La mia storia con Martin (più una discussione con Marcelo)

L’amante argentino vuole che io sia la sua ragazza. No, per niente, tu sei il mio antistress estivo, faccio l’avvocato, tu capisci che accumulo tensioni.

Così prova ad incastrarmi con la cosa di cucinare insieme come una vera coppia osci hermosa vamos a cosinar juntos por losmisamigos. Te me va aiutare?  Claro como que no, que vamos a hacer perchè in fondo anche i fornelli mi rilassano.

Menù della serata argentina.

Antipasto: rotolo di pandispagna ripeno di tonno patatine maionese formaggino pomodoro succo di pomodoro insalata peperoni mais mozzarella i sette nani un asciugamano da bagno la bandiera argentina.

Primo: spaghetti pannapeperoni. Cottura al dente su questo mi impunto tanto per mortificare la sua argentinità, deve capire che una differente cultura ci divide  e che sempre ci dividerà.

Dolce: il celebre dolce di latte con gelato con savoiardi su letto di panna più pezzetti di cioccolata più i sette nani che ci avanzano dall’antipasto.

L’allestimento di questa comida argentina si rivela più complessa del previsto, dopo aver scelto tutti gli ingredienti l’argentino si infila la tuta e prende in mano la playstation. Hombre cavron, macchetticredi ? Io mica sono la tua serva por la miserias de todos los santos.

Mentre mi monta la rabbia  tagliuzzo i peperoni e divento ansiosa altro che antistress, in sala da pranzo si vanno riunendo tutti gli argentini del quartiere, saranno almeno una ventina di maschi in tuta ed io sono l’unica responsabile del pranzo. E’dura.

Poi durante il carboidratico pasto Marcelo che mi siede di lato comincia a raccontarmi di come si porta a letto la cugina Anna, sposa infelice, e di come si di rotolano tra le coperte confezionate dalla comune nonna dieci anni prima quale dono nuziale.

Ed io mi domando dove il desiderio, che pure è la cosa più importante, debba cedere al rispetto.Per esempio questa storia della coperta che tanto li eccita in realtà mi sembra una cosa da prepotenti e da codardi, la violazione di una regola appartiene ai passionali, la profanazione di un simbolo è, al contrario, il gesto degli indifferenti se non c’è lotta sottostante ma solo noncuranza. Me la immagino questa cugina di provincia che non ha mai visto Roma dice Marcelo con stupore e che forse pure per questo si tromba il giovane parente sudamericano alla faccia del marito e del loro figlio dodicenne, ad ognuno i propri antistress.

Il tronfio Marcelo acconsente con sussiego alla conversazione, sciorina la solita pappa dello spagnolo che è la lingua più bella di tutte e che l’italiano lo ha deluso, intanto perché non è musicale come se lo aspettava e poi perché la gente non ha fa uso corretto delle parole. Infine il linguista sentenzia che l’Italia è troppo bella per gli italiani.

Adesso ti distruggo razza di idiota ma prima vado a pisciare. All’uscita dal cesso c’è Martin depresso che reclama un pò d’amore volio stare con te da solo, te volio tutta per me ed io invece volio continuare a conversare con Marcelo, sono sul piede di guerra, togliti di mezzo coglione  e così per la prima volta nella vita mi sale il patriottismo.

Temo Marcelo caro che le tue approssimazioni non siano resistenti a tutta una serie di obiezioni. Primo nessuno si impegnerà mai lessicalmente in una conversazione alta con chi non possiede dimestichezza con la lingua secondo se pure trovassi qualcuno disposto a conversare con te non utilizzerebbe un fraseggio ricercato e se lo facesse sarebbe o per mancanza di sensibilità o per rivalsa contro la tua spocchia quella si enorme ed ingiustificata. Como?

La tavolata di maschi latini zittisce. Hanno intuito tra le pieghe di un’incomprensibile  sintassi la mia ostilità.  Resto muta nella mia postazione di guerra e nessuno capisce come mai io abbia aperto il conflitto. Se solo avessero fissato l’attenzione in quel momento sullo sguardo di Martin verso di me, sconfitto e deficiente, mi avrebbero assolta.

La faccenda è decisamente troppo pesante. Marcelo si alza e va giocare a risiko. Io lo inseguo per torturarlo lessicalmente. Con la sensazione di Martin che mi aspetta al varco, infatti a fine serata confessa cuando te parli con loro me sento messo da parte io te volio portare via da quel monopolio. Monopolio. Mica si sente tutti i giorni una cosa del genere mica bisogna spesso misurarsi con l’elefantiaco amore di un disperato. Adesso che faccio, come me la sfango? Certo qualche colpa forse l’ho avuta in questa vicenda, per esempio non è stata una buona idea dirgli si yo tambien te quiero ma pensavo fosse come il love you valevole anche per il ti voglio bene invece esce fuori che dire te quiero ad un argentino è cosa seria.

 Inizia l’acido, sale il veleno. Come in ogni caduta, più sono cattiva più l’argentino si aggrappa a me, e diventa sempre più fesso, se possibile. Una mattina bevo lattecaffe, entra in cucina, mi fissa con lo sguardo da bietolone e non trova niente di meglio da dire che è la prima volta che vede un’ italiano fare colazione come si usa in Argentina.

Povero scemo, fra un po’ se caco dentro il water penserà che ho adottato le abitudini della sua terra, cresce la repulsione s’ingrossa la crudeltà. A volte mi si stringe il cuore, per lui per la sua ingenua rimozione, per il suo inconsulto gettarsi tra le braccia di una iena che vorrebbe rispedirlo al mittente.

Ma poi penso alla subdola manipolazione del mio desiderio di leggerezza io sensa te non volio stare non puedo vivir io soy solo se tiene un poco de piedad no me lasiare mai ma io no, lo siento pero un poco de piedad non la tengo.

Scivolo via da questa parentesi sudamericana, almeno ho imparato un pò di spagnolo e tu potrai raccontare ai tuoi amici portenos di non aver passato tutte le serate con la playstation.

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5 Risposte

  1. Comunque, a volte basta così poco per imparare le lingue…

  2. …. e altrettanto per desiderare di poterle dimenticare! 😀

  3. Buona Fortuna……..Andrea.

  4. il mio ex flirt argentino (tutte prima o poi finiamo col cascare sull’italiano d’oltreoceano…) non era molto diverso, ma almeno aveva un pò di autocritica quando parlava dell’ “enorme EGO argentino” definendolo quasi congenito… certo che dare la colpa ai cromosomi è un bell’alibi, ma meglio di niente!

  5. christian e venerablebidet la prossima volta me lo pago un corso di lingua pero’.

    andrea di fortuna ce n’e’ sempre bisogno

    atuttotondo lo so uno ci dice hola hermosa que linda que sos e noi ci caschiamo come pere

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