Archive for the ‘demenze’ Category

Un tantino ossessivo
dicembre 20, 2010

non ci siam mica conosciuti per caso io e lei. ricorda? dicevo “no sono stanca, sto qui”. non penserà che fossi stanca sul serio -non mi stanco io, son giovine- no, stavo lì per lei,  trascurando il mio vitaminico marito. per lei.  sì lo so che può sembrare un tantino ossessivo ma erano anni che la volevo conoscere. anni. quando per corteggiarmi bastava uno sguardo da duro e una frase come “sai, ho un blog”, ha presente? così eccomi, questa volta sul PslA ci sono anch’io e se ora mi dicono “sai, ho un blog”, scappo.

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Protetto: hai mai letto sciopenauer? leggiti sciopenauer
ottobre 20, 2010

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cosa sono i mondiali
giugno 12, 2010

-la conosci la regola del fuorigioco te?
-eh? no.
(se ne va scuotendo la testa).

come se te l’avesse ordinato il dottore
giugno 10, 2010


dillo, su avanti: sei simpatica non si discute, è solo che a volte che palle il dialogo, e allora vince la pigrizia.
sacrosanto.
ma ormai la tua collezione di cavalli di battaglia è diventato un archivio di seconda scelta, dillo su, ammettilo: fai sbadigliare il tuo fidanzato.
perchè per intrattenere i fidanzati non puoi mica pescare dalla tua aneddotica preconfezionata, no: l’intimità esige freschezza.
ma che ci vogliamo fare, gli effetti collaterali delle relazioni durature, sai.
-sei monomaniacale, parli sempre di <inserire un cavallo di battaglia a tua scelta> – fa lui magari dopo l’ennesima sessione bulimica sull’internet.
allora tu ecco cosa devi fare: rimuovi la mortificazione, fregatene della ferita narcisistica -detto tra noi ci ha pure ragione, quante volte sono che racconti di quella volta che <inserire un cavallo di battaglia a tua scelta> eh? francamente due palle- e con subdolo transfert rispondi che avete un problema che lui sembra distratto lontano ma mi ami ancora?
capito che devi fare? bisturizza la coppia, almeno ora siete emorragici entrambi.
e ricorda: non abituarlo mai ad alti standard di conversazione che, se non la pigrizia, l’imbarazzo di una vita senza accadimenti, è sempre la minaccia dietro l’angolo della passione.

come mi capisci tu
maggio 13, 2010


disclaimer: tratto da una storia vera. la crisi di mezz’età come generatore automatico di rincoglioniti.

sai, secondo lei tu non hai carattere. no, non fare quella faccia, che ci posso fare: l’ha detto lei, mica io. non è una stronza, dice quello che pensa e che ti faccia influenzare da tutta questa storia di me e lei , bè, non si può negare. guarda ora come sei tutta nervosa. siamo amici, questo lo sapevi io te l’avevo detto. nemmeno mi piace guarda. non è il mio tipo, tu invece. il fatto è che intellettualmente ci troviamo, capisci? parliamo di tutto -chessò- fotografia filosofia politica,  il tempo passa e non te ne accorgi. con te è un’altra cosa, più intenso capisci? ma in un modo diverso. è che questo sentimento mi spaventa. mi confonde. questa cosa a cui non voglio -non so- ancora dare un nome. tu sei più bella. non te li darei mica trentacinque anni, guarda, nemmeno un filo di cellulite. lei è solo un’amica, non puoi chiedermi di rinunciare ad un’amica, giusto? sì, che c’entra a letto mi sarà capitato di finirci ma poi  mi sento a disagio a tenerle la mano in pubblico, questo per te non conta niente? non fare il broncio su, sai, dovresti imparare ad essere meno musona  a farti scorrere le cose addosso. che brutto carattere che hai.  sai,  tanto quando invecchieremo saremo tutti brutti. sarò brutto io sarai brutta tu, ci appiattiremo tutti sul livello estetico che lei ha già. a volte mi domando perchè tanta fatica; cercare una donna carina e senza troppa cellulite -no, non tu amore, tu non ne hai affatto era un ragionamento così, in astratto- quando si tratta di un investimento a breve termine. tanto vale avere accanto qualcuno di cui ami la testa,  il culo tanto quello che ti piaccia o no, prima o poi ti farà ribrezzo. capisci? dio. com’è difficile. senti, ho bisogno di tempo. devo riflettere.  ti chiamo io se per te va bene. come mi capisci tu.

