Tour catala’ (fine)

Giorno tre quattro e ultimo: indisposicio’.

Piove della bella. Procedo invernale munita di cappuccio. E’ arrivato il momento di abbandonare il gruppo in visita all’acquario e di darsi al gastroturismo.

Nel bar america, contenti perche’ la birra costa due euro e si puo’ fumare dentro, ci strozziamo di stella artois trippa e pane al pomodoro e una liquida commozione si scioglie nei nostri palati. Laici capricci non si nega ma il confronto con i nostri compagni di gita ci fa camminare a testa ritta mentre al posto di ittici gadgets noi si va in cerca di una vagheggiata e polverosa Barcellona.

Ora, imbottita di carboidratici spuntini commisti a numerosi birrini il cagotto premestruale riprende a spingere lungo la via appena appena otturata dal catalano aperitivo. Sono comprensibilmente innervosita dallo spasmo di ormonale eziologia ma, conscia di sorreggere con la mia devozione al dirigente una simbolica compattezza ai vertici del potere, non lascio la presa e resto intronita nel primo sedile del vacanziero pullman.

L’unanimita’ decide di visitare un campo di calcio che nulla mi dice ma qui anche il dirigenziale fidanzato non mi lascia il tempo di borbotti e superbie, quello li’ e’ un luogo sacro dove ci si emoziona se poco poco si capisce qualcosa e, a proposito, il calcio ha anche una dimensione letteraria o se vogliamo poetica perche’ tu lo sappia, mica solo un’arena per ultra’ rissosi e uomini di medie aspirazioni domenicali, e’ ora che ti inizi al mondo del calcio caramia.

E, in coda al gruppo di fede rossoblu, mi inoltro con buona volonta’ e un vago senso di sopraffazione che avro’ a vendicare nel privato della camera da letto tanto per non smentire la mia indole di femminili recalcitranze calcistiche e rappresaglie sessuali.

Il programma della giornata e’ duro e noioso inoltre l’assillo di mantenermi su reazionarie posizioni di vertice va diluendosi per via della spinta sinodica delle mie ovaie, lasciatemi scodellare in pace la mesata di ovuli graziati dalla sciabola del maschio seme e me ne fotto di conservare il comando.

L’accesso al Museo Picasso fan due ore di fila sotto la pioggia. Io a me di vedere gli scarabocchi di un dodicenne ancora complessato e con l’invidia del pene non mi frega nulla che sti catalani ci voglion prender per il culo e han tirato su un’esposizione di un Pablo che ancora manco si faceva le seghe.

Cosi’ abbandono il vacanziero gruppo che di arte cosa mai ci capite, forse forse arrivaste a Fidia e non per personale quanto invece per nazionale erudizione ma a Picasso non vi ci dedicaste di certo, visto che, a guardar le di lui tele un unanime e monocorde riconoscimento di ritorno, generoso non v’è dubbio e altresì stupefatto, gli tributate, interessante molto interessante, per non parlare di Dalì, pazzo, si si pazzo, e Mirò nella via di mezzo perchè piu’ colorato che vi rassegna al limbo di muti spettatori, e adesso, tanto e’ lo sfizio di riscattare con il turismo la lacuna intellettuale, che siete disposti a rompervi le palle al freddo anziche’ aprire un libro, andatevene da soli al museo che io invece vado a ingozzarmi di frittini di pesce e panini morbidi e agliosi.

Il fidanzato resta col gruppo e accumula debito nei miei confronti.

Arriva l’ultimo giorno, me ne vo in giro con un assorbente senza ali tra le gambe, sono tesa, devo sempre riportare al centro la pezzetta che mi si sghemba e allora siccome ad un certo punto non ce la faccio piu’ mi autorizzo a litigare col fidanzato che ritengo il responsabile dei miei scontenti sinodici. Nello specifico litighiamo perchè sono le sei di mattina e ancora mi costringi a bere birra maledetto alcolizzato che ormai ci ho i follicoli che sputano luppolo, portami subito all’hotel e svengo. Un buon svenimento evita le ripercussioni di una lite seria e la coppia dirigenziale non subisce contraccolpi pesanti in seguito al tour català.

E’ fatta si ritorna, aereo, atterraggio, applauso greco, taxi, letto, casa casa.

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3 Risposte

  1. Ché ti piace proprio, a te, muoverti.

  2. heylà!

  3. christian sono figlia del vento mi prendo gli ultimi scampoli degli annisettanta

    benvenuto padreamante della giovane lolita

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