Una lunga storia

1. Marina. 

Ha sollevato la maglietta davanti a tutti i miei parenti e ha detto no, tu il dolce non lo mangi, guarda che panza che t’e’ venuta.  Sul momento ho pensato e’ una grandissima stronza ma ci ha ragione. Ultimamente sono un po’ appesantito, meglio se mi evito la pastarella. Per cui. Ho rimesso a posto il diplomatico e punto. Per me era finita li’. Ecchessara’mai, ti perdono, grandissima stronza che sei. Invece no. La serie dei successivi eventi e’ andata peggiorando.

2. Zia Matilde.

Non e’ che mi abbia dato una mano a gestire la faccenda. Appena sentito la parola “panza” e’ partita in mio soccorso al grido di “Ammore’ezziatue!”. Porca troia, ho pensato. “Chista nun te volebbene, ammore’ezziatue, tu si vellu, si lu piu’ vellu de lu munnu, lassala perde a quillu steccu rittu”. E questo non ha certo aiutato le cose. E’ cominciata una specie di guerra silenziosa tra donne.  

3. Io.

A parte il diplomatico rimasto sul piatto e lo sdegno di zia Matilde, non avevo motivi per  essere turbato. Quanto alla vicenda del mio ventre messo alla gogna, vabbe’, lei era stata una grandissima stronza, ma in fondo ci aveva i suoi motivi, le piaceva l’uomo magro e, siccome aveva deciso di passare la vita insieme a me, io, almeno, avrei potuto  evitarle un futuro con un obeso. Punto. Invece no. 

4. A casa.

S’e’ stesa sul divano e m’ha confessato tutto. M’ha detto Francesco, ci ho un groppo, non so come dirtelo ma non riesco piu’ davvero a tenermelo dentro, son giorni che mi tormento ma, credimi, non voglio ferirti. Porca troia, ho pensato- : Francesco, io te lo devo dire. Non. Mi. Piaci. Piu'”. Eccola qui, la crisi.

Non. Mi. Piaci. Piu’.

Maledizione.

Non. Mi. Piaci. Piu’.

Maledizione, no. no!

Ma non e’ che sia riuscito ad essere piu’ convincente di cosi’, sul momento non ho trovato uno, un solo cavillo, nulla, con cui argomentare che invece si, eccome, io sarei dovuto piacerle ancora.

Non. Mi. Piaci.Piu’.

Ma-le-di-ziooo-…-ne.

Bot (suono onomatopeico che indica implosione, contrizione e sofferenza psicologiche).

5. Due giorni dopo (per telefono).

Ho trovato un sacco di argomenti in mio favore.

“No, scusa, scusami se insisto ma devo capire bene. No, ascolta, ascolta. Ascolta. Scusa, fammi capire. Te lo ricordi quando mi hai detto che dovevo mettermi a dieta, si? Allora, scusa, ma non capisco. perche’, si suppone che tu chieda di dimagrire ad uno di cui ancora ti importa, giusto, e’ cosi’? Quindi un mese fa, si suppone che ancora un interesse su di me ce l’avessi che, altrimenti, non te ne sarebbe fregato nulla che ero grasso. Giusto? E allora, embe’, che fai? Mi lasci? Mi lasci perche’ non ti piaccio piu’? Eccazzo, allora! No, perche’ ascolta le cose son due: o io non ti piaccio “piu'”.  E allora mi lasci. Io dico cazzo, mi dispiace ma “purtroppo”; oppure io non ti piaccio “cosi'”.  E allora tu mi dai il tempo di dimagrire. Io dico cazzo mi dispiace ma “almeno” posso fare qualcosa. Hai capito? Queste sono le due cose da fare. E’ sbagliato, lo capisci, e’ sbagliato dirmi  cosi’ non mi piaci  piu‘. O non ti piaccio piu’ o non ti piaccio cosi’. Entrambe le cose e’ da veri stronzi. cazzo, come sei stata ingiusta”.

“E poi, no, scusa, fammi finire, un minuto, un minuto, dicevo, che poi, scusa, saranno, chesso’, erano settimane che comunque a letto con me ci venivi, dico nonostante il mio grasso, per cui, secondo quell’indicatore li’, io pensavo che la nostra era una relazione sana. Quindi? Quindi non c’era fretta di dimagrire, io pensavo, capisci? E’ colpa tua. Non mi hai mai dato un segnale che mi dicesse attento. Attento. Che se non dimagrisci io ti lascio. Sei stata ingiusta. Per cui io aspettavo a mettermi a dieta. Era una questione d’onesta’ la mia. Io, a mia discolpa, questo va detto, aspettavo a mettermi a dieta che, mi conosco, sono un debole e solo se il mio adipe fosse diventato definitivo avrei avuto una motivazione seria e non transitoria per evitarmi le pastarelle. Cosi’ adesso sono affranto e non posso fare a meno di pensare che mentre io indossavo ancora i vecchi pantaloni col primo bottone slacciato, incerto se passare alla taglia superiore e quindi mettermi a dieta, tu gia’ avevi deciso di lasciarmi. E sabato, a casa di zia Matilde, io ho pure rimesso a posto il diplomatico. No, dimmi, dimmi, ti sembra giusto? E poi, te lo devo dire, quella cosa che tu mi hai tirato su la maglietta davanti a tutta la mia famiglia, e’ proprio una cosa da veri stronzi. per cui, meglio cosi’, se e’ finita”.  

Avrei dovuto avere la prontezza di spararglieli a botta calda, i miei argomenti. Non importa. Non importa se non hanno fatto presa su di lei. Perlomeno le ho detto come la penso. Dopo, infatti, sono stato meglio.

6. Oggi

Cara Marina,

ti scrivo questa lettera perche’ ho riflettuto molto e sai, devo dirtelo: neppure io sono stato un santo. Alla festa di San Savino, infatti, Giovanni, mi ha presentato una sua amica. Loredana. E quando Loredana mi si e’ avvinghiata addosso io, e’ vero, le ho detto no.

Ma la verita’, devo dirtela, e’ questa: ho pensato a Loredana che si sarebbe potuta arenare sulle mie maniglie, invisibili da vestito -che avevo messo la felpa larga quella sera- e le ho detto no. Non ho pensato a te e al dolore che avrei potuto causarti. Anche se poi, via, tu non avresti poi sofferto molto, ti avrei solo dato una buona scusa per mandarmi a quel paese.  Ecco, vedi, io ho pensato solo al mio girovita sfatto. E poi pero’ mi sono mentalmente organizzato per un altro randez-vous con Loredana. Mi sono programmato una tre giorni di insalate e minestroni e le ho proposto di vederci giovedi’.  Per cui, capisci, in tutta questa faccenda io non sono certo stato un santo. Per cui, visto che tutti e due abbiamo fatto degli errori, io direi che si puo’ azzerare tutto e ricominciare daccapo.

7. (…) continua 

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5 Risposte

  1. come sarebbe a dire ‘continua’?

  2. eh gia’ sir Baskerville, continua, e come se continua …

  3. Certo che continua. 6 è un numero piuttosto basso.

  4. signori, conto di arrivare perlomeno al numero 126. quindi fate un pò voi.

  5. zzz…

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