Disturbo bipolare in cucina

D’un tratto si interrompe la complicità italica tra noi, deve concentrarsi, la buona riuscita della cottura della cotoletta precotta dipende da quanto zitta saprò stare io.

Zitta significa anche ferma quindi non solo non posso domandare dove si tiene la macchinetta tritaghiaccio ma neppure posso andarne in cerca. Intanto in sala mi aspettano con un margarita. Cosa è peggio, scontentare il datore di lavoro che la settimana scorsa ti ha già licenziato una volta oppure i clienti che pure, lamentandosi della tua scarsa solerzia, possono ottenere analogo risultato?

Sono in una morsa.

Provo con agilità e passo felpato ad aprire uno sportello chissà magari ci ho culo. Ma il re della cotoletta precotta si innervosisce, che non si muova una mosca aveva ordinato, mi segue con la coda dell’occhio mentre scaruffo gli scaffali con mano poco leggera, l’impaccio del principiante e l’ansia da prestazione mi fottono, così faccio cadere il pentolame accatastato ed è il caos.

Un tegame sbatte sul tavolo bagnato da cui si sollevano gocce che cadono a parabola nel soffritto in preparazione, l’imperatore panato si becca in faccia uno schizzo d’olio bollente, la padella fa schsss schsss io mi rannicchio in fondo alla cucina ma è troppo tardi, il mio sovrano ormai feroce mi si scaglia addosso.

Mo che casso hai fatto pesso d’una cretina dio bon che bordel.

Intanto la cotoletta s’ammoscia, la si guarda con sconforto mentre fluttua dalla doratura all’afflosciamento, anche noi come lei seguiamo pari sorte, dall’euforia alla disforia, ancora schss schs sch s e poi silenzio.

Adesso nella cucina si respira l’aria delle ingiustizie che vi si sono consumate e ognuno, seppur con diverse motivazioni, proietta all’esterno il proprio dolore.

Il re della cotoletta, ritenendo me unica responsabile del fallimento culinario, supera il suo senso di sconfitta licenziandomi per la seconda volta, io rimuovo il trauma imputando la reazione sanguigna alla sua veracità romagnola ed in ogni caso declino ogni colpa eventuale sui clienti capricciosi che il margarita non c’era nemmeno sul menu’ e poi mi si spieghi che razza di persona ha il coraggio di pasteggiare con tequila.

L’atmosfera lavorativa è schiacciata dalla patologia maniaco depressiva del personale.

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