Il protocollo il cartabollo il sigillo dello stato

Aprile 9, 2008 - 5 Responses

Il nostro amore verra’ presto certificato. Cerco allora di conformare il nostro amore al protocollo degli amori certificati, tipo nel bene e nel male, nella buona e nella cattiva sorte. Dire sempre la verita’. Non mentire. Non mentire.

E dunque.

D’estate ho una vistosa macchia nera sopra il labbro superiore. Te ne sei mai accorto?  Si dice iperpigmentazione in dermocosmesi ma_ e’ inappellabile_ sembra un baffo.

Ho questa sfacciata e nera patacca che da sempre, allo spuntare dei primi soli, altera le mie fattezze in quelle di Salvador Dalì. Te ne sei mai accorto? Non so, a riguardo non hai mai detto nulla e a me l’omerta’ sulla questione baffo andava bene assai. Ma ora il protocollo degli amori cartabollati mi alita sul collo, mi dice sottoporre a verifica.

 

La faccenda è delicata.  continua

D’un tratto

Aprile 7, 2008 - 4 Responses

Prologo. Io, non so gli altri, io spesso ho avuto storie con uomini mostri che a tratti mi repellevano. Che di fondo mi repellevano e che poi_ sara’ stata la magra del periodo o la mia serpeggiante latente edipica psicosi_chissa’_ d’un tratto e all’improvviso trovavo interessanti: vi scorgevo un bagliore irresistibile e con schizofrenico affanno li conducevo di corsa nella bifasica alcova. Presto corriamo a fare l’amore_ ora_ subito_ adesso che ho scorto quel luccichio_ presto prima che sia tardi.  

Episodio. Trovavo l’argentino sfigato massiccio sgraziato e gratuitamente smanicato. Canottierato ma melenso_una cosa orribile_ eppure successe anche con lui.

Come al solito la molla che mi fece scattare in modalita’ “facciamo del sesso” fu una vera cagata.

continua

Come ti vedo

Marzo 26, 2008 - 10 Responses

Come ti vedo, ti vedo coi miei occhi leggeri, ti guardo di mattina con la luce che filtra dalle tende marroni, sono tende decisamente anni settanta, e la tua vita quieta e senza stile mi fa piangere; nel tempo libero fai cose come piantare tre diversi tipi di insalata nell’orto, cambiare i mobili della cucina, rammendare calzini. Il che non vuol dire che non t’interessi avere un bell’aspetto. Un pò di fascino  l’hai sempre avuto senza bisogno di chincaglierie ma ti sei fatta incidere dal bisturi del chirurgo ed ora hai uno  sgorbio sulla pancia.  Hai questa cicatrice sul tuo ventre, un taglio netto che porti in silenzio, sul tuo ventre stanco ed ingrossato di madre. Divaricata dalla mia podalica ostinazione, tagliata in due perchè volevi che respirassi. Mi hai stretto con le mani secche di detersivi e polverine e, siccome ero bravissima, da grande sarei diventata un magistrato, avrei avuto la partita iva, una segretaria e la piscina tonda con gli angoli smussati. Ero bravissima, signora sua figlia e’ la prima della classe, non mi viene in mente una cosa in cui non fossi sempre stata la prima. Come facevo ad avere sempre il massimo dei voti? E’ che sono bravissima. Si, ero bravissima. E poi  ti bacio sulla fronte.

Vado di fretta (nonostante la mia volonta’) ovvero l’ansia della sposa

Marzo 21, 2008 - 17 Responses

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Cose di rilievo che sono successe questa settimana (nonostante la mia volonta’).

1- venerdi’ il controllore (greco) e’ salito sull’autobus (greco) m’ha guardato di sbieco e m’ha detto (in greco) “hai bevuto”. “come, scusi?”. “hai bevuto, puzzi d’alcool”. “pardon?”. “puzzi, hai bevuto, e’ vietato bere sull’autobus”. Io mi sono indignata assai, primo perche’, nonostante me ne andassi in giro con la busta della spesa piena di birre, ero sobria lo giuro, secondo perche’ non sono riuscita col mio greco fluente a mandarlo a cagare. E’ seguita pertanto una serie nevrotica di italici vaffanculo pezzo di merda come si permette razza di coglione e poi anche greco di merda ignorante tu non sai chi sono io sono un avvocato razza di demente e a quel punto alcuni devono aver pensato che fossi ubriaca ed intorno a me s’e’ fatto vuoto. Nessuno mi toglie dalla testa che si sia trattato di un atto di razzismo. Maledetti.

