Istanbul (Not Constantinople)

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 il post qua sotto è lungo, guardatevi solo il fantastico video che sta qua sopra grazie a colui che tutto può nella infernale wordpress.  ora non rifugga gli onori con modestia, non si schermisca dal disturbo della lusinga. genio.

parte I

dopo una corsa folle, ad opera di un -a tratti visionario- tassista, riusciamo infine a pigliare il treno.  siamo colmi di gratitudine verso i nostri compagni di viaggio greci che, audaci e gagliardi, appresa la notizia del nostro indecente ritardo,  non si   perdono certo d’animo. intanto noi nel taxi -affranti e mollaccioni- un po’ si piagnucola un po’ ci si rimbecca la responsabilità:

– è colpa tua! avevi detto che potevamo prendercela comoda coi treni greci.
– certo, così ti sei messa ad annaffiare le piantine.
– ho annaffiato le piantine perchè mi hai detto che potevamo prendercela comoda!
– che devo dirti? sarai tu  che porti sfiga. guarda, le mie precedenti esperienze ferroviarie elleniche mi han sempre dato ragione: oh, mai un treno che sia partito in orario in sette anni che sto qua!
– mi ci fo una sega delle tue precedenti esperienze ferroviarie elleniche! guarda, mammamia, come siamo in ritardo!

intanto i greci -audaci e gagliardi- hanno preso la situazione in mano: sono andati dal capostazione e gli hanno intimato di fermare tutto. “i nostri amici, poverini,  non son ancora arrivati! si meritano questa vacanza, non gliela potete mica rovinare adesso per questa smania di puntualità!”.

animati dal gossip, scendono allora dal vagone anche gli altri viaggiatori, s’interessano delle nostre sorti, domandano di dove siamo -“ah sono italiani? e vivono qui in Grecia? eh, questi son bravi figlioli, mica li si può lasciare  a piedi”. così  unanimamente si vota in nostro favore: il treno aspetterà.

parte II

partiamo dunque colmi di gratitudine verso i greci, tutti, ma già dopo il primo giorno  ci vanno sul culo.

c’è, infatti, da stare attenti a come si parla:  non si può mica dire istanbul,  no, la città si chiama costantinopoli, diamine -che  son ben tre sillabe in più da pronunciare e quando sei in vacanza vorresti star rilassato, ma non si può chè i turchi  gliel’han presa e poi gli han pure cambiato il nome, turchi maledetti.

procedo dunque rigida, ben attenta a coprire col dito  l’occidentale intestazione della mia guida turistica, ma ogni tanto mi svacco ed i greci, intravedendoci gli antichi sfregi subiti,  mi guardan storta e pieni di sdegno.

entro nella chiesa di santa sofia, munita della solita italica dabbenaggine e di macchinetta fotografica. i greci, invece, con scrosciante disapprovazione, mi stravolgono con una propaganda antiturca che non riesco a fronteggiare con pari dialettica:

greci: i turchi non sanno l’inglese.
me: sfigati.
greci: i turchi ci han cancellato tutti i mosaici.
me:  stronzi.
greci: i turchi fanno tavolini da caffè con i capitelli antichi.
me:  ma dai, son capitelli? c’è da dire che come capitelli son fatti male. oh, sembran tavolini!
(momento di raggelante silenzio).
me: ma comunque, bella la città. no?
greci: le moschee sembrano tutte uguali.
me: già.
greci: puzzano di piedi.

la situazione è ora tesissima, ci guardiamo con reciproca insofferenza sbattendo nervosamenete il piedino. non reggo tutta quella tensione; propongo allora uno di quegli abominevoli giri in barca sul bosforo per rilassarci. un po’ di iodio ci farà bene.

– ehi ragazzi, che ne dite?
– bah.
– boh.
– se proprio.

ma appena saliti, il barcozzo inizia a traballare sotto la spinta di improvvisi venti nordici che si alzano impertinenti sulle nostre teste prive di riparo  -qui sta per arrivare un temporale-. capisco che senza una xamamina non potrò mai farcela. seppur da me caldeggiato, non mi resta che abbandonarli alla bruttezza di quel giro turistico. e, prima che possa comprendere i miei disonesti intenti  e che un senso di colpa vi si opponga, afferro il mi ignaro marito e lo porto via, lontano dal fragore dei marosi.

e siccome la fuga è stata veloce e felpata,  i greci non si sono accorti della  diserzione, se ne stanno ancora in nostra attesa sulle panchette di legna fradicia. in balia della tempesta. della noia. della nebbia.  sulla barchetta priva di tettoie, tettini, ripari. a maniche corte. senza ombrello. noi intanto -con in mano un panino di sgombro fritto e con l’altra che saluta- li vediamo salpare.

son passate tre ore, ma quando ritornano dal panoramico tour  non l’han madata giù la cosa dell’abbandono di nave a tradimento, sono ancora incazzati assai e delle mie scuse se ne sbattono.
-è che soffro il mal di mare.
-ce ne fottiamo, farisei. 

in quel polare imbarazzo si entra infine nell’hamam. una vecchia turca, ignuda e sdentata, ci piglia, ci denuda e ci sbatte sulla pietra calda. così,  uniti da quel pudore occidentale, ritorna la sintonia tra noi.

parte III

siamo alla frontiera turca che forniamo i documenti.  dallo sguardo del poliziotto intuiamo subito che qualcosa non va.

dentro uno dei due passaporti c’è finito anche quello dell’amico greco lefteris -stavolta non è certo colpa nostra, ce lo ha infilato per errore l’uomo dell’albergo- solo che lefteris ha deciso di restare un giorno in più. e il suo passaporto ora ce l’abbiamo noi.

così il turco, dapprima vuole arrestare noi per furto di documento -ci avevan ragione gli amici nostri “i turchi non parlano una parola d’inglese” e proprio non si riesce a spiegargli l’equivoco, per cui la conclusione che ne trae è che, probabilmente, abbiamo ucciso il greco e ci siamo appropriati della sua identità- e comunque, conclude,  il vostro amico non tornerà mai a casa.

sono le tre di notte quando lo chiamiamo per dirgli “guarda è successo questo e questo, noi ovviamente che c’entriamo? ma comunque pare che tu sia abbastanza nella merda. dicci, c’è qualcosa che possiamo fare per te?”

e, nonostante le nostre premure: “comunque fossi in te mi farei fare uno sconto da quello dell’albergo. come minimo. dicci, possiamo fare qualcosa noi?”  ci congeda: “direi che è meglio che non facciate più nulla”.

avvertiamo del malcelato sarcasmo.

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10 Risposte

  1. Non mi schernisco no. Anzi, pensavo di trovare una statua, guardi.

  2. annaffiare le piantine? davvero la memoria mi gioca pessimi scherzi

    • da quando ce le abbiamo le hai sempre snobbate

  3. FANTASTICO! quando li lascia sul traghetto in balia dei venti. complimenti, lei è satana.

  4. ma alla fine è tornato il vostro amico greco?

  5. ho guardato solo il video, bello ) lei e’ una delle due ragazze? dev’essere molto forte come donna quella in mezzo ))

    grazie cmq

    • no, non sono io. stonata come sono non potrei mai.

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