Martin l’aeroporto ed io

Dieci di mattina all’aeroporto.

Attendo Ecate al varco. L’ingombrante sudamerica sta per tornare carico di progetti per un delirante amoroso futuro con me. Colpa anche mia di alcune schiamazzanti esercitazioni in una lingua che cerco di imparare che evidentemente hanno colpito la sensibilità argentina, qualcosa tipo quisiera que un poco de lo demasiado seria bastante para que pueda volver pronto y asi que ya no estarà lo que fue, seguramente tambien estaremos nosotros. Ma io stavo solo cercando una dimestichezza con il fraseggio spagnolo senza stare a badare alla sostanza, era solo per usare i congiuntivi, le subordinate. Il sudamerica replicava con inquietanti TQM ma insomma finchè se ne stava a testa in giù dall’altra parte dell’emisfero non mi preoccupavo granchè.

Invece adesso eccomi all’aeroporto che aspetto di espiare il mio impegno scolastico passato per impegno d’altra natura. Quanti uomini ho beffato con il mio piglio da ninfetta? Speravo di farla franca? Che poi questa cosa della redenzione non mi va mica bene. Intanto perché il frasario spagnolo era solo un esercizio di ripasso, e poi, ammesso il mio uso scriteriato spregiudicato facilone delle parole, ma chi lo decide che ne segue per forza il contrappasso? Chi lo dice? Dante? La stagnate reminiscenza di una catechesi commissionata a zitelle rigoriste? E se divento induista e procrastino la punizione alla prossima vita? Come mai per un indiano non c’è l’urgenza della riparazione prima che questa vita termini e per me si invece? Io manco volevo farla la comunione.

Qualcosa striscia nello stomaco, un verme solitario che ho ingrossato con fasulle promesse e che ora mi si stacca dalla pancia e s’attorciglia come un cappio. Sudo. Si è rotta l’intenzione è sparito il capriccio spagnolo. Lo vedo enorme goffo pesante, la chimica inimmaginabile tra i nostri corpi diversi finita. Lui grasso sgraziato molle io dura secca veloce.  Altro che coppia, un espediente per i tempi magri. Mi viene incontro con le braccia aperte, non riesco a guardarlo in faccia, so solo che lui adesso si è innamorato di me, inizio a grondare tanto che, dopo averlo abbracciato, noto l’alone della mia ascella sul colletto della sua camicia blu. Corro in bagno, mi passo un tovagliolo sotto il braccio è la fine. Soy tuyo, ma come fa una cossi vella a stare con un brutto come me? Me lo domando anche io.

L’aeroporto cessa di essere quello che dovrebbe essere, l’immagine di un desiderio. Invece ora per me è più che altro un mercatino per vagabondi, passeggio tra souvenir baretti e porcherie. Ho comprato una penna con dentro una barchetta che va su e giù.

Qualche ora dopo a casa sua. 

Apre la valigia e tira fuori quella che dovrebbe essere la versione australe della toga da avvocato, un regalo per me, mio dio, una toga fattasumisura, una specie di mantello di batman, una giacchetta di finto satin però lunga con le maniche che si allargano alla dracula, una cosina sobria per il carnevale insomma e mi dice soddisfattissimo mira hermosa è una toga guarda che vella, mira te gusta?

No che no me gusta no me gusta nada questo coso nero è orribile invadente inappropriato ma che si crede di fare questo qui il personal stylist il guardarobiere il fidanzato premuroso, io volevo un maschio latino senza fronzoli.

Dai provatela dale dale metitela espera che chiamo misamigos paramirarte totdosjuntos e così  mi ritrovo col poncho nero da vampira sudando come un obeso ipotiroideo in mezzo ad un girotondo di argentini che commentano stupefatti e guardano con rispetto il gesto sacro del regalo, per me è solo la pisciata del gatto che segna il suo territorio et voilà, per la comunità argentina sono la su novia.

Dopodiché inizia il supplizio quotidiano mi chiede osci te lo ha messo la toga? Como no? Te hai dimenticato? Beramente lo hai fato? Te prego pooor favoor, non te lo dimenticare più, por mi è molto importante che te lo meti y sabes? Voleva beramente farte dei ricami rossi dietro perché sea la più vella toga del tribunale vella como te e io dalli a spiegare che ci sono delle regole non è che posso entrare in aula con la bandiera argentina ricamata sulla schiena solo perché sono figa. Se poi si discute lui ad un certo punto taglia corto e dice senti hermosa io te ho fato la toga porque me hablas asì ahora?

Un anno dopo di nuovo l’aeroporto.

Che stavolta è solennemente un aeroporto. Io che di solito non voglio essere scottata dalle cose importanti della vita che me ne starei volentieri senza troppe emozioni, che non le so gestire, che mi fanno diventare matta, che per questo ho fiducia nel Lexotan, nelle soapoperas, nel centro commerciale, cose che non nutrono i sensi, che appiattiscono le volontà in un impulso primitivo a ripetere gesti quotidiani e facili, ecco io sto per andare via dal mio paese a fare non so bene cosa.

Io che sto lontana dagli sconvolgimenti perché in genere mi espongono ad una serie nevrotica di paure più o meno stupide, in due settimane ho digerito l’idea che devo andarmene al piu’ presto da qui che nella mia vita ha vinto l’amore che ora, in questa ora, sento fondamentale e non differibile, io che corro lontano da tutto quello che era mio e che ancora prima mi libero di tutti gli orpelli inutili collezionati fino a quel momento, io adesso ho un biglietto in mano pronta per muovermi.

L’aeroporto non è più la sala di attesa di spostamenti altrui. Capisco che la condizione necessaria è quella della partenza, l’aeroporto non è solo un ponte tra un luogo ed un altro ma molto di più, è segno di un bisogno a cui non è concesso distogliere l’occhio dal proprio taglio.

Per cui stavolta non compro nulla nessun gadget non voglio distrarmi resto attenta sono fissa eppure morbida resto così col pensiero che tra poco più di due ore starò nel desiderio, qualunque forma prenda sarà solo febbre. Così parto

punto

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5 Risposte

  1. me haces sognar

  2. usted està mas en mas brava. està segura de no ser una blogger profesional?

  3. sig.miic adesso lo confesso da anni sono la ghost writer del mio fidanzato

  4. giorgio mi fai troppi complimenti sarai mica il mio fidanzato che cerca di burlarsi di me?

  5. purtroppo non sono quelluomo fortunato ma se vuoi… 😉

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