Loredana

“Loredana”, diceva. “Amore, lo vedi com’è bello questo sofà? Il colore dice con tutto”. Fosse oggi, gli avrei lanciato uno sguardo socchiuso e l’avrei incenerito: “il tuo divano mi fa pena, questo negozio è pieno di etnofighetterie, razza di neoproletario del cazzo!”. Avrei fatto un figurone e la commessa finto Chanel si sarebbe schierata dalla sua parte. Vacca. Ma quel giorno ero distratta, avevo capelli arruffati e ancora non facevo queste robe da megera. Quindi guardai con l’invidia delle donne in picco ormonale la french manicure della signorina finto Chanel -per me è uguale- e ci portammo a casa il divano di bambù.

Senti, Tommaso, perchè mi hai fatta così piccola e smidollata? Loredana, tu devi capire: la città dove vivi ha un alto tasso di umidità, in più hai voluto arredare la tua casa con termosifoni a forma di lettere dell’alfabeto, fai tu quanto potevi essere insignificante. Per questo motivo poi, ti ho scelto un fidanzato permaloso ed insicuro che s’arrabbia quando dici che di lavoro fa il cuoco. “Maporcadiquellavacca Loredana! Uno studia e sbocca sangue, si sbatte giornenotte e almeno, cazzo, chiamami chef!”. E se ne va sbattendo la porta. Mi pareva adeguato.

Invece un giorno la misura s’è colmata, come persona mediocre non andavo più bene e nemmeno tu potevi controllare quella luce nuova nei miei occhi. Tommaso, ascolta. Perchè non evolvi il mio personaggio? Pensa che bel coupe de teatre; quando ormai sono tutti abituati al mio dolore normale, a questo tedio da salariata, ecco, io, allora un giorno prendo il candelabro d’argento e ci spacco la elle nel salone -scrach!-. Una meraviglia. E Tommaso, con la sua vanita’ d’artista ferito che, diciamolo, quella volta li’, l’ho fatto sentire poco originale, alla fine s’era deciso a cambiarmi la testa. All’improvviso, cosi’ d’un tratto, e tutti i lettori avevano detto “Uh! Mammamia! Questa poi! Ma che bravo questo scrittore, bravo, veramente bra-vo”. Ed io finalmente m’ero tolta di dosso quella scorza di polvere da soprammobile vecchio.

Per cui, al fidanzato cuoco che mi chiedeva “Loredana, amore. Facciamo un figlio dai”, io -erano anni che aspettavo quel momento- ho risposto “Sozzo bastardo ignorante, col cavolo che ci faccio un figlio con te! Se prima non la smetti di uscire tutte le sere!”

Questa ultima aggiunta e’ opera mia -se prima non la smetti di uscire tutte le sere- ce l’ho messa io, va detto. Tommaso era stato chiaro, non lo nego. Loredana, io ti evolvo, va bene, ma alle mie condizioni, capito? Io rimango pur sempre l’autore per cui niente battute del cazzo che non c’entrano nulla con l’intento. Ci deve essere una certa ratio nel tuo cambiamento. Non fare la cavalla pazza Loredana. Uh, avevo risposto, ma figurati.

Invece poi quella battuta m’e’ uscita cosi’ d’un botto e secondo me ci stava anche bene. Voglio dire, faceva intuire la pochezza di una vita grama fatta di bar, la coazione a ripetere un quotidiano senza desideri. Loredana non me ne frega un cavolo delle tue teorie imbecilli, delle tue vogliette piccine da rivoluzione! E ti avverto: tu prova ancora a rompermi le palle ed io, guarda che non scherzo, ti faccio rimanere secca per una liposuzione venuta male, siamo intesi?

Comunque, da quella volta li’ tutto e’ cambiato e la scintilla nei miei occhi poteva vedersi ugualmente attraverso la pagina spessa dei mei inutili gesti. “Loredana, amore. Facciamolo questo figlio, dai”. “Per me e’ uguale” mi facevi dire e cosi’ mentre tutti mi facevano i complimenti per il pancione, io proprio non ero contenta perche’ quel figlio mio mi faceva ingrassare ed io gia’ non lo sopportavo. “Speriamo che esce presto” e cosi’ tutti mi odiavano oppure mi compativano.

Ma fattelo dire, Tommaso, anche tu non ci ha rimediato un figurone. Sono capaci tutti a mantenere la coerenza di un personaggio mediocre. Ed e’ stato molto bello quando in sala parto ho preso il bambino ancora sporco di placenta e l’ho lanciato via. Ho sorpreso tutti, il mio canto del cigno, il mio tie’ al mondo. Tutti sono sobbalzati. E se adesso tu hai venduto milioni di copie lo devi solo a me, e un giorno, vedrai, un’attrice famosa fara’ il mio monologo finale in teatro: “Voi, inutili, smilzi uomini da completo” -ed e’ li’ che il pubblico fa un salto dalla sedia- Ma come? Ma che dice Loredana? “Voi. Razza di poveri animali da soma col culo a forma di sedia frau. Voi, fieri, blasonati dal quotidiano vassallaggio alla pausa caffè” e poi splat, il bambino finisce a terra con tutto il sangue e la placenta.

Poteva essere un capolavoro Tommaso, ma tu hai rovinato tutto ed io son morta per estrarmi del grasso dal culo. Che peccato.

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7 Risposte

  1. è la giustizia umana che si fa divina quando uccide chi dice ‘speriamo che esce’. buonagiornata, madame.

  2. un feuilletonificante ritorno, madame.
    Mi piacerebbe vedere Tommaso censore scoppiettante di pustole selvagge per contrappasso…

  3. come nobilitare materiale mediocre e già stantio dopo pochi anni. se ho capito bene chi è Tommaso. bentornata, signorina.

  4. lord baskerville lei e’ impietoso, che bello.

    onorevole cybbolo, non si preoccupi, gli faremo del male a Tommaso

  5. lei, sig. miic e’ sempre un passo avanti, ma come fa?
    e si, alla fine son tornata.

  6. ma prima di lanciarlo, il bambino, avrebbe dovuto battezzarlo Tommaso, questo sì.

  7. cavaliere (senza offesa eh) effe, avrebbe dovuto, si.

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