
non si fa più la spesa da pasqua. il nuovo trip da signora per le piantine m’assorbe troppo -anche se ammetto che a volte le lascerei morire di sete quelle sanguisughe, non sono tipa da impegni quotidiani ma resisto diamine: devo dimostrargli che 1. ha torto 2. quelle dannate piantine m’interessano davvero 3. sono capace di lasciarle in vita, diciamo, per altri tre mesi.
così passo le mie giornate a riempire secchi d’acqua, non posso anche mica occuparmi delle provviste. ogni tanto ci si indigna l’uno con l’altra
“qualcuno dovrà pur alzare il culo prima o poi”
rinfacciandosi le reciproche inderogabili priorità
“io lavoro”
“io anche”
“io fino a tardi”
“io annaffio”
sfidata, tuttavia, in punto d’onore e con bieca psicologia a contrario
“tanto, vedrai, se non tocca a me andarci”
“vedremo”
mi prendo così la briga di scollare dal terrazzino; affronto i trentaepassa gradi, l’aggressività dei greci alla guida, esco infine indenne dall’anarchica inversione di precedenza che si consuma nelle rotonde greche: ho vinto io.
scarico il bustame e m’allontano dall’arrogante contestatore: “che razza di spesa è questa? quanto hai speso? ma sono solo alcolici e limoni. che razza di spesa è questa?”.
parla pure scemo: ho vinto io.
Una spesa degna. Grande vittoria
degnissima, lo penso anch’io.
poteva evitare i limoni, forse
quelli mi servivano per le birre
a volte meglio ubriacarsi
saggio lei
si può avere una birra?
guardi faccio anche dei mojito eccezionali, pensi un po’ con la menta del mio terrazzino da signora
sa fare spesa e mojito. sarebbe da sposare.
prima vorrei vedere una sua foto però