D’un tratto

Prologo. Io, non so gli altri, io spesso ho avuto storie con uomini mostri che a tratti mi repellevano. Che di fondo mi repellevano e che poi_ sara’ stata la magra del periodo o la mia serpeggiante latente edipica psicosi_chissa’_ d’un tratto e all’improvviso trovavo interessanti: vi scorgevo un bagliore irresistibile e con schizofrenico affanno li conducevo di corsa nella bifasica alcova. Presto corriamo a fare l’amore_ ora_ subito_ adesso che ho scorto quel luccichio_ presto prima che sia tardi.  

Episodio. Trovavo l’argentino sfigato massiccio sgraziato e gratuitamente smanicato. Canottierato ma melenso_una cosa orribile_ eppure successe anche con lui.

Come al solito la molla che mi fece scattare in modalita’ “facciamo del sesso” fu una vera cagata.

Avevo una vecchia Pratika del 1971 del mio amato padre: avrei dunque utilizzato il cimelio unto di santità dal prematuro lutto per svergognare l’uomo che procedeva nella vita senza maniche sostenendo di essere un fotografo.

Quando il molle sudamericano dall’ascella al vento disse soy fo-to-gra-fo desiderai immediatamente la sua sconfitta morale: coglione, adesso vediamo se sai maneggiare questo reperto vintage. Truzzo deimieicoglioni. Ed era un santino di famiglia. Indegna, immeritevole figlia.

Ero convinta che ci fossero troppi pulsanti levette e altri strani aggeggi per poter bluffare, adesso ti inchiodo.

Invece il sardonico spirito dei morti a volte si diverte a sputtanare le ingratitudini dei vivi e cosi’ fu concesso anche al più sgraziato degli argentini dall’ascella discinta una gestualità fluida, inattesa e dunque sconcertante.

La macchinetta, che il defunto papa’ programmava in tre quarti d’ora costringendo la famiglia a mummificazioni domenicali, divenne subito sua e, d’un tratto, quello che vidi furono una gestualita’ sensuale ed un contegno grave vigoroso energico. Cosi’, d’un tratto, mi sembro’ di essere l’ultima fiamma di Adams Ansel. Per una settimana.

Poi il defunto smise di deridermi e con ultraterreno decreto mi fece rinsavire.

Appollaiata sul muretto del mio terrazzo il  fotografo mi porse un pacchetto di foto scattate da lui ma io_ e quella fu l’ultima cosa che vidi di lui_ notai solo il suo ipertricotico braccio mentre si stendeva verso di me. Oddio! Questo qui ci ha la canottiera! Pussa via, scio’. Fu d’un tratto e fu anche la fine.

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4 Risposte

  1. Pensavo alla comodità, quel concetto tanto caro agli essere umani che un tempo avrebbero dormito in una camera in otto e per terra solo per il gusto di una serata, (almeno una che il troppo stroppia)… e adesso se non sono 4 stelle (ma di quelle vere) manco si muovono.
    E’ la comodità che c’ha fottuto…e una sana dose di bocca buona…(come dice mia nonna…)

  2. glabro e dall’ascella timida. detto parkinson per la precisione dei miei scatti. il negativo dell’argentino, in pratica.
    d’un tratto fine, però

  3. ale, la comodita’ mi fotte per certo. ma e’ un dolce fottio.

  4. lord, venga allora_ presto_ che le scatto una foto

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