l’ipnozi ti è amica (forse)
maggio 12, 2010

Guarda la mela

su su avanti guardala bene – ancora qualche minuto

ed ora, dimmi:

CE LO PORTIAMO IL DIVANO NELLA NUOVA CASA DA POVERI, SI?

noi conti mascetti
maggio 11, 2010

stavolta è un divano. tra due mesi saremo entrambi disoccupati e volevamo un’abitazione che facesse pandant  col nuovo status. e siccome io sono una persona seria, per calarmi nella parte ho persino detto sì al cesso selvatico.
dice, scordatelo di portare il divano nella nuova casa da poveri.
-ma come? domando io -ma se mi voglio rilassare?
-ti rilassi sulla sedia.
-tu sei pazzo.
e va bene fare il teatrino del povero che sì, ma intanto ce ne stiamo due mesi in vacanza invece di -chessò- cercare un lavoro, ma non parliamo di cose banali come uno stipendio percaritè. però ora mi pare tu sia entrato troppo nel ruolo perdio. hai persino detto futon pensando di gabbarmi.
-che ci serve? stendiamo un materasso per terra ehm futon e via.
-come e via? e se mi voglio rilassare? dove mi rilasso eh?
-eh. ti rilassi nella sedia.
-ma. è. di. legno.
e qui signori è partita una manfrina bizzoca che nemmeno brunetta guarda -nemmeno lui- avrebbe osato tanto.
-eccerto la signorina comodoni. evvabene sivedechepagheremo quei quattrocentoeuri in più ecceterea eccetera.
-senza contare che -l’ho interrotto- non ci sarà la connessione internet.
-ah, no-  mi fa  il conte mascetti -io ciò l’iPhone con trecento mega di traffico incluso.
-ah.

torniamo a casa e ci mettiamo a recitare alcuni passi di schopenhauer
maggio 6, 2010

-vabbè- dice la mia amica di vecchia data- sbaglia gli accenti in latino e a volte gli pare di essere figo e allora dice leggenda invece di legenda e non è che puoi dire “oh è romano, è perchè il dialetto” no no, ci ha quell’accento lombardo da imprenditore leghista che proprio lo capisci che sbaglia e, niente. per non parlare di quando ti spara claimax col suo accento da vacanza studio ad oxford.
– già, capisco. imperdonabile.
– sarà il complesso da proletario che ci ha. sai, a volte lo ammiro. frequentare la medioborghesia con nonchalance, senza disagio.
– a parte il complesso di inferiorità, s’intende.
-resta comunque una testa di minchia. ieri m’ha detto che la sua amica pensa che io sia senza personalità.
-la sua amica.
-non è che sono gelosa, figurati, per me la la libertà  è fondamentale in una relazione.
-capisco.
– è che poi a volte è tutto così, come dire: magico.
-magico.
-già. di’, lo sai noi cosa facciamo noi la sera dopo che andiamo a teatro a vedere travaglio?
-eh.
-te l’ho mai detto?
-no.
-torniamo a casa e ci mettiamo a recitare alcuni passi di schopenhauer.
-ah. ecco. li recitate, tipo a voce alta.
-io lo amo. peccato la moglie quella scassaminchia.
-già peccato sì.
-però ha detto che se lei morisse domani, mi sposerebbe subito. peccato gli accenti in latino.
-già, peccato.

come sono andate le cose
aprile 20, 2010

ci risiamo.  la ragazza è cagionevole, bisogna di nuovo portarla dal dottore. con lei -come sempre al suo fianco- il marito a farle da spalla per fronteggiare  insieme la sanità pubblica greca.
tuttavia stavolta le cose si complicano.

