Mamma mamma voglio fare la cameriera

Prologo

Cari genitori, potevamo risparmiarci entrambi il disturbo di un’istruzione superiore. L’amore vince su tutto. Anche, per dire, sulla necessita’ di mantenere una posizione occidentalizzata e benestante. Lui vive all’estero. Ma in un estero disagiato ed economicamente al collasso, non aspettatevi qualcosa tipo l’America. Ed io, che metto l’amore davanti a tutto, come mi avete insegnato voi, io, in quell’estero ci vado.

Parte uno ovvero primo giorno di lavoro.

Proprio come le storie da talkshow di quei profughi esteuropei che un tempo erano medici, insigni baroni dell’accademia, illustrissimi uomini del foro e che una volta espatriati in terre con differenti alfabeti insediano i piu’ bassi gradini della scala sociale, così pure io ho perso tutti i privilegi del mio lessico disinvolto delle mie sudate radici nella medioborghesia. Nessun gioco di parole nessun citazionismo qui mi sono permessi, cosa dura per chi ci tiene a dimostrare costantemente la propria sagacia.

Per arrivare al ristorante, coerente con il mio nuovo status quo, prendo l’autobus.

Errore marchiano. Perche’ l’autista decide di saltare quelle fermate dove  c’e’  gente in attesa, siamo gia’ in troppi qua dentro, si ma io dovrei scendere adesso, almeno credo, apra questa cazzo di porta.

Invece mi ritrovo boh e col mio inglese singhiozzante singhiozzo schiusmi uer are ui uer is mai uei, du iu no? Non arrivero’ a destinazione.

Parte due ovvero secondo giorno di lavoro.

Stavolta fanculo i mezzi di trasporto proletari,  prendo la Lancia Dedra stescionuegon del mio fidanzato del millenovecentottanta, ignoro il parafango barcollante, la cartellonistica stradale cabalistica e mi infilo nel temibile ring road. Che, contrariamente alle mie aspettative, non ha forma anulare e non circuita attorno alla citta’. Da quel che ho capito e’ una linea retta con delle uscite a spina di pesce che, se tanto tanto ti sbagli e prosegui dritto pensando va be’ sono dentro un cerchio, dentro un ring road, prima o poi ripassero’ di qui, stai sbagliando di grosso e ti ritrovi invece in un’altra provincia. Te ne accorgi dal fatto che il sole, che doveva stare alla tua destra, adesso te s’e’ messo dietro. Sto andando verso est. Dubito che la’ vi trovero’ il ristorante.

Parte tre ovvero terzo giorno di lavoro.

Per prendere un taxi devi conoscere le regole del taxi.

Numero uno: vengono caricate quante piu’ persone possibili purche’ vadano nella medesima direzione;

Numero due: prima di salire devi dire il luogo di destinazione e, ad insindacabile giudizio del tassista, puoi essere rifiutato;

Numero tre: il diniego consta di un cenno del capo dall’alto verso il basso, in Italia suonerebbe un po’ come un si e tu saliresti, ma questa non e’ l’Italia e tu ci rimani male.

Adesso che sai tutte queste cose e che finalmente puoi arrivare al ristorante, non devi dimenticarti che, no, non e’ bello infilare le dita dentro il piatto che stai servendo, almeno non fartene accorgere.

Voi siete qui

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