’incontrario sino al prossimo appuntamento.

Oggi la pioggia scola e la grondaia sbatte, ci facciamo baciare per cose da nulla. Sei tornato, quale partenza celebrerà oggi questo che noi chiamiamo amore ma che ha nomi che si centuplicano correndo? Questo sarà più bello. Quanti morti che vedremo e a quelli che non muoiono noi canteremo.

Con le mie lenti antiriflesso su montatura vogue
luglio 6, 2007

Millenovecentonovantotto.

Camerino. Corso di preparazione preuniversitaria. Cosa voglio fare da grande? Veterinaria? Consulente aziendale? Insegnate? Traduttrice barra interprete? Ho mille possibilità, fai quello che ti pare cocca voglio che tu sia felice. Ma io ho altri impegni, lascio l’aula numero sette con le future matricole anche loro vogliamochesiatefelici e mi dedico al mio passatempo ufficiale. Se vuoi restiamo amici. Perchè con te ci parlo bene. Sei una bella persona ti meriti qualcuna che ti ami di più io per te ci sarò sempre voglio che tu sia felice.

Non sono un’insensibile il fatto è che qualche giorno fa, passeggiando manonellamano mi hai detto sono cotto ed io che non sono insensibile ma fragile invece si, io ci rimango male.

Perchè dire sono cotto a ventanni non va, perchè tu abiti nel paese che manco la feltrinelli ci avete e quando compro un libro feltrinelli mi guardi ammirato pensi io ci ho la ragazza che se ne va alla feltrinelli quando le pare e tu invece, tu cosa fai per farti ammirare da me? Anche questo non va. Ci divide la provincia io capoluogo tu frazione comunale io centro commerciale tu dispaccio. Sono cotto mi dici ed io che sono ancora in fase scolastica non posso apprezzare un lessico inadatto alle mie urbane attitudini, ancora mi perdo dietro a citazionismi intellettualismi concettualismi dimmi che ti piace Baudelaire questa villica spontaneità mi fa traballare.

Non sono un’insensibile, ho ventanni e ancora non so guardare lontano, la coda dell’occhio scivola su quello che tu chiami futuro ed io pure lo cerco tirando ancor di più la fronte ma sono miope e non vedo oltre i confini comunali.

Così scelgo, tu no e voglio fare il dams ma cocca credimi legge per la tua felicità è cento volte meglio.

Duemilasette.

Poi vedi che uno matura, te lo dicevo che non sono insensibile lo vedi anche te che alla fine ho svalicato e, guarda, stavolta mi son rovinata, che ho catapultato lo sguardo di noi due oltre i confini nazionali. Con le mie lenti antiriflesso su montatura vogue.

Il mio esame filosofico di diritto
giugno 22, 2007

Adesso non ricordo il suo nome  ma la faccia ce l’aveva da Giuseppina e questo è importante per far capire perchè non l’avessi mai notata, intendo che a diciannove anni non puoi metterti mica a fare il filo alle Giuseppine o, che so, alle Erine.

A diciannove anni si fa una sorta di selezione, il tempo sembra ancora un bene inesauribile e ciò concede il lusso di aspettare la donna in grado di crearti quell’alta reputazione in base alla quale le altre ti sceglieranno quando il tempo scarseggerà e tu sarai cresciuto.

Ovviamente a diciannove anni vorresti fare all’amore con tutte ma la questione morale verso te stesso che pure non è da sottovalutare ti fa procedere con cautela, magari poi scopi anche con dei veri cessi ma che hanno nomi adeguati alla loro popolarità tipo Elena o Irene.

Per non partire svantaggiato piu’ di quanto la sorte non m’avesse riservato, che al liceo ero finito a fare la C, la sezione delle sfigate vestite con tuta e ballerine accessoriate con baffetti postpuberali, e certamente per questo con Lidia ci baciammo così tanto che io poi avevo creduto di essermi assicurato un posto nella business class dei randez-vous futuri ma poi, il giorno seguente, aveva già cambiato idea e si baciava di più con Andrea della terza A.

Io compresi,  Arturo non è un nome da poter apprezzare quando si è giovani. 

Dopo la storiaccia con Lidia, pur ridimensionando le mie esigenze, mi son messo a far coppia fissa con Francesca che non era male anche se aveva i colletti finti della najoleari e questo mi dava un pò sui nervi perchè erano l’equivalente griffato dei baffetti postpuberali.

Un giorno, era un lunedì e Francesca mi lascia perchè ha bisogno di una pausa di riflessione, dice che il mondo non ha senso per lei e che non capisce più le cose.

Per superare il dolore della tara che si andava profilando sul mio potere contrattuale con il gentil sesso, mi sono ripegato sullo studio del diritto privato che se almeno fossi diventato un imprenditore di successo, la crepa si sarebbe ridotta. Nonostante la mia solerzia,  l’unica cosa che riuscivo a non dimenticare di quel libro era che l’innamoramento obnubila la mente ed è causa di invalidità contrattuale.

Ed io, virando alla facoltà di filosofia, pensai che è tutta questione di età, che a diciannove anni ci si obnubila per l’innamoramento della topa e che solo più tardi per quello della donna.

Il professore non mi fece passare l’esame ma apprezzò molto le mie divagazioni fuori tema sull’argomento che anche lui concordò con me di come l’uomo non sia niente altro che un sistema per far funzionare un fallo. Solo che il mio doveva esser difettoso.

Una compulsione ed ancora un altro segreto
giugno 21, 2007

Sono cleptomane ma adesso va meglio.

Mica come al liceo, ora mi limito ad innocenti furti di campioncini di creme chicchi d’uva al supermercato o, al limite, un’arancia intera.

Non so che mi succede, entro all’Auchan con quel suo ipnotico sottofondo musicale e mentre sono li’ che mi perdo tra le corsie e le polverine colorate, procedo ai miei furti silenziosi, consumo la mia anonima e complulsiva delinquenza. Nessuna commessa solerte a romperti le balle.

Ma adesso va meglio. Qualche anno fa invece ero a casa di Betta che lei  ha sempre un sacco di prodotti da toilet molto costosi, cose di alta profumeria, e, secondo me, non era giusto per niente che lei se li spalmasse in faccia a me senza offrire, cosi’ alla fine le avanzava sempre tutto e tutto scadeva, per questo motivo e anche perche’ lo desideravo moltissimo mi sono infilata in tasca un lucidalabbra rosa con effetto tensore.

Stava sopra il comodino ed un minuto dopo non ci stava più.  Poi sono uscita con Luca e me lo sono baciato con le mie labbra cosmeticamente inturgidite.

Era sedicianni fa eppure nemmeno oggi me lo perdonerebbe, avendo gia’ chiuso un occhio sulla faccenda del jeans.

Betta aveva un paio di levis molto bellini di quelli vintage con le scritte in arancione che non si trovano piu’ ormai, molto bellini ma troppo larghi, così chiesi a mia madre di restringerli di due taglie. L’ignara madre lo fece ma Betta ugualmente si accorse della sua proprietà scippata ma che quelle sono le mie braghe? Pezzo di una stronza merdaccia ridammeli subito.

Ovviamente io negai tutto e quando la mia amica tentò di indossarli, prima dissi, lo vedi che non sono i tuoi? E poi capitolai ma non le confessai l’intervento sartoriale, sarai ingrassata caramia.