-lei signorina mi ha un batterio violento, qui bisogna passare alle punture.
-capisco pazienza. me le fa lei dottore sì?
il medico scoppia a ridere ahahah AHAHAHAHAHAH, AHAHAHAHAHAHA AH AH poi immediatamente lancia uno sguardo d’intesa al marito, come a dire femmine cretine, non capiscono una fava.
invece l’inutile e coglione marito, che ha più consuetudine con la sanità pubblica greca, capisce subito e allora si butta.
-amore che problema c’è te le faccio io le punture.
lei ignora quell’ottuso ottimismo e tenta il contraddittorio con la scienza.
-e secondo lei dottore, scusi eh, ma chi me le dovrebbe fare le punture?
ma la scienza fa spallucce e se ne lava le mani.

così la ragazza cagionevole resta da sola con la sua malattia e l’inutile e coglione marito.
-eh che ci vuole dài amore che te le faccio io le punture.
lei non vuole sentire e scappa via, terrorizzata dalla faciloneria di quell’uomo che dovrebbe avere a cuore la sua salute invece è pronto a siringarle il sedere così, a freddo, come fosse una scorza di limone qualsiasi.
lui la raggiunge.
-non capisco perchè la fai così lunga. su su non fare la solita scena isterica.
ed è allora che la ragazza non capisce più nulla, gli afferra il braccio -tu mi vuoi ammazzare mostro! TU ATTENTI ALLA MIA SALUTE!- e glielo morde con tutte le forze.
e mentre poi, vagando per la città, fragile e facile preda di maghi ed omeopati, se ne torna infine a casa con una boccetta di semi di pompelmo -che sempre meglio di un ago random sul culo- lui ha già lanciato un gruppo di discussione su friendfeed.
così, a quel punto, la ragazza capisce che solo una cosa è rimasta da fare: spacca la boccetta di semi di pompelmo e uccide l’inutile e coglione marito.

una viveuse
marzo 20, 2010

sono due volte che chiamo mia madre per dirci ciao sono la tua figlia emigrata ti manco lo so vorresti che tornassi eh, ma come si fa, c’est la vie e che lei invece mi riattacca dicendo -nemmeno si prende la briga di inventarsi qualcosa di nuovo- scusa scusa sono in ritardo devo andare con laura che dobbiamo informarci per il compost.
-eh?
-il compost, sai. come fosse antani. vabbè, cia’.
-mamma?

così richiamo e parlo con mia sorella. le solite cose: come sta il cane, dimmi bene la ricetta per la cicerchiata, ah, a proposito, tuo cugino ha pubblicato un’altra foto mentre fa il saluto romano (eh. abbiamo un cugino fascista), allora che fai stasera?
-mi leggo il Don Chisciotte.
-uh.

così poi quando il venerdì sera rimango col culo incollato sul divano, penso alla mia famiglia e non mi sento poi così nevrotica e/o sociopatica.
sì. anche quando l’unico dolcetto in casa è lo sciroppo per la tosse e ti pesa troppo il culo per uscire a comprare qualcosa di diverso e allora poi, sai com’è.

cose che riescono se hai amici fricchettoni ovvero quanta adolescenza ancora
febbraio 24, 2010

cose che riescono se hai amici fricchettoni.

1. impari a bere la rakì. badate, non è una cosa facile, non pensate che la si sorseggi a fine pasto come noi fichette italiane facciamo con la grappa, ah ah ah, no. i greci son cazzuti. qui ci si pasteggia. ora. io son diventata una bevitrice navigata, riesco a scolarmente tre a stomaco vuoto senza sentire niente -niente-  ed è solo l’aperitivo (vedi fotina uno).

2. impari le canzoni rebetike chè i fricchettoni ci han questa fissa del ritorno alle origini solo che poi ecco, come dire, esagerano, diventano un tantino ossessivi sul tema, decidono di partorire i figli in casa, cantano antonis il barcaiolo tutta la notte perdio, roba da saltargli al collo con la lama.

3. trovi soluzioni originali contro la noia. sapete, quell’uggia dell’ubriaco che vorrebbe far casino e invece tutti stanno cantando (ancora, sì) antonis il barcaiolo. così io -che comunque reggo benissimo, son ubriaca ma pur sempre dignitosissima, va detto- mi chiudo in bagno e sparo un po’ di pose da figa davati allo specchio, sì tipo quelle con gli zigomi alti ed il sorriso da mignotta (di queste non avrete MAI le foto).  e  poi, siccome quando hai degli amici fricchettoni antonis il barcaiolo magari ti spaventa ma la sperimentazione no, inforco un pettine, piglio le forbici (fotina 2) non ho paura, no -sono pronta. lo faccio, lo sto per fare- e taglio (fotina 3).  la sperimentazione. l’avanguardia. l’asimmetria.

