scusa, la mia personalità disturbata ti disturba?

non è colpa mia. tutto questo risentimento non serve. credi che sia felice di questa mia dipendenza per la coca cola? potessi scegliere preferirei un attaccamento alle carote o a qualsiasi cosa che non provochi una sofferenza epatica. ma che ci posso fare io? lo si sa, no? son quelli della coca cola che dentro ci mettono chissà quale mefistofelico ingrediente, sicchè tu un giorno inizi a berla -che manco ti va troppo, ma insomma, non c’è nient’altro-  e poi la mistura micidiale ti entra in circolo, ti si innesta nel dna, nelle ossa, sotto la pelle e  tu e  quel retrogusto dolciastro di ananasso diventate una cosa sola.  le sigarette non mi piacciono più, quelli della Philip Morris non son state gran volpi, insomma il tabacco dopo un po’ sa di, come dire, merda. peccato chè  il mio profilo longilineo e tormentato con il sigaretto  ci diceva assai.

invece -perbacco- la coca cola si che mi piace! sicchè, scusa maria, non posso farne a meno, del resto tu fumi ed io non avrei diritto ad una dipendenza?

scusa non è mica per la coca cola. anche se il datore di lavoro dice che non devo portare alcuna bevanda in classe, che non è professionale che l’immagine della scuola che che che e che lui, per fumarsi la sigaretta, aspetta l’intervallo, che se quindi vizio vale vizio: insomma. ma no. dico io, non s’è mai visto essere umano capace di scolarsi in cinque minuti una bevanda gassata  -indenne e senza rutto violento- mi sa che manco questo per l’immagine. vabbè, mi scuso maria. non per aver portato in classe la coca cola ma per avertela poggiata aperta senza tappino vicino al tuo quaderno, per quello si.

così, nella drammaturgia del pronome personale combinato e della consecutio,  il gesto scenico ha sconfinato sulla lattina. la coca cola s’è versata sul tuo quaderno intonso di brava scolara.  s’è sentito un silenzio pesante pesante e anche lo sfuzz sfizz scchsss della coca cola che intanto lavorava alla decomposizione del tuo materiale di studio.

però. pure tu maria, ti pare sana questa ossessione per l’ordine? la tua compulsione a bianchinizzare con metodo inquietante l’errore? non lo vedi che dietro quel bisogno di bianco si nasconde il sintomo di un disturbo della personalità? non pensi che, forse, sfrittellare quella processione di parole vergini ti  abbia potuto aiutare a superare la tua mania? eh?

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4 Risposte

  1. le mie dipendenze:
    caffè (banale lo so)
    lost (mai stata anticonformista)
    pasta cacio e pepe (manco romana, però)
    viennetta biscotto (che ahimè pare non sia più in commercio)
    una tshirt nera unta consunta bisunta

  2. ha ragione patty. però. pure tu maria

  3. Non c’entra con lo scritto, atteso come tutti i tuoi – va detto – da tempo. No, non c’entra ed è domanda illecita, seccante, terra-terra: ma che succede laggiù? Ci aiuti a capire? O almeno, a vedere?
    (segue sfrigolio di coca-cola nello stomaco. O contro un chiodo, esperimento rivelatore dell’erosione delle cose del mondo a dieci anni)

  4. versione breve: come saprai un poliziotto, con atto scellerato, ha ucciso un ragazzino. questo ha fatto esplodere la protesta e tutta la grecia è stata messa a ferro e fuoco. gli scontri sono stati, per me italiana, come dire, fuori dal comune, non potrei immaginarmi in italia una simile veemenza, il popolo greco c’è da dire è assai riottoso e abituato a questo tipo di “rappresentazione” della protesta politica. ad ogni modo tutti anche chi vota a destra, chi per bieca condiscendenza al clamore chi più consapevolmente, hanno con questi ultimi fatti dato il segnale, dicono, definitivo di sconfitta della destra che ha deluso ovunque con la sua politica sociale. io per me (da italiana) che due ministri abbiano presentato le dimissioni, mi pareva già un segno di civilità ma a vivere da italiana forse non si giudica proprio con occhio vergine e fermo. (questa era la versione breve).
    comunque altri due link che parlano dei fatti greci

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