La mia amica Elisabetta

Marzo 13, 2008 - 8 Responses

La madre ingobbita sotto il peso del quintale di perle da cerimonia, chiede ad Elisabetta di fare un discorso per celabrare il brindisi. Elisabetta allora sticchetta il suo calice di cristallo:

“Dieci chili. In che modo sono arrivata a questi dieci chili di troppo? Non ricordo bene, so solo che indossavo ancora i jeans del liceo e mangiavo la torta di compleanno di mia madre, dunque era settembre ed ancora avevo un corpo normale, poi il buio. Mi sono lasciata sedurre per un attimo dal lusso momentaneo di un metabolismo velocizzato dalla troppa caffeina, ho passato per alcuni mesi la mia vita immobile, piazzata sopra il divano, avevo una tesi da scrivere, dei doveri da compiere, i miei vecchi genitori avevano riposto le loro speranze su di me _una figlia medico_ ho svuotato quotidianamente la dispensa, ho espanso via via la mia ingombrante e molliccia mole perche’ dovevo studiare, restare a casa e copiaincollare. Ma ormai nessuno mi rispetta piu’, mi si da’ del trombone da tutte le parti una volta nascondendosi dietro una goliardia ridanciana “voglio che tu sia la mia damigella d’onore, voglio una damigella chiattona che non faccia sfigurare la sposa”, un’altra lisciandomi subdolamente e tirando in ballo il rispetto “e’ solo perche’ ho troppo rispetto di te che non voglio vederti ridotta cosi’”,  beh, rispettatemi sto cazzo, stronzi”. Brindisi.

Violento incantevole

Marzo 6, 2008 - 10 Responses

Povero te morto due volte. Eri strano, un poco strano, erano le tre del pomeriggio, col tuo corpo docile e tremulo attraversavi veloce tutta la citta’, correvi, con i pochi chili addosso e un profilo da fanciullo magretto.

Non so se gliela faremo. Non gliela fecero, minuto dopo minuto respiravi sempre meno e poi ci fu un ultimo scrocchio. Crik, o una cosa del genere, e venne l’infermiera a spegnere tutto.  Non e’ possibile non si muore in tre ore, no? E poi non potevi morire, avevi sedicianni, ma erano le sette di sera, il sole ancora alto, era l’ora degli aperitivi, il sole bruciante ed eri morto davvero. Povero te morto due volte.

Oggi e’ giovedi’ grasso

Marzo 4, 2008 - 7 Responses

cheat.jpg Oggi e’ giovedi’ grasso. Mi sveglio con un sapore di plastica in bocca il che non promette bene. Questa sera mi maschero, sono anni che non lo faccio. Se non ti mascheri non entri, tesoro. Cosi’, per conquistare il letto di Karina con la Kappa, mi tocchera’ sudare dentro un costume da Obelix, imbecilli festaioli dei miei coglioni. Del resto non dovrei lamentarmi mica, espugnare il fiore delle studentesse erasmus e’ la cosa piu’ semplice del mondo, con quella loro gioia di vivere in un mondo libero ed alcolico, sempre pronte per un avventura con un autoctono. Io sono l’uomo del desiderio, sono la fotografia che terranno ancora nella loro agenda da professioniste e saro’ la lingua perduta per dire ti amo.

Fabien come al solito mi prepara la colazione. Mancia, stecco. Uova sode e salame. Esco sbattendo la porta. Ti odio. Mangiacrauti. Del cazzo. Mi stai sui coglioni da quella volta a capodanno che sono andato un attimo a pisciare, erano le otto del mattino, un mattino freddo e bavarese, e quando son tornato avevi chiuso il divano letto ed erano solo le otto del primo gennaio. La lavatrice gia’ girava col ciclo a sessanta gradi e dentro ci avevi messo anche i miei pantaloni, cosi’ erano le otto ed ero nudo e tu mi hai detto Buonciorno, vuoi manciare? Non ti ho mai dato una seconda possibilita’.

Per strada incontro Luca Fazzotti, terza media, primo banco, non vorrei sembrare querulo ma non ne sono per nulla felice: Luca Fazzotti e’ uno sfigato. continua

Le ragioni dell’oroscopo

Febbraio 28, 2008 - 8 Responses

Sarà saturno, l’oroscopo  non promette bene per quest’anno spezza i rami secchi mi dice, ma io ugualmente sono tornata insieme a te. Di nuovo. Secondo terzo, decimo round.  E quando ieri notte mi hai toccato ho pensato -sarà Saturno- che Martin era piu’ bravo. E Alberto pure. Franco, Luca, Matteo. Mi solletichi, mi sfiori, non arrivi, non sai. Allora? Che  facciamo? Che si fa adesso? Devo alzarmi nel mezzo dei tuoi solitari mugolii perche’ viva l’onesta’? Oppure, che mi costa, mi metto un po’ a mugolare, tanto cosi’ autistico che  sei, non serve una performance impegnativa, e’ solo per non ferirti, per stare tranquilli e poi forse, chissa’, se non ti mortifico la prossima volta andra’ meglio?

E pero’ poi ad un certo punto ti si fermato, m’hai fissato negli occhi e m’hai detto ti amo, fuggi con me in Sudamerica. Allora mi son messa a ridere, non gliel’ho fatta, scusa, e quel ramo secco l’ho spezzato. Uh! Dai, andiamo a mangiarci una pizza.

T’ho interrotto sul piu’ bello e hai fatto bene a guardarmi pieno d’odio, ma pure tu, scusa, fuggi mi hai detto. Non si puo’ mica dire dire una roba come fuggi se almeno almeno non vedi che sto sudando per lo spasmo.

Al ristorante ho incontrato Marco. Bello come il sole, il più bello di tutti li’ dentro, ha grazia, ha due occhi gentili e sorridenti e adesso tu che fai? Gli ho domandato. Il regista. Mi son girata ritirandomi da un campo in cui non avrei avuto gara e ho visto te, con quel maglioncino di pail color cacca mentre mangiavi la salsiccetta prima che cadesse dal trancio di pizza.  Inutile combattere e resistere: l’oroscopo ha ragione lui, sempre.

Denti

Febbraio 27, 2008 - 5 Responses

Eri molle e avevi delicate manine di burro. Lo senti, cara, come tremolano i tuoi dentini? Insolenti e appollaiati su fragili radici di burro. Serra stringi tappa. Serra stringi tappa. Capita a volte, sai cara, di nascere storti.

Edizioni Gallivantis presenta il manuale delle belle parole

Febbraio 22, 2008 - 16 Responses

Ieri tutto ti sembrava incantevole nonostante le tue scarpe ancora invernali ma non sei riuscito a dire niente di meglio di che bello? Avresti voluto qualcosa di piu’ largo, qualcosa che facesse pensare a chi ti ascoltava mio dio come e’ intelligente, come lo amo, adesso gli pago la cena? Noi abbiamo quello che fa per te: il manuale delle belle parole.

Ti capita mai di non stare affatto in forma, di avvertire qualcosa tipo un’aria grassa tutt’intorno a te e tu di sentirti un solitario e polveroso cencio? Noi abbiamo quello che fa per te: le belle parole. E’ infatti in quel momento li’  che e’ necessario sfoderare un lessico adeguato, un frasario da battaglia, qualcosa di totalmente incomprensibile cosi’ da non consentire repliche ma allo stesso tempo di incredibilmente bello che lasci stupefatti.

Le belle parole ti servono : cose come “nugolo”, “batticuore”, “sciame” e -ti assicuriamo- sembrera’ che tu stia dicendo cose strepitose ed intelligenti il che, ovviamente, e’ falso ma in questo modo avrai incantato il tuo interlocutore tremulo, avrai spalmato tutto il tuo eloquio addosso a lui e non ti sentirai mai piu’ uno sfigato.

che aspetti? ordina il manuale

Pita vs pasterella

Febbraio 20, 2008 - 10 Responses

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Se il mio capo, alle dieci di mattina, mi dice mangia la pita che ha fatto mia zia con dentro uovo sodo e formaggio io la mangio. La mangio per quella volta che ha comprato la cartaigienica extralarge che non ci stava nel portarotolo di casa sua e allora me l’ha regalata, la mangio perche’ quando ha comprato una cinta nuova, era una cinta trussardi, lui, senza esitare, m’ha detto ecco la porti al suo fidanzato obeso che a me sta larga. Ed era una cinta trussardi.  La mangio perche’ ha rinnovato l’arredamento e mia madre adesso ha un originalissimo copridivano rosso con le greche greche blu, la mangio perche’ mi offre sempre il pranzo quando andiamo a pranzo fuori, la mangio perche’ mi passa gli inviti per le feste al consolato onorario con tutti gli italiani che contano, la mangio perche’ mi ha dato l’onore di rappresentare lo studio legale presso la prestigiosissima istituzione ministeriale tessaloniccese della cultura italiana, la mangio perche’ stamattina, durante un meeting presso la prestigiosissima costola macedone del nostro ministero della cultura, la direttrice di cotale istituzione mi urlava addosso piena di italica gioia ce hanno portato e’ pasterelle, mo’ si! Che noi semo de Roma e dovemo magna’ a pasterella! Questa e’ l’italianita’! Viva l’italianita’! E allora io poi ho pensato che se mangiare la pita uovo sodo e  formaggio mi faceva essere meno italica allora io, ecco, la mangiavo. Per cui si, sono le dieci di mattina, ma io  mangio questa pita. Deliziossa.

Angoli

Febbraio 19, 2008 - 5 Responses

road_robertselwyn.jpgIo - Soffro. Lo vedi come soffro? Mangio solo cereali e se mi capita di sentire Toffee  alla radio scoppio in lacrime.  Non gliela faccio ad alzarmi in piedi, gli uomini son tutti delle bestie. Lei s’e’ trasferita a casa di Giovanni, ieri li ho visti portare dentro uno scendiletto Ikea, quello a forma di cuore. Ormai non ho piu’ speranze, sono andati all’Ikea insieme. Di sabato.

Lei - I ladri gli han svaligiato casa, la prima cosa che fa lo scrive sul twitter.

Giovanni - Una mia amica le ha presentato una collega, lei, la prima cosa che dice e’: ehi, ma voi due ci avete lo stesso colore di capelli.

Sposiamoci

Febbraio 18, 2008 - 7 Responses

non fare il ragazzino - che dice solo madonna - che palle - bisogna che impari a vivere come un adulto - se vuoi che ci sposiamo - non pensare di potermi abbindolare coi tuoi occhioni - le frasi d’amore - l’amore e’ concreto - l’amore e’ un fatto - per cui - non dire i piatti li lavo io - sono le dieci di sera e ancora stanno li - tutti sporchi - si sente l’odore del soffritto in tutta casa - che schifo - non voglio vivere cosi’ - devi cambiare - se vuoi che ci sposiamo - e io invece - io che ho pulito tutto - spazzato - passato lo straccio - io che sono? son la scema del villaggio? - che palle - che palle lo dico io - bestia - bisogna che impari a vivere come un adulto - se vuoi che ci sposiamo - smettila allora con la playstation - e’ tutto il giorno che fai il coglione con il pallone - spegni - vieni ad aiutarmi coi piatti - non fare quella faccia - e’ inutile - madonna che palle - e’ chiaro che poi mi viene il muso - cosa  ho io da sorridere scusa?- dovevi lavare i piatti- ecco cosa dovevi fare- che palle - madonna che palle - e almeno stasera ricordati - quando andiamo a letto - ricordati la posizione - non facciamo che poi - nel mezzo della notte - assonnata - mi devo svegliare - per ricordarti la posizione concordata - tu a sinistra supino -  con la gamba destra leggermente sollevata - verso di me - di modo che - almeno di notte - di notte almeno - riesci a fare qualcosa di buono - spegni la luce - vieni a letto - dai -domani e’ lunedi’ - mi sveglio presto.

Un mortorio

Febbraio 15, 2008 - 5 Responses

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Mi annoio, io mi annoio seduta appollaiata sopra di te, ci siam bevuti tutto il locale e aspetto che mi scenda la botta ma per il momento son sobria e ti vedo, mi annoio. Ti metto il preservativo colorato? Ti va un aperitivo? Aperi ti vi amo ti vi amo, capito? Mi guardi come se non ci fosse connessione tra di noi. Il tuo pisello luminoso s’erge come colle solitario e fosforisce nella notte. Capito? Speriamo che arrivi qualcosa qualcuno una ronda de marraficas, marra ficas, capito? Oh, ma che e’ questo mortorio? Tutto io devo fare?  Ehi, stai attento sai, che questa e’ una maglietta griffata. Ecco, ora, viene, mi sale, son sbronza son sbronza, che bello en final. Lo sai vero che questo mondo e’ malato?  Ti vedo sai, non credere sai, mi scruti  e smantelli il nostro amore splendido. Scusa sai se ti lascio qui solo nella notte ma ho stimoli insopportabili alla pisciata e, animo, che  il tuo pisello catarifrangente mette abbastanza allegria. Ci vediamo allora, fatti sentire.

Edizioni Γαλλιβαντης

Febbraio 13, 2008 - 17 Responses

Quello che vi presentiamo oggi, signori, e’ un collaudato metodo di apprendimento del greco basato sulla tecnica dell’associazione.

Prima di iniziare occorre ricordare alcune regole base della balcanica sintassi.

  1.  l’aggettivo va posto prima del sostantivo. Esempio: ti va bianco vino? Come avrete notato non esiste l’articolo partitivo, il vino va tassativamente bevuto per intero.
  2.  l’uso pletorico dell’articolo determinativo (esempio: vado alla Roma, Vado alla Parigi con la Maria e con il Paolo, La Parigi e’ romantica citta’)  trova compensazione nell’indifferenza verso l’articolo indeterminativo (esempio: vuoi caramella? mi presti matita?).

Detto questo, vi presentiamo un esempio del procedimento da noi elaborato.

continua