robe, insomma, che facevi già a sedicianni da sobrio.

qui, le fotine.

essere carrie bradshaw ovvero vita da montanara
febbraio 18, 2010

sapete, quella cosa delle gite fuori porta per trentenni col culo a forma di frau o con la voglia matta di partire prima o poi, mollare tutto sì, perchè oddio il cemento il caos i parrucchieri con le luci al neon eccetera. il gruppo di vacanzieri è  misto -amico di coppia d’amici di amico gay eccetera- quindi poi c’è tutto lo strazio delle presentazioni -parlami un po’ di te dài, che fai tu nella vita?

i maschi non oltrepassano il loop delle premesse,  birra su birra; le femmine  invece sono più consone a quella triste capitolazione emotiva del raccontarsi le proprie intimità sessuali. nessuno fa caso all’abito, al nervo scoperto dell’ingombro da stoffe pesanti, perchè non stiamo parlando di una cosa da vip, di uno di quei rifugi di montagna superiscaldati con i lavandini flat.  no, qui c’è la stufa, una, c’è il tempo da passare seduti a presentarsi (maschi) a parlare di cazzi (femmine). nessun cervello veloce. morire. di. noia. l’unica cosa extreme è il mio mascara.

la famiglia che ci ospita vive in mezzo ai boschi. lui è andato lì per per non far crescere  i bisogni e per distruggere i palazzi e tutte le umane relazioni che li ospitano, è fanatico e settario ma senza nessuna cattiveria dottrinale -dice “voglio costruirmi una casa di paglia”. io rido “ah ah ah”, lui resta serio, “non mi pigli in giro vero?”.  “non scherzo mai su queste cose”  mi fa aggrottando le ciglia -paura- e vabbè, mi giro e ritorno a parlare di cazzi anch’io.

lei costretta dall’amore a questa vita in cui guardarsi allo specchio è un inutile esercizio di crudeltà, a questa vita fricchetton-morbosa, tipo passiamoci le canne, tipo siamo tutti una famiglia anche se solcazzo chi sei tu con quelle scarpe da fichetta di città, ti faccio vedere il mio orto?

non me ne fotte una sega del tuo orto, sono otto ore che stiamo seduti intorno a questa stufa a parlare della rava e della fava, non che io sia da meno sai, mi difendo bene anch’io nell’esercizio dell’infelicità e non sto parlando solo di alimentazione suicida eccetera. io sono la semina grottesca, sono la claustrofobica, lo so, guardami pure storta con quella mia frangetta da idiota che per vivere come fai tu ci vuole uno sguardo basso e leggero che non ho. e oggi sono carrie bradshaw.

Ho perso, temo, la gioventù
febbraio 12, 2010

Ho perso, temo, la gioventù.
Il fallimento della cosmesi non mente, l’ho persa e se ora non dormo almeno otto ore, sono uno zombie.
Perdio.
E poi. Non mi piacciono più i circoli arci, mi sto integrando.
Sono diventata accomodante, se qualche mamma ammicca quando il figliolo fa le smorfie, io le sorrido, no peggio, sorrido al bambino.
A proposito.
Tutti quelli che conosco stanno facendo l’amore nei giorni giusti. Sapete, noi donne trentenni, l’orologio biologico eccetera. La sedazione che passa attraverso un figlio. Non posso stasera. Eh no, vorrei. Ma sai.
Riduzione dell’insoddisfazione, dice.
Perchè persa la gioventù che vuoi fare?
Non so. Io per esempio, anche se i fricchettoni coi rasta mi fanno schifo, continuo ad andare nei circoli arci.
Siamo tutti tiepidi, dice.
Ma, guarda. Per me è okay. Non voglio mica essere scottata dalle cose importanti della vita e me ne starei volentieri senza troppe emozioni. Non le so gestire, mi fanno diventare matta, per questo ho fiducia nel Lexotan, nelle soap operas, nel centro commerciale; cose che non nutrono i sensi, che appiattiscono le volontà in un impulso primitivo a ripetere gesti quotidiani e facili.
Io dico viva le raccolte punti, i telesondaggi, le vacanze premio, siamo tutti parte di una vita comune con progettualità modeste e consone ai nostri spiriti pusillanimi.
Ehmadonna, che paroloni, dice. Fatti un lexotan.
Uh, il lexotan sì che bello. Ma poi, sai,  persa la gioventù resta pur sempre la giovinezza. La semantica è una questione emotiva.

-Ashley told me he likes to see a girl with a healthy appetite! -What gentlemen say and what they think are two different things, and I ain’t noticed Mr. Ashley askin’ for to marry you
febbraio 11, 2010

-Hai messo su qualche chilo, sai.
Così, sincero.
Sapete, quella nonchalance suicida da maschio sprovveduto.
E poichè sono accadimenti questi che non richiedono impegno, essendo già stato detto tutto, ho semplicemente seguito le istruzioni.
Hai messo su qualche chilo uguale ho un’altra.
I nostri maschi sono furbi, si tratta di esemplari modificati geneticamente, hanno dovuto adattarsi alle femmine con la french manicure e, mentre noi ci siamo evolute a suon di centri estetici, loro hanno imparato a fregarci scappando.
Io sono in genere una tosta, non mi lascio sopraffare dagli imprevisti e reggo alla grande la pressione del lavoro.
È quella del confronto estetico che mi fa diventare matta.
Le femmine che incontro nel mio ufficio sono tese e secche, armate di quella professionalità biliosa che dà credito al mestiere e di una matassa di rughe che sottende dedizione alla causa. Pelli tese e troppa salute sono invece disprezzate, quale segno di volgarità ed insuccesso.
Non è dunque l’avere dei chili di troppo, quanto piuttosto l’immaginario del sovrappeso, quel che mi duole.
Per questo, alla fine, la cosa migliore è tagliare alla radice ogni questione estetica e dedicarsi alla professione.
Nel mio lavoro sono imbattibile.
Comunque, se Vincenzo mi lascia l’ammazzo giuro.

per vincere facile
gennaio 14, 2010

dici, mi manca l’italia come è bello il  mio paese.
ah, ma allora vuoi vincere facile tu.
dice, fai l’esule che si strugge per l’italia; dice, vai a bere una rakì e piangucoli di come ti manchino le piccole cose di casa tua; dice, tipo le amichette, tipo la pizza, bè così certo siamo tutti bravi a dire che casa nostra è un bel posto.
poi però -come  sempre esageri- ad un certo punto ti sbrachi e dici dio, mi manca anche la famiglia, quei pranzi della domenica te li ricordi che belli?  e le lasagne della zia erina te le ricordi che buone?
ecco, quello è il momento in cui  la gente capisce che con te ha perso tempo più che altro, e d’ora in poi riceverai solo pat pat e pacche sulle spalle.
dici, ma a me sembrava di ricordare così.
su su, dicci la verità.
che la pizza -è vero- è tanto buona e in grecia fa cagare ma quando  poi torni e vai in una pizzeria con le luci al neon ble, tutti dicono questo posto è una ficata assoluta! e tu un po’ ti inquieti.
quando poi ordinano birra bianca da venti euro la bottiglia da bere su calici di cristallo, servita da cameriere leccaculo -un ragazzo come te ma più povero, vabbè non più povero di te ma della media del tavolo che gli è stato assegnato, sì- storci il naso; a fine serata dai un calcio sotto il tavolo ai culi impomatati dei pargoli dall’ugola dorata che gli altri si son voluti portare dietro. tutti ti guardano male, sei una persona orribile, sei criticona, antipatica.
e poi c’è il loop di zia erina: quand’è che le fate un nipotino? perchè sì, insomma, hai una certa età.
ti è tornata la memoria?
sì. occristo.
io la famiglia, la odio.
come diceva quello.
rincucci in un angolo della stanza, cominci a contare i giorni festivi che ti separano dalla partenza. lo zio gigetto ti vede perplessa, appoggia la coscia di faraona in potacchio e viene a carezzarti la testa. te lo ricordi adesso? di’, te lo ricordi eh?
ficca il ditone unto nel tiramisù e te lo mette in bocca magna cocca che sei uno stecco.
puoi vincere facile sì, ma solo dall